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Arrow: Recensione dell’episodio 3.06 – Guilty

Arrow non ha mai peccato di ‘eccesso’ e lo dico come un complimento: non ha mai messo troppa carne sul fuoco, portando a compimento un ciclo narrativo prima di introdurne un altro e gestendo, di conseguenza, in maniera lodevole trama e personaggi. Quest’episodio finge di perdere quella strada che Arrow aveva trovato, di logica e coerenza, mettendo nel piatto non una ma più ingredienti, senza preoccuparsi in apparenza se quest’ultimi stiano bene insieme o meno. Dico in apparenza perché alla fine tutto trova una risposta, tutti i pezzi del puzzle hanno una propria collocazione e la risoluzione appare… forse un po’ troppo semplicistica ma conclusiva, non di meno, regalando allo spettatore la soddisfazione di ‘aver capito tutto’.

arrow_306_2Mentre Laurel continua la sua personale vendetta intrapresa contro il misterioso assassino della sorella, tirando pugni all’aria manco fosse Rocky Balboa, un nuovo e oscuro vendicatore inizia ad uccidere spacciatori di Starling, cercando di incolpare proprio l’allenatore di Laurel – che, ho questo presentimento, verrà friend-zonato al più presto. Oliver e il team Arrow si mettono sulle tracce del suddetto individuo, benché inizialmente pensassero di inseguire tutt’altro obbiettivo (perché si sa che Oliver, quando vede una cosa che non va come dice lui, mette il cappuccio, impugna l’arco ed inizia a intimidire chiunque sia con la sua voce grossa). Peccato che stavolta non si tratti delle sue manie di vendetta quanto piuttosto di Roy che risulta l’indiscusso protagonista dell’episodio e che guida, anche se indirettamente, la trama di quest’ultimo. In una maniera che definirei coraggiosa e alquanto affrettata, il giovane vestito di pelle rossa (perché poi?!) decide che i propri sogni altro non sono che ricordi e che dunque sia logico che lui sia l’assassino di Sara. Come se non bastasse lo confessa al Team Arrow e al loro +1, Laurel, ignorando il fatto che ha davanti il futuro Rocky, un tizio che uccide per lavoro e papà-orso. Onestamente mi arrow_306_4aspettavo molto di più di questa confessione frettolosa e intrisa di senso di colpa. Piuttosto che rassegnarmi all’idea di aver ucciso una persona a me cara preferirei indagare, escludere ogni possibile indizio prima di autoeleggermi ‘carnefice del mese’ e buttarsi sulla pira della vergogna. Roy, forse nell’impeto del momento e nello smarrimento dettato da questa convinzione, non fa nulla di tutto questo, affidandosi alla razionalità di Oliver e degli altri. La supplica che pronuncia subito dopo aver fatto arrestare il cattivo della settimana, quel ‘non abbandonarmi’ racchiude in se tutta la tristezza e profondo rammarico che hanno perseguitato Roy per settimane ormai ed è un grido catartico, una disperata richiesta d’aiuto che Oliver accoglie.

Se quindi ci soddisfa la scelta dell’arciere, quella di andare contro il consiglio di Diggle e restare al fianco di Roy, meno convincenti sono l’ipnosi e la risoluzione semplicistica di un ricordo sovrapposto durante l’attacco di Starling City, in cui Roy avrebbe ucciso un poliziotto sotto lo sguardo di Sara. Una risoluzione che tuttavia non ci da nessuna risoluzione, a quanto sembrerebbe. Roy può tornare a dormire senza l’aiuto della camomilla, d’accordo, ma qualcuno deve averle piantate quelle frecce nel corpo di Sara, non è così? Chi può essere arrow_306_5stato – soprattutto alla luce del fatto che Felicity stessa ha confermato l’anomalia nelle ferite e nella traiettoria delle frecce. Che sia tutto un twist che ci riporterà nuovamente a Roy? Ah io non ne ho davvero idea.

Quello che so e di cui quest’episodio mi ha convinto è che bisognerebbe mettere al centro dell’attenzione più spesso il rapporto Oliver-Roy (non che mi lamenti di Oliver e Felicity, no no). La banalità se non l’assurdità dell’intera faccenda che ha coinvolto prima Ted e poi il rapporto Ted e Isaac (perché non importa quanti vigilanti possano difendere Starling City, la gente si ricorderà sempre e solo di Arrow!) è stata significativa soltanto nella traslazione della storia dei due sulla storia di Oliver e Roy. Il modo in cui sono finite le cose tra di loro ha provato ad Oliver che l’errore non era stato in Isaac quanto in Ted, che aveva scelto di smettere di credere nel suo aiutante e quindi abbandonarlo. Più che giustificata quindi la scelta di non abbandonare Roy e restare al suo fianco, nel momento di maggiore bisogno.

arrow_306_3Prosegue naturalmente la storyline ad Hong-Kong, anche se è per certi versi fine a se stessa e quasi inutile ai fini di farci scoprire qualcosa in più del passato di Oliver. Sì, ha imparato un trucchetto con la fiamma; sì, gli è stato utile per risvegliare i ricordi di Roy, ma poi? Basta. Una foto ed un nome è tutto quello che i flashback ci mostrano per davvero e, per farlo, avrebbero potuto usare molti meno minuti, sottratti alla preziosa sequenza di eventi a Starling City.

Nel complesso l’episodio non è stato brutto ed ha affrontato un nuovo collegamento emotivo che lo show aveva solo esplorato in superficie, fino ad ora. Le domande che ci eravamo posti all’inizio della serie continuano a restare senza risposta mentre l’ingannevole risoluzione che voleva Roy come assassino sfuma, lasciandolo semplicemente nei panni dell’arciere rosso – colpevole di omicidio ma non di quello della bionda Lance. Laurel non la commento perché potrei diventare volgare. L’assenza di Speedy? Non si fa nemmeno notare, il che la dice lunga! Restate aggiornati e non dimenticate che si accettano scommesse per il toto-assassino: chi avrà ucciso Sara Lance? Lo scopriremo solo vivendo…

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