fbpx
Arrow

Arrow: Recensione dell’Episodio 3.09 – The Climb

Tra lo spazio ed il tempo così come noi li conosciamo, si innestano queste 48 ore di sudore puro da midseason di Arrow. Un countdown che si perde tra il solo accennato -ma pieno di presagi- futuro sulle montagne innevate di Nanda Parbat, il troppo presente di Oliver ed il troppo passato che di passato, in realtà, ha davvero poco. 110790Sì, c’è una tematica molto cara agli sceneggiatori, l’osso sul quale proprio non riescono a mollare la presa, ed è l’ossessiva riapparizione del fantasma di ciò che è accaduto. Laddove il passato in quanto tale presagisce una dirittura d’arrivo, in Arrow è la costante che assilla le notti di Oliver. E qui, in questo episodio, in cui si respira aria pregna di letali presentimenti sin dal primo minuto, è incarnato da un lato da Ras’hal Gul, un uomo brutale e spietato ma che, nella sua spietatezza, si aggrappa ad una propria linea di continuità morale secondo la quale non può assolutamente essere lasciata impunita la morte di Sarah; dall’altro da Maseo, l’uomo che aveva dato ad Oliver un tetto sotto cui poter vivere durante la prigionia forzata sotto il comando della Waller dopo i primi due anni sull’isola e che ora è “Sarab”, un iniziato della Lega.

Quasi come se volessero prendersi gioco di noi, gli sceneggiatori ci presentano due figure completamente agli antipodi, Ras’hal Gul ed Oliver Queen che, in realtà, hanno in comune ben più di quanto possiamo aspettarci. Innanzitutto si fanno carico entrambi di una serie innumerevoli di morti; ma mentre Ras’hal Gul nel suo sentito ma, al tempo stesso, fortemente distaccato discorso finale prima del duello ordalico proclama paradossalmente che le morti da lui causate sono il mezzo più efficace per sostituire il male, dall’altra parte, nel team dei buoni, quello vero, Freccia Verde deve il suo stato di assassino ad una serie di inviluppi della sua vita che non gli consentono più di fare dietrofront. Ritorna l’incapacità di poter gestire la propria vita, di essere vittima di un ordine superiore che muove le pedine senza che ad esse sia concesso muoversi da sé. arrow-3x09-300x199Come Maseo che, dopo la morte della moglie, si abbandona all’indolenza della Lega degli Assassini e si chiude in un torpore di trapasso. “Maseo è morto”, dice ad Oliver. Ora esiste solo una sanguinaria macchina. Ma di ciò ne è la prova più concreta Malcom Merlyn. Con una brutalità elegante, lucida e calcolata, svela finalmente ad Oliver il reale motivo dell’interesse verso Thea: non un affetto paterno ed un tentativo di riavvicinare la figlia perduta, no. Corto Maltese era il preludio del dipanarsi di un piano che prevedeva l’uccisione di Sarah da parte di Thea, ovviamente completamente all’oscuro di ciò che ha commesso perché sotto l’effetto di una pianta allucinogena. Dopo aver mosso i giusti fili, Malcom si rende conto che Thea è il miglior incentivo per far smuovere le cose e farle girare a suo favore. Visto che Ras’hal Gul ha indetto un ultimatum di 48 ore affinché gli venga consegnato il colpevole dell’assassinio di Sarah, Malcom sa già cosa Oliver farà: si consegnerà al posto di Thea. Ma l’obiettivo di Malcom non è assolutamente quello di fare fuori per sempre l’Arciere: no, egli aspira, in realtà, alla morte di Ras’hal Gul, in modo tale che tutti i suoi debiti nei confronti della Lega possano essere saldati.

Il protagonista e l’antagonista vengono così paradossalmente risospinti di nuovo sulla stessa frequenza d’onda: non è Freccia Verde che si presenta da Ras’hal Gul, ma è, semplicemente, Oliver, il fratello maggiore che decide di sacrificarsi volontariamente per salvare la vita dell’unico parente rimastogli oramai in vita, Thea; ma, a dirla tutta, anche Ras’hal Gul agisce secondo un principio molto simile: Ta-er al Sahfer, Black Canary, non è nient’altro che un membro della grande famiglia della Lega degli Assassini. E’ come una figlia acquisita per Ras’hal Gul e, per quanto da quest’altro lato ci possa sembrare come una congrega di svitati terroristi, dal di dentro tutto ha più senso, in special modo il legame che li accomuna e li lega gli uni agli altri. In più, ad enfatizzare la questione, c’è il breve lasso di tempo che gli sceneggiatori lasciano al caso della famiglia Lance. Resisi forse conto che il tenere la famiglia all’oscuro della morte di Sarah stava iniziando a suonare quasi ridicolo, prendono e lanciano a casaccio la madre di Laurel che, con un solo sguardo riesce a capire dalla figlia, senza che nemmeno parli, che Sarah in realtà non è andata sulle Ande, è semplicemente andata (e questa volta per sempre). Il tenente Lance che si crede furbacchiotto perché conosce la seconda identità di Sarah, ed invece bastano cinque minuti di istinto materno per farlo vergognare del distintivo che porta sulla giacca.

arrow-3x09-2-300x199Ma, chiuso e spedito il pacchetto del semi-trash nel quale Arrow spesso è caduto, arriva l’immancabile scena dei saluti per Oliver. Speedy, Roy, Diggle. Felicity. Ed il cavaliere che parte confessa il suo amore alla sua amata prima di andare via, anche se in realtà ora lei è per metà di un altro, un futuro eroe pure lui. Insomma, la scena per antonomasia del “ti amo” non poteva mancare, il triangolo amoroso neanche, eppure sembra tutto così eccessivamente forzato. Come, forzato, sarebbe stato piazzare la scontata morte di Ras’hal Gul dopo il combattimento con Oliver. Ma, per quanto Oliver sia superiore alla media, per quanto i cinque anni che ha passato bazzicando tra l’isola, Hong Kong e chissà quale altro posto lo abbiano reso forte, la forza di cui dispone non riesce ad equiparare quella di Ras’hal Gul, impassibile, sicuro di sé, distaccato, gelido nell’animo, negli occhi, nell’espressione. E quindi forzatamente anche qui ci piazzano la morte del protagonista. Due colpi di lama, una preghiera in una lingua sconosciuta ed una luce giallastra che sembra chiamarsi Oliver: ci mancava solo un bellissimo “Amen” finale.

Sì, sono un po’ restia alle morte dei protagonisti: lungi da creare suspance, questo cliffhanger da midseason, in verità, mi disturba. Nonostante le due ferite da lama e la caduta dalla montagna da nonsoquantemila miglia, sappiamo bene che il protagonista NON può morire. Sappiamo già che ce lo ritroveremo a gennaio vivo. Con una gamba in meno, con soli 7 capelli o 6 dita dei piedi, ma vivo.

Si tratta solo di aspettare solo gennaio per capire cosa nel frattempo si saranno inventati. A gennaio, dunque!

Comments
To Top