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Arrow: Recensione dell’episodio 2.02 – Identity

Se solo un paio d’anni fa avessi detto che una serie della The CW sarebbe potuta essere uno show ben costruito, interessante e coinvolgente, non adatto solo ad un pubblico teen, ma esportabile anche su una cable tv, molti avrebbero chiesto il mio internamento, a buona ragione, ma ora, dopo una seconda parte di prima stagione estremamente curata, l’inizio di questa seconda annata del nostro eroe incappucciato ha confermato ed, anzi, elevato il livello artistico e non più solo intrattenitivo di questo show.

arrow 202dPer quale motivo mi azzardo a fare una tale affermazione? Innanzitutto la struttura: nella prima stagione avevamo visto un Oliver Queen lontano dal concetto di violenza essere catapultato nell’isola e attraversare le mille difficoltà di un posto che riserva insidie alla sopravvivenza e lo abbiamo visto dibattersi tra queste trasformandosi in uomo che prova a sopravvivere senza perdere la concezione dei suoi valori, mentre l’arciere incappucciato di Starling City era un violento vendicatore mosso da una furia cieca. Ora in questo inizio di stagione vediamo un ribaltamento dei ruoli e come in uno specchio assistiamo alla trasformazione violenta dell’Oliver Queen che lo porterà a diventare l’incappucciato mentre l’arciere del presente inizia la sua metamorfosi in Arrow, l’eroe, abbandonando la rabbia per poter essere il portatore di quella giustizia che manca dalla sua città distrutta.

E come uno specchio nello specchio, aggiungiamo la diversa percezione che la stessa città ha di Oliver, dal suo ritorno festeggiato nella città felice al suo essere l’uomo odiato per quanto la sua famiglia ha fatto alla città stessa. Assistiamo ad un continuo scambio di ruoli e ad una dicotomia di percezioni della realtà che accompagnano il lento costruirsi di un mondo nuovo sia a livello interiore che esteriore. Perché, se abbiamo sempre detto, e con buoni motivi, che Arrow è una serie che fa del ritmo e della velocità un punto di estrema godibilità, ora ci rendiamo conto che si prende tutto il tempo necessario per costruire i personaggi aggiungendo e approfondendo tutte le necessarie sfumature. La stessa evoluzione dell’incappucciato in Arrow è lenta e difficile, il nostro Oliver la sta percorrendo con continue cadute e risalite.

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Tutta la puntata è colma di questi riferimenti alla trasformazione, compreso il cambiamento dell’intro (quella cosa che si vede prima del momento pettorali, per essere chiari) che già ci dà la percezione di cosa sia cambiato, senza dimenticare tutte le differenze soggettive che si vedono in momenti apparentemente casuali e simili ma profondamente differenti dalla prima stagione come nei servizi televisivi, stessa voce, stessa enfasi, ma concetti radicalmente diversi.

Continua senza sosta anche la costruzione dell’universo e della mitologia di questo show: al ritorno di China White, affiancata da Bronze Tiger (personaggio dell’universo DC Comics, preso in prestito dall’Assassin League e Suicide League, ma comparso anche nel mondo di Batman in “Batman: The Brave and the bold”), aggiungiamo l’introduzione sempre più importante di Roy Harper nel contesto narrativo. Anche in questo caso, a conferma di quanto detto prima, il suo inserimento non è stato affrettato e tuttora non è completo; stiamo seguendo la sua maturazione e il suo cambiamento da un arco di almeno sei/sette episodi.

Un altro personaggio molto importante che si presenta in questa puntata, ma di cui avevamo già visto il nome nella premiere, scritto sui muri dei Glades, è quello del Councilman Blood, interpretato ottimamente da Kevin Alejandro, che molti ricorderanno nel ruolo di Jesus di True Blood. Il suo personaggio mi sembra fondamentale nella definizione della nuova immagine di Oliver, da un lato, e nella rappresentazione del nuovo contesto sociale in cui i nostri personaggi si muovono.

Le due spalle abituali di Oliver, Diggle e Felicity, continuano invece a definire il mondo più “domestico” e la figura più intima di Oliver, costruendo, molto più che la sua stessa sorella Thea, quell’ambiente familiare e di vera e profonda conoscenza del personaggio, così come sono le loro controparti Slade e Shado sull’isola. City of HeroesMa se a Starling City i due comprimari riescono anche a creare questa empatia non solo con il personaggio ma anche con lo spettatore, fornendo anche, ma non solo, il comic relief (battuta migliore della settimana e non solo di Arrow “my secret identity is the black driver”), sull’isola invece le due “spalle” contribuiscono a tenere alta la tensione, rendendo palese anche quella che c’è tra loro (Slade è solo stanco di reggere il moccolo o c’è qualcosa di più dietro?).

Parlando dell’isola, oltre alla scoperta finale dei cadaveri, il punto che mi ha davvero affascinato è l’origine del ciondolo regalato a Tha da Oliver nella prima stagione, rivisto in questo episodio in uno scambio tra la stessa Thea e Roy e rispuntato nel finale come elemento rinvenuto sull’isola e collegato a quello che sembra essere il mistero di questa stagioni. Ritengo che anche nella costruzione di storie che richiamano particolari solo all’apparenza inutili disseminati in archi temporali lunghi sia evidente la maestria della scrittura.

arrow 202eLascio per ultimo l’anello debole: Laurel. Anche nella prima stagione la consideravo l’elemento più inutile della storia e questo suo improvviso passaggio al lato oscuro stupido della forza, che prima sembrava inspiegabile, se non sciocco, ora, una volta spiegato, sembra ancora più infantile. Il suo passaggio a “cattivo” non regge anche per l’interpretazione della stessa Cassidy che era già poco credibile come piagnona, figuriamoci come grande cacciatrice; anche se il colpo di scena finale è ben fatto, pur rimanendo abbastanza ovvio che Arrow ne uscirà bene ancora una volta.

Ma rimane un dettaglio, su una storia altrimenti orchestrata in modo perfetto, quindi, possiamo sicuramente concludere che Arrow sta crescendo sempre di più e costruendo un mondo da cui è sempre più difficile allontanarsi.

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