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Arrow: Recensione dell’episodio 3.11 – Midnight City

Giorni, o meglio, notti di terrore a Starling City: con Oliver Queen defilatosi in terre lontane e il crimine sempre in allerta, nessuno è in grado di tenere unita questa città che vuole continuamente cadere a pezzi.

Stella nascentebrick della criminalità è Danny Brickwell: abile stratega e assassino spietato, non si fa scrupoli ad entrare nel cuore della città, il municipio, e seminare panico lasciando dietro di sé una scia di sangue, per poi presentarsi tranquillamente al cospetto delle più alte autorità di Starling City, sicuro del fatto di avere tutti in pugno. E’ forse l’unico personaggio che al momento riesce a catturare l’attenzione degli spettatori in un telefilm che non sta riuscendo a intrattenere senza il suo protagonista assoluto. Eppure aspiranti super eroi non mancano: Roy Harper cerca in tutti i modi di emulare il suo maestro, ma è ancora acerbo e immaturo: sia quando c’è bisogno di lui nelle strade sia quando prova a intavolare discorsi da pseudo leader, si nota che è stato strappato troppo presto dalle cure del suo mentore. Quella che poi doveva essere la notizia della giornata, ovvero la nascita della seconda Black Canary, si rivela un nulla di fatto: Laurel non è né pronta né addestrata per combattere il crimine nelle fredde strade notturne. Anche se la voglia e il coraggio non le mancano, capisce a sue spese che ereditare la maschera e il titolo di Black Canary non equivale ad essere imbattibile. Per non parlare del suo assurdo voler tenere in vita a tutti i costi Sarah nella mente del padre: sono piccoli punti come questo che fanno cadere la trama nel banale; niente a cui eravamo abituati nelle stagioni precedenti.

I minuti passano così, dissolti tra le innumerevoli trame portate avanti con fatica. Una città intera tramutata in campo di battaglia per un quartiere da conquistare, quello dei Glades; un Merlyn e una Thea che non fanno altro che parlare a vuoto. Oliver, novello Lazzaro, che ricomincia a muovere i primi incerti passi salvato da Maseo, il quale nonroy_canaryostante abbia tradito Ra’s al Ghul continua a tramare in favore della Lega degli Assassini. Almeno si è capito finalmente dove volesse andare a parare il flashback di Hong Kong: la costruzione del rapporto umano tra il futuro arciere verde e l’umile sottoposto Maseo; l’uomo che un giorno avrebbe ripagato il debito nei confronti della persona che ha salvato sua moglie. Quanto allora era necessario portare avanti questo filone fino al punto di mostrarci, con scene anche abbastanza casuali, il salvataggio? Certo, adesso dobbiamo capire perché Maseo è ora diventato Sarab e cosa è successo tra lui e sua moglie (forse riguarda il figlioletto, non presente nella capanna) ma il punto è che questo filone convince sempre meno e può anche essere tagliato senza problemi: più lo si porta avanti più il concetto dei “5 anni infernali passati sull’isola” perde la poca credibilità che già aveva.

L’unica sotto trama che personalmente mi sta intrigando è quella relativa alla genesi di Atom: Ray Palmer in questo episodio esce dal suo polveroso ufficio, dove stava ammuffendo da un po’ troppo tempo, e si rende conto di poter essere un uomo importante per questa città innanzitutto come imprenditore e poi come super eroe. Riguadagna l’appoggio di una spaesata Felicity: entrambi, dopo essere sopravvissuti a malapena all’attacco terroristico di Brick e scagnozzi, simultaneamenpalmer e felicitezzate comprendono come ci sia ancora bisogno di proteggere quelli che sono rimasti. Anche dal punto di vista recitativo i due funzionano come coppia, sarà interessante scoprire dove li porteranno gli eventi. Questa di Atom è una genesi che fatica ad avviarsi, ma curata passo dopo passo dagli sceneggiatori per tentare di creare un po’ di tensione prima della sua comparsa in costume.

Ma nel frattempo, Starling City ha assolutamente bisogno del suo vigilante per eccellenza così come Arrow ha bisogno del suo protagonista principale. Tutti gli eventi sembrano essere incanalati verso il ritorno di Oliver che sarà in grado di mettere a posto le cose, ma sembra tutto troppo costruito a forza: si avverte la mancanza di una reale tensione emotiva che fa vibrare lo spettatore, incapace ora persino di attendere grandi colpi di scena.

Post scriptum: a quanto pare anche il subconscio di Oliver è attivo sostenitore Olicity, solo lui proprio non si convince.

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