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Arrow: Recensione dell’Episodio 2.19 – The Man under the Hood

Fiù! Non so voi ma io ho proprio bisogno di riprendere fiato dopo questo episodio… e che episodio, ragazzi! Era da un po’ che mancava quella puntata di svolta, che riuscisse a coinvolgere i diversi livelli di pathos e ad elevarli ad un grado ulteriore. Stavolta non si affronta soltanto l’aspetto emotivo, quello che coinvolge le relazioni tra i diversi personaggi, non c’è solo  azione e una missione da compiere e perseguire, non ci si focalizza su un solo  problema ma si uniscono questi elementi e si affrontano storie parallele tra di loro, che si intrecciano e si supportano a vicenda, senza lasciare che nessuna di esse (come purtroppo spesso, troppo spesso accade nelle serie) venga percepita come secondaria o di sfondo. Neppure l’isola, che si pensava non potesse migliorare, dopo l’epica battaglia sulla nave, manca di sorprendere, rivelando l’ennesimo aspetto di Oliver che non si può fare a meno di apprezzare. E arrow_219_5qualcuno, lasciatemelo dire, deve proprio farlo, dal momento che la posizione del giustiziere di Starling non è tra le migliori, in questo momento.

Dopo aver perso la sua compagnia a favore della Rochev e Slade, una sorella a favore del segreto di due uomini defunti, sembra che nulla resti al vigilante se non la speranza di riportare la pace nella sua città e nella sua vita: ambedue le cose possibili solamente con l’eliminazione di Slade. E’ impossibile credere che, un tempo, i due fossero grandi amici o che, proprio come lo stesso Slade ci ricorda, sia stato proprio lui ad allenare Oliver, ad insegnargli (quasi) tutto quello che sa. Ma quel tempo è ormai passato e, ancora una volta, Wilson prova al giovane Queen che nessuno di quelli a lui cari è al sicuro. Introdursi nel covo del Team Arrow, spazzando come se fossero piume prima Diggle e poi Sarah, è solo l’inizio. Il suo piano prevede infatti la creazione, mediante gli uomini liberati dalla prigione qualche settimana prima, di un esercito che abbia le sue stesse qualità; abilità donategli dal Mirakuru, farmaco che ora sappiamo avere una miracolosa cura che Oliver si è rifiutato di somministrare a Slade, qualche annetto fa.

Per creare il suo esercito, Slade, usa l’ennesimo punto debole di Oliver: Roy. E’ curioso, se ci pensate, quanto la rovina delle persone a noi care dipenda, anche se noi stessi ne siamo inconsapevoli, proprio da noi. Se Oliver non avesse allontanato Roy per paura arrow_219_4di ciò che lui avrebbe potuto fare a sua sorella, Slade non l’avrebbe usato come banca del sangue per i suoi soldatini, mettendo la sua vita in pericolo. E’ probabilmente lo stesso pensiero che attraversa la mente del vigilante quando salva il giovane: il suo desiderio di difendere i propri cari ne ha messo a rischio altri e, mentre pensava di agire nel giusto ha, in realtà, commesso un errore madornale.

Lo stesso che lo porta sempre più lontano dalla sorella. Non mi soffermerò sulle infantili pretese di Thea (quanti anni ha la ragazzina, dodici?) se non per ricordare che maggiore è la distanza che insiste a mettere tra sé stessa ed Oliver, maggiore sarà il pericolo, per lei ma principalmente per suo fratello. Benché quest’ultimo si sia apparentemente riavvicinato alla madre, nulla toglie la giovane Queen-Merlyn dal pericolo rappresentato da Slade.

La storia che tende ad essere ‘fuori posto’, nonostante l’intenzione fosse di renderla un momento importante di questo episodio, è quella che coinvolge i due amici nerd di Barry. Malgrado la scelta di non far apparire l’eroe in questa puntata, in modo da usarla come un backdoor pilot per la nuova serie incentrata su di lui, il ‘rosso’ si sente tantissimo, benché le abilità recitative di Danielle Panabaker mi facciano cascare le braccia ogni qualvolta la veda. E’ evidente, infatti, come l’intera relazione tra Felicity e i due ragazzi serva ad introdurre il mondo di arrow_219_3Barry – qui ancora in coma, ora con una misteriosa spasimante – ma manchi del pepe necessario per interessare adeguatamente lo spettatore. I due personaggi sono deboli, sia nelle apparizioni che nei ruoli, e se l’intento era di appassionare, mi spiace dirlo, non ci si è riusciti.

Stupisce poi la presa di coscienza da parte di Laurel, benché sia un personaggio da cui aspettarsi poco o niente, come credo tutti abbiamo capito. Dopo aver appreso da Slade che Oliver potrebbe essere Arrow, inizialmente decide di partire in quarta e confessargli di sapere tutto ma poi ci ripensa. Il padre picchiato in prigione, le cicatrici sulla schiena della sorella la portano a riflettere (guarda un po’, ne è capace, dopotutto!) sulle conseguenze che la sua rivelazione avrebbe. Confessare ad Oliver di conoscere il suo segreto non renderebbe la vita più facile a nessuno, semmai l’esatto opposto, ed è dunque più logico e razionale lasciarlo essere ciò che è sempre stato. L’abbraccio tra i due, a fine puntata, mi ha quasi fatto sorridere per l’intensità e la dolcezza che si celavano dietro a quel gesto. Quasi: è sempre di Laurel che siamo parlando.

arrow_219_2In un primo momento, inoltre, l’episodio sembra farci dire addio a Isabel Rochev, poco dopo aver scoperto che in realtà era molto vicina a diventare la matrigna di Oliver, prima che suo padre passasse a miglior vita. Ma l’uso del Mirakuru nel finale di puntata, sembra volerci proprio dire che non è il momento di salutare Summer Glau. Speriamo, non capirei questo accanimento nell’uccidere i personaggi non appena diventano interessanti: non siamo mica a Vampire Diaries, la CW dovrebbe seriamente darsi una calmata con le morti premature. Scopriremo la verità nel prossimo episodio, d’altronde, siamo nel mondo dei supereroi e qui tutto può succedere. Anche che gente in coma si trovi la fidanzata.

Ci avviamo ad un finale che non promette bene ma benissimo, con la sola paura di scoprire chi sarà a lasciarci stavolta. La scorsa stagione abbiamo salutato Tommy, dunque tutti potrebbero essere nel mirino: la Rochev, ne sono convinta, non è stata l’ultima.

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