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Arrow: Recensione dell’Episodio 2.21 – City of blood

Dopo secoli e secoli torno finalmente a recensire I pettorali! WOW! Hanno fatto così tanta strada… chi si ricorda i primi tempi delle trame ridicole e dei dialoghi semplicemente imbarazzanti? Io me li ricordo con un certo affetto e ora guardo con grande orgoglio il bestione che è diventato questo Arrow. Qualche piccola ricaduta qua e là ci tocca sempre, ma sono momenti di pura e dolce nostalgia.

Slade l’orbo è in città da un po’ e, dopo tante chiacchiere e scherzi da prete, nello scorso episodio ha deciso di darci un taglio e di fare sul serio. Stufo di andare in giro a spifferare i fattacci di Oliver a destra e manca (che tanto ormai li sanno pure le pietre) gli ha rapito mamma e sorella e ha provato a replicare la scena che tanti anni prima aveva portato alla morte Shado. Che ve lo dico a fare? Il modo in cui si è concluso lo scorso episodio è stato davvero un colpo al cuore inaspettato. Felicity ha riassunto alla perfezione i nostri pensieri su Moira durante il funerale. Moira era una tosta rompi palle, ma ci piaceva così. E, a parte la sua assurda campagna elettorale, Susanna Thompson aveva sempre aggiunto qualcosa di buono alla serie. Ma Moira ci saluta con un gesto coraggiosissimo Arrow_221-04e sacrificando la sua vita, anche se il risultato non è così immediato, salva anche quella di suo figlio. Cosa sarebbe successo se Oliver fosse stato costretto a compiere di nuovo quella scelta? Difficilmente sarebbe sopravvissuto alle conseguenze.

Questo nuovo episodio tira un filo le redini, rispetto al precedente, dovendo fare i conti con il grave lutto e dovendo prendere fiato prima della cavalcata finale. Nonostante tutto il loro correre di qua e di là, i nostri non sono riusciti a combinare nulla di buono e neppure ad indebolire lontanamente la forza di Slade. Sara ha lasciato la città (con una scusa patetica), Roy sta steso su un lettino imbottito di veleno e i mirakurati sono ormai un vero e proprio esercito. Per aggiungere ulteriore danno Blood è il nuovo sindaco e Isabel (Summer Glau ha finalmente recuperato il ruolo di terminator che tanto le si addice) non è neppure morta e ora se ne va in giro pure lei con un costumino in pelle cattivissimo. Peggio di così!
Unica nota positiva? Il team Arrow originario è di nuovo solo contro il mondo, ed è proprio così che ci piace!

L’episodio si apre sul funerale di Moira ma una sedia è vuota ed è proprio quella di Oliver.
Non farcelo vedere per metà dell’episodio è un’ottima mossa e la sua assenza ha più peso di quanto ne avrebbe la sua presenza. L’unico problema è che l’unica rimasta in giro a gestire le questioni importanti è proprio Thea. Anche lei di strada ne ha fatta tanta ma ancora una volta il suo compito è quello di essere affranta a causa di avvenimenti di cui è totalmente ignara. Girerebbero pure a me a dire la verità.

Sta a Felicity e Diggle, come era successo proprio all’inizio di questa stagione, rintracciare il loroArrow_221-03 capo per tirarlo per i capelli e riportarlo in pista. Ma questa volta l’impresa si rivela molto più complicata quando lo ritrovano in un umido scantinato (nuova Arrow caverna proletaria?) privo di ogni volontà di andare avanti. Ora che è pure zoppo, forse si è un po’ stufato di prendere mazzate, tanto che una vacanza eterna da questo mondo gli sembra quasi allettante. In una delle più belle scene dell’episodio, a nulla servono gli occhioni seirluccicosi di Felicity, che ci regala anche una sbirciatina nel suo passato, e la faccetta triste di Diggle. Stephen Amell fa un ottimo lavoro nel ritrarre il profondo dolore di Oliver. Il contrasto tra la quieta pacatezza di queste scene e l’energia nervosa che lo ha contraddistinto in passato è forte e funziona benissimo. Chiamatemi sciocca sentimentale, ma nel suo addio a Thea mi sono proprio commossa come non avevo fatto neanche per Tommy.

La seconda parte dell’episodio è dedicata al piano più inutile della storia che serve solo a dare nuova spinta ai nostri e a fargli fare la figura dei polli allo spiedo. E che debba essere proprio Laurel a salvare capra e cavoli è davvero dura da digerire. Va bene, lo devo dire, in questo episodio è stata decente. Katy Cassidy ha pure messo su un po’ di sana ciccia per l’occasione e parla in modo ragionevole per tutto l’episodio, senza cadere in scenate isteriche. C’è ancora speranza per il suo personaggio? Può essere salvato in extremis? A me basta che non le facciano fare la supereroina, poi per il resto si arrangino.

Sono i flashback sull’isola a regalarci quelle boiate nostalgiche di cui vi parlavo ad inizio recensione. Prima di tutto compare Peter, la cui semplice ed inspiegabile presenza lo identifica immediatamente come carne da cannone. E mai espressione è suonata più calzante. Ma non è questa l’asArrow_221-02surdità più deliziosa. Il meglio del meglio sono i missili telecomandati, roba che neanche oggi ne abbiamo con una mira così chirurgica. Peter re delle inversioni a U.

L’episodio si conclude nel caos più completo. Non solo l’esercito di mini-Slade è salvo ma è sparpagliato in ogni angolo della città pronto a prendersela con nonne e bambini. Ci siamo giocati Starling City? Mi resta la grossa curiosità di capire come gli sceneggiatori chiuderanno questa serie gettando le fondamenta per quella nuova. Daje di botte a da orbi che questa volta i cattivi sono davvero cattivi.

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