fbpx
Arrow

Arrow: Recensione dell’episodio 2.22 – Streets of Fire

Arrow ci porta ad un passo dal finale di stagione continuando ed accelerando sul lato action della trama ma continuando anche a regalarci scene cariche di pathos e colpi di scena, oltre a qualche sana sciocchezzuola vecchio stile.

Negli scorsi episodi si erano alternati momenti più calmi e ragionati a grossi turn narrativi; qui, ormai, siamo nella cavalcata finale invece, c’è spazio solo per la grande battaglia di Starling City e diamo il via alle danze con un episodio corale nel quale vengono tirati tutti i fili e quasi tutti i personaggi apparsi nel corso della stagione, sempre che non ci avessero prematuramente lasciato, trovano il proprio spazio. arrow 222dLa coralità è gestita molto bene, proprio anche grazie alla concitazione della trama che ci sballotta volutamente a destra e a manca, saltando da un punto di vista all’altro, rendendo vivido quello che è il dramma, la grande battaglia, la velocità e il senso di urgenza, a cui ARGUS mette giusto il sale ad insaporirlo, coi droni in arrivo nella più classica alba di fine battaglia (mai che i droni possano arrivare, chessò,  alle 3 e mezza, giusto per l’alba, a rendere tutto più scenico).

In un incotro di wrestling, vero antesignano delle sceneggiature telefilmiche, saremmo nel momento in cui il lottatore buono continua a prendere pugni in faccia, è messo alle strette, ma inizia a stancarsi di prenderle, è ora di reagire, di ritornare al lottatore cattivo che si sta bullando con il pubblico di quanto sia figo, quella giusta dose di botte, con i sani interessi. E Oliver, ora, è alle strette, tutta Starling City, anche se non lo sa, sta contando i minuti che la separano dalla fine; è arrivata l’ora di agire, di testare il siero sul povero Roy che in questa seconda parte di stagione ha fatto più la cavia che altro, è l’ora della cavalleria. arrow 222eParlando di cavalleria, ecco il ritorno di Sara (ovunque si fosse ficcata) che sicuramente entrerà nei giochi del finale, ma che per il momento ci regala il momento introspettivo più insignificante dell’intero telefilm (oltre al solito riconoscimento di un personaggio che ti ha visto altre volte, ma improvvisamente, folgorato sulla via di Damasco, ti riconosce al volo nonostante l’impenetrabile mascherina+parrucca), con dubbi atroci sulla propria bontà, salvataggio di bambina da incendio, poliziotta che la definisce eroe senza sapere di esserci accanto e occhio luccicante della sorella ritrovata. Laurel, per l’appunto, è ritrovata, non nel senso che ce la fossimo persa, ma, come diceva Lalla nella scorsa recensione, sembra aver sempre più un personaggio che non sia unicamente fastidioso… certo, non che sia improvvisamente splendido, ma almeno si può guardare.

arrow 222aNella cavalleria che non t’aspetti invece dobbiamo inserire il ritorno di Malcom Merlyn, accorso a salvare sua figlia Thea, che giustamente non gli corre tra le braccia, mentre Willa Holland regala al suo povero bistrattato personaggio un interpretazione abbastanza intensa e il povero papà Merlyn si becca, come ogni finale di stagione, dei colpi, questo giro d’arma da fuoco, prevedibilmente fatali… anche se non è mai detta l’ultima parola con l’arciere nero.

I cattivi gongolano, spezzano e bruciano, abbattono tutto e guardano soddisfatti dall’alto, lasciandosi una scia di morte alle spalle sinceramente importante, mentre Sebastian Blood, in un disperato gesto di coraggio (o di codardia?) riesce a ri-rubare la cura per il Mirakuru e consegnarla ad Arrow, giusto prima di lasciarci prevedibilmente le penne. arrow 222cIl campo dei cattivi si assottiglia, così come si era assottigliato quello dei buoni, gli schieramenti in campo si compattano sempre di più, tanto che anche la polizia di Starling City, guidata nel frangente dal neo-detective Lance, si schiera alle spalle di Oliver. Ma nuovi botti e colpi di scena si preannunciano per il finale che, se questo era l’antipasto, crediamo che sarà adrenalinico e gustoso al punto giusto.

L’unica cosa che lascia un po’ perplessi è la parte riguardante i flashback sull’isola. Certo, ci interessa sapere cosa sia successo veramente lì, come si sia risolta la prima volta la storia tra Oliver e Slade, ma, forse, questa storyline sarebbe stata da chiudere prima del finale di stagione, visto che sappiamo benissimo che tutti i protagonisti ne usciranno vivi (o finti morti) e, quindi, la totale mancanza di pathos stride fortemente con un finale dove ogni (quasi ogni, insomma, alla fine i buoni devono vincere) opzione resta aperta.

Il solito plauso, nota a margine, va dedicata a Felicity, personaggio fondamentale, dolce ma deciso, che regala quei momenti di ship impossibile tanto cari al fanbase, ma che regala anche, grazie a Emily Bett Rickards, un personaggio che se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

Comments
To Top