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Arrow: Recensione dell’episodio 1.19 – Unfinished Business

Quando si decide di intraprendere una serie come Arrow, bisogna sempre considerare i pro e i contro di una simile scelta. Quando la CW decise di proseguire con Smallville, la scelta fu una delle migliori: lo show regalò al pubblico dieci lunghe e prospere stagioni, tra i suoi alti e bassi, ed appagò un pubblico oscillante tra l’eccessiva esigenza e la completa indulgenza. Arrow, benché solo alla prima stagione, si sta affermando come uno dei baluardi della rete statunitense e, naturalmente, non è poi così sorprendente. Stephen Amell   arrow_3 è un attore ben piazzato – chi vuol intendere, intenda! – ed ha dalla sua una storyline intrigante e che gli permette di esplorare molte varianti del suo personaggio, sia nel passato, attraverso i flashback, che nell’immediato presente.

In questo diciannovesimo episodio, Starling City viene sconvolta da una nuova ondata di droga, Vertigo, che aveva rischiato di uccidere Thea (Willa Holland) non molto tempo prima. La questione è quanto mai importante per Oliver, che dunque si rimette sulle tracce del Conte, lo spacciatore principale della letale droga, solo per trovarlo nell’ospedale psichiatrico, fuori come una lampadina. Momentaneamente sicuro dell’innocenza del sospetto numero uno, cerca altre piste, mandando Diggle a comprare della droga con delle banconote tracciate da una microspia. I soldi lo portano su altre piste, tutte inconcludenti, finché l’analisi del cadavere della prima vittima della droga – una ragazza che aveva passato la serata al Verdant – rivela la presenza di medicine anti psicotiche nel composto. Collegando i dettagli, Oliver capisce che il tutto riconduce all’ospedale psichiatrico, in cui trova il Conte pazzo com’era e un dottore, in cerca di denaro, dietro all’intero piano della nuova messa in circolazione della droga. Un po’ per questo motivo e un po’ perché aveva cercato di mandarlo in overdose, Oliver lo manda all’altro mondo.

 arrow_4Ciò che, tuttavia, si trova di interessante in questo episodio sono le relazioni tra i vari protagonisti e come Oliver sia sempre più in bilico fra il portare la giustizia nella sua città e il non perdere il contatto con le persone che contano davvero, immerse a loro volta nei loro problemi. Si scopre, infatti, che Tommy aveva pagato un ispettore per non ispezionare il Verdant – sennò sai che sorpresina in cantina! I soldi mancanti fanno presumere al detective Lance che Tommy li abbia usati per comprare la droga e, dunque, lo stesso Oliver dubita dell’amico, che tuttavia si dimostra comunque innocente. La lite tuttavia tra i due è inevitabile, tanto da portare Tommy a licenziarsi e cercare lavoro presso la compagnia del padre. E’ facile pensare che Tommy sia ancora molto sconvolto per la verità circa l’identità del suo migliore amico, ferito per tutte le volte in cui la verità gli è stata negata e decisamente poco risoluto circa le conseguenze delle azioni dell’amico, che portano ogni giorno decine di criminali sotto terra (forse si esagera con “le decine”, ma avete capito il punto). La verità è che, un po’ come tutti, non desidera altro che sincerità e, malgrado Oliver non sia stato sincero, è pronto a difenderlo ad ogni costo, come ha dimostrato in questo episodio. Meno rassicurante è il ricongiungimento con il padre, le cui finalità scoveremo senza dubbio prima della fine di stagione.

Decisamente meno brusca è, invece, la conclusione della lite che il Giustiziere ha con Diggle. Quest’ultimo, infatti, è ala ricerca solitaria delle informazioni circa il killer che ha ucciso il fratello. Questa ricerca lo allontana momentaneamente dal fianco di Oliver, che infatti si trova in difficoltà agendo in solo. Presto, tuttavia, i due ritrovano lo scopo comune della loro battaglia e decidono di unire le forze per scovare e togliere di mezzo il killer. La partnership tra Oliver e Diggle è qualcosa che deve senz’altro crescere, evolversi. I due sanno comprendersi e, dove necessario, colmare le rispettive lacune sul campo. E’ qualcosa che va apprezzato.

arrow_2Come, infine, non apprezzare Manu Bennett (Slade) che, da gladiatore dell’arena, conquista sempre più il ruolo di gladiatore dell’isola? La sua presenza, confermata anche per la seconda stagione, è qualcosa che dà senza dubbio pepe ai flashback del giovane Queen sull’isola. Questa volta intento ad allenarsi a colpire l’acqua, lo vediamo allenarsi duramente grazie alla figlia di Yao Fei. Quale maestra migliore, dopotutto?

Manca poco alla fine della stagione e, senza dubbio, anche i pochi episodi restanti sapranno regalarci tante emozioni come questo. Alla prossima!

Katia Kutsenko

Cavaliere della Corte di Netflix, rinomata per binge-watching e rewatch, Katia è la Paladina di Telefilm Central quando si tratta di tessere le lodi di period drama e serie tv fantasy. Le sue uniche droghe sono: la caffeina, Harry Potter e Chris Evans.

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