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Cinema

Army of the Dead: tra zombie e Las Vegas – Recensione dell’action horror di Zack Snyder su Netflix

Army of the Dead: la recensione
Netflix

Titolo: Army of the Dead
Genere: azione, horror
Anno: 2021
Durata: 2h 26m
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: Zack Snyder, Shay Hatten, Joby Harold
Cast principale: Dave Bautista, Ella Purnell, Omari Hardwick, Matthias Schweighofer, Hiroyoku Sanada

Ci sono gli horror e gli zombie ne sono spesso un ingrediente principale per attirare subito l’attenzione (“perché gli zombie si guardano sempre”, Zerocalcare docet). E ci sono gli heist movies dove una più o meno sgangherata o super intelligente banda di rapinatori deve rapinare un obiettivo apparentemente impossibile. E poi ci sono i film variamente trash dove l’importante è intrattenere come che sia, senza preoccuparsi troppo della logica o della ragionevolezza della messa in scena. Oppure si può mischiare tutto insieme ed ottenere Army of the Dead.

Army of the Dead: la recensione
Army of the Dead: la recensione – Credits: Netflix

Snyder  + Netflix + Zombie

Scritto e diretto da Zach Snyder, che ne firma anche la fotografia, Army of the Dead è innanzitutto un’ambiziosa operazione commerciale. Reduce dal remake di L’alba dei morti viventi, il regista statunitense era fortemente tentato dal tornare sul tema zombie con una propria storia originale. Non della stessa idea era, tuttavia, la Warner (complice i problemi legati alla vicenda Justice League) per cui il progetto sembrava essersi arenato. Almeno fino a che non è arrivata Netflix con la sua attitudine al rilancio pesante. La classica offerta che non si può rifiutare.

E così Army of the Dead diventa solo il lunghissimo promo (oltre due ore e venti) di quello che vuole essere un nuovo universo narrativo. Non più un solo film, ma nelle intenzioni della coppia Snyder – Netflix figurano anche una serie tv animata, una serie prequel live action, vari sequel ambientati in città diverse dalla Las Vegas di questo capitolo introduttivo. Un progetto di largo respiro che va a influenzare inevitabilmente la scrittura di questa opera che ha il compito primario di catturare lo spettatore e incuriosirlo al punto di volerne ancora.

Obiettivo pienamente raggiunto perché Army of the Dead riesce nella mirabile impresa di non far pesare nessuno dei suoi centoquarantasei minuti. Lo fa grazie ad un ritmo che si concede poche pause. Ad un parterre di personaggi appena abbozzati e variamente stereotipati, ma funzionali allo scopo. A una trama non priva di debolezze e forzature, ma che ha il solo fine di fare da efficace trait d’union tra scene action ben coreografate. Soprattutto grazie ad un nuovo tipo di zombie visti come una specie letale diversa, ma capace di organizzarsi in una propria struttura sociale e di mostrare una non banale intelligenza e emotività. Senza farsi mancare, comunque, una buona dose di gore e splatter nel posto giusto al momento giusto.

Army of the Dead è quello che deve essere l’opening di un nuovo franchise: la pellicola che ti fa dire “ne voglio ancora”.

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Army of the Dead: la recensione
Army of the Dead: la recensione – Credits: Netflix

Intrattenimento e tanto basta

Sbaglierebbe chi volesse giudicare Army of the Dead usando il metro inflessibile che misuri i suoi pur evidenti difetti. Non perché criticare sia ingiusto, ovviamente. Ma perché si rischierebbe di perdere di vista la direzione a cui punta la bussola da cui Snyder e soci si sono lasciati orientare. E il Nord verso cui è indirizzato l’ago è quello del puro intrattenimento. Del tipo che fa spegnere il cervello perché a contare è quello che accade in scena in quel preciso momento e non come si inserisce nel prima e dopo della storia. Che è appunto solo un collante per andare dal punto A al punto B e poi a quello C e fa niente se fosse più logico seguire un altro percorso o saltare qualche tappa superflua.

E, quindi, ben vengano le corse a perdifiato tra orde di zombie pensando ad aggiornare il conto di quanti ne ha uccisi ognuno e come. Più che benvenute le scene dal gusto kitsch iniziali con Las Vegas che crolla sotto l’invasione di morti viventi vestiti come reginette di concorsi di bellezza o spogliarelliste all’assalto di giocatori di slot machines. Lodevoli diventano anche i diversi livelli di zombie per quanto finiscano per dare ad Army of the Dead la struttura di un videogioco sparatutto. Delineano, però, una struttura sociale, da quelli pachidermici alla Romero a quelli veloci alla World War Z fino al top della piramide con Zeus e la sua regina, che costruisce un universo narrativo originale.

In questa stessa ottica va letta anche la scarsa attenzione data alla scrittura dei personaggi. Army of the Dead ricalca in ciò la rodata routine degli heist – movies. Un magnate di poche parole assolda il leader carismatico a cui toccherà comporre una squadra dai ruoli predefiniti. Dato a Dave Bautista e al suo Scott un background drammatico minimo e dopotutto banale, è inevitabile che anche gli altri membri della squadra abbiano lo spessore di figurine per riempire un album. Ad emergere è giusto il duo composto dallo scassinatore Dieter (Mathias Schweighofer) e l’ex marines con laurea in filosofia e motosega in braccio Vanderhoe (Omari Hardwick). La chimica tra i due è evidente e porta a dialoghi frizzanti e scene nonsense che ravvivano l’atmosfera anche nei momenti più tesi.

Army of the Dead è un giocattolo fracassone e scanzonato che non pretende di offrire allo spettatore alcuna riflessione metatestuale o sottotesto politico. Solo zombie, sangue, casino, trash e tanto intrattenimento spegni cervello.

Army of the Dead: la recensione
Army of the Dead: la recensione – Credits: Netflix

Uno Snyder diverso

Da questo mood si lascia coinvolgere lo stesso Zach Snyder al punto che a momenti riesce difficile identificare Army of the Dead come un suo prodotto. Mancano, infatti, del tutto sia la ricerca insistita dell’epicità di scene e personaggi sia il tono sofferente che sembra pervadere ogni suo film. Al contrario, si respira quasi una certa giocosità con i momenti più seriosi che sembrano degli a parte per riposare tra un livello e l’altro del giocare a chi ammazza più zombie. Sintomatici, da questo punto di vista, i ritratti fotografici in posa tra montagne di cadaveri che popolano i primi quindici minuti del film che Netflix aveva rilasciato in anteprima qualche giorno prima della data ufficiale.  

A stupire maggiormente è rendersi conto che Snyder sia anche direttore della fotografia di Army of the Dead. E ciononostante i toni desaturati tipici delle sue opere precedenti sono qui completamente assenti. Al contrario, la fotografia predilige colori più naturali che sottolineano bene il più che convincente make up degli zombie ed esaltano le scene di lotta. Scene che, ulteriore novità, non fanno ricorso quasi mai a quello slow motion esasperato che era il marchio di fabbrica del regista americano. Ne risulta un film talmente anomalo da lasciare aperta la domanda se sia destinato a restare un unicum nella produzione di Snyder o a fungere da spartiacque tra due periodi diversi.

Army of the Dead non va visto aspettandosi chissà cosa. Non offre nulla più di un sano intrattenimento che vuole farsi ricordare solo perché altri simili seguiranno. Quando un film riesce a fare quello per cui è stato pensato, non può che meritarsi la promozione. Anche se non sarà mai un primo della classe.

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Army of the Dead: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.4

Giudizio complessivo

Un film non privo di difetti che si fanno però perdonare dato lo scopo pienamente raggiunto di puro intrattenimento nell’ottica di creare un nuovo universo narrativo con regole proprie

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