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Arrow – 1.06 Legacies

Arrow, come spesso sottolineato anche dai miei colleghi nelle recensioni precedenti, è stata una delle sorprese di quest’anno e finora mi ha sempre soddisfatto, perché è l’adattamento di un comics fatto bene, certo, con tutti i possibili stilemi e caratteristiche di un comics ma con un ritmo e una caratterizzazione dei personaggi azzeccata. Nono ho purtroppo usato a caso la parola finora, perché questo episodio ha lasciato a desiderare per larghi tratti.

Sicuramente un prodotto di questo tipo non può essere solamente trama orizzontale, ma ci deve essere una ben costruita alternanza tra sviluppo della storia, richiami al passato e all’epoca di “formazione” e minacce generali e più episodiche con cui il nostro eroe deve confrontarsi. “Legacies” rientra nella categoria degli episodi in cui è spiccatamente più presente la minaccia episodica, che servirà certamente anche a definire e caratterizzare il personaggio, ma alla fine risulta abbastanza banale e già vista.

La banda che fa la rapina, non sono proprio cattivi cattivi, ma la vita è stata un po’ bitch nei loro confronti (pure il papà di Oliver a dire il vero), non vorrebbero far male a nessuno, stanno per ritirarsi, ma “ancora un ultimo colpo”…. ecco, questa è una cosa che non se ne può veramente più dell’action americano (non solo americano, ma principalmente): “un ultimo colpo e poi ci ritiriamo”, ma finirà male, poliziotto che a una settimana dalla pensione si prende una pallottola in fronte e svariate situazioni cliché che sono ormai a dir poco abusate. Che poi oltretutto usando pure due caratteristi coi contromaroni come Currie Graham e Kyle Schmid, recentemente visto in Copper, il senso di amaro e di spreco rimane fortemente impresso nella nostra testa.

Nonostante la base di partenza sia di basso livello quindi, su questa banalità ci vanno ad inserire un grosso salto in avanti nella caratterizzazione di Oliver e questa cosa gli viene decisamente meglio. Il nostro eroe con cappuccio non si vuole occupare di criminalità spiccia, ma lui ha la lista (frase al sentir la quale gente come Batman e l’Uomo Ragno avrebbero le convulsioni), lista che gli è stata data dal padre, in un confronto Shakespeariano tra Oliver/Amleto e il fantasma del Padre, che da buon fantasma è anche un burlone che la lista gliel’ha data, si, ma scritta con l’inchiostro simpatico, e che richiama nel mentre il figlio ad assumersi le sue responsabilità. Quindi è un cavaliere con una missione, che cerca quasi più vendetta rispetto allo schierarsi dalla parte del “bene”, che ha una visione anticapitalista anche se più declinata a faida familiare. Chi lo porta a travalicare questi limiti e ad allargare i propri orizzonti è Diggle con la sua insistenza, perseveranza e buon senso.

Apro una parentesi su Diggle: è una parte fondamentale, la spalla e la coscienza dell’eroe mascherato, la voce altra che lo riprende quando i tormenti nella testa del nostro eroe lo allontanano e David Ramsey è anche decisamente bravo nell’interpretarlo. Però una cosa è fondamentale e voglio aprire una petizione: voglio un costume anche per Diggle! Non può far il maggiordomo in giacca e basta.

Ritornando ad Arrow invece, si completa la caratterizzazione dell’eroe che prende una maggiore coscienza sociale non solo verso il vertice ma anche verso la base della società stessa, arricchendo e caratterizzando un personaggio per alcuni versi differente da quanto già visto in giro. Però vogliamo vedere più flashback, più Deathstroke, più comics cazzuto.

Piccolo inciso finale: Tommy e Laurel sono anche pucciosi insieme, ma la storia de “sorellina che da consigli d’amore all’amico del fratello, pensando che si riferisse a lei, mentre lui parlava di un altra, che poi è quella di cui è innamorato il fratello a cui lei aveva dato consigli amorosi” non si può proprio vedere. Eliminatela.

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