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Recensioni Serie Tv

Arrow: 1.07 Muse of Fire

Dopo una settimana di pausa che ci ha separato dall’unico episodio sottotono visto finora, è l’ora di tornare a combattere il crimine in quel di Starling City.

Oliver Queen crede di passare una giornata di relax pranzando insieme alla madre ma, mentre sta per andarla a prendere, qualcuno attenta alla sua vita colpendo però l’uomo con cui stava parlando. O almeno questo è ciò che crede Oliver mettendo il turbo nelle gambe per fermare, non riuscendoci, l’attentatore. Messa al sicuro la madre nella tenuta di Downton Abbey (come dimensioni ci siamo), che perde l’ennesima occasione di farsi raccontare dal figlio la verità sui cinque anni passati sull’isola (a tal proposito, niente flashback sul passato), Oliver, dopo che la CW si è guadagnata anche per il prossimo episodio la fedeltà del pubblico femminile e di quello queer pagando la tassa sui pettorali di Stephen Amell, arriva a scoprire che il tizio ucciso con cui parlava la madre era il reale obiettivo dell’attentatore in nero. Non solo. La vittima intratteneva stretti rapporti con un boss mafioso, tale Frank Martinelli. Il mistero diventa più intricato del previsto e Oliver decide di infiltrarsi nella famiglia Martinelli con la scusa di rapporti di lavoro.

Arrivato nella residenza del boss Martinelli, scopriamo che quest’ultimo vuole mettere le mani sulla Divisione Scienze Applicate della Queen Corporation. Ma i boss mafiosi hanno una vita piena di impegni e allora ecco che entra in scena la sexy e sensualissima figlia di Martinelli, un incrocio tra Liv Tyler e Kate Beckinsale, a cui spetterà il compito di concludere la trattativa con Oliver. Aspettate, ma dove l’abbiamo già vista costei? Ah si, è proprio lei quella che ha fatto fuori il tizio con cui parlava la madre di Oliver. Scopriamo anche che nel suo nascondiglio base tiene una bacheca piena di foto di persone da eliminare dalla faccia della Terra. Tutti esseri che hanno in qualche modo intrattenuto affari con suo padre. Helena vuol fargliela pagare perché il padre è stato il mandante dell’omicidio del suo amato fidanzato.

Un’altra storia di vendetta, di giustizia fai-da-te di cui sono piene le trame di tante serie tv e film. Il discorso finale tra Helena e Oliver, quando entrambi sono a conoscenza delle loro seconde identità, è un qualcosa del quale si poteva fare sicuramente a meno. L’eterno dilemma tra giustizia e vendetta non conoscerà mai fine nelle menti degli sceneggiatori e finché non si troverà un qualcosa di originale e poco scontato da aggiungere a questo discorso, i tentativi di sorprendere il telespettatore cadranno inesorabilmente nel vuoto.

Al di là della faciloneria della trama, l’episodio è servito ad introdurre il personaggio di Helena, l’unica persona con cui Oliver è riuscito a confidarsi. Potevano costruire un bel sodalizio lavorativo ma il fascino di entrambi li ha fatti capitolare l’uno nelle braccia dell’altra, con l’augurio che Helena non sia una donna ‘a la Dylan Dog’ (che appare e scompare nel giro di un episodio) ma che aiuti il personaggio di Oliver nella sua evoluzione.

Quel che accade al contorno è di poco o scarso interesse. La sorella di Oliver sta diventando peggio della sorella di Dexter, sempre col fiato sul collo alla ricerca di una confidenza da parte del fratello. Solo picche per lei. Tale madre, tale figlia. Tommy invece continua a provarci con l’inutile e tediosa Laurel. La invita a cena in un ristorante indiano dove scopre che la sua carta di credito è stata disabilità dalla banca o meglio, dallo schermidore di suo padre. Il motivo? Per ora resta a noi sconosciuto. Spero che non sia una trama buttata la per riempire il minutaggio.

Tirando le fila ci troviamo di fronte ad un episodio che raggiunge la sufficienza senza problemi. Gli ingredienti tipici di Arrow si sono fatti vedere anche questa volta, adrenalina e azione su tutti. La richiesta che faccio agli autori (so che ci stanno leggendo, non ne ho dubbi) è quella di essere meno approssimativi nello scrivere i casi di puntata, di aver più cura nella scrittura dei dialoghi e di introdurre il prima possibile un villain degno di questo nome, cosa imprescindibile per la buona riuscita finale di qualsiasi cine-tele comic.

Daniele Marseglia

Il cinema e le serie tv occupano gran parte della mia giornata. Nel tempo libero, vivo.

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