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Cinema

Antrum: il marketing dell’horror – Recensione del film maledetto di Amazon Prime Video

Antrum: la recensione
Amazon Prime Video

Titolo: Antrum
Genere: horror
Anno: 2018
Durata: 1h 35m
Regia: David Amito, Michael Lacimi
Sceneggiatura: David Amito, Michael Lacimi
Cast principale: Nicole Tompkins, Rowan Smyth, Dan Istrate, Circus Szalewski, Shu Sakimoto

Il perdurare del restare in casa per le giuste misure contro il diffondersi della pandemia ha risvolti inattesi per l’appassionato di cinema. Si è persa la magia della sala, ma in streaming arrivano anche film che il grande schermo non lo avrebbero visto perché giudicati inadatti al pubblico italiano. Pellicole di qualità altalenante, ma anche titoli interessanti per motivi inusuali. Come Antrum .

Antrum: la recensione del film maledetto – Credits: Amazon Prime Video

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Il film maledetto

Si dice che la necessità aguzza l’ingegno. Se non si ha un cast all star o un budget extra lusso o un nome famoso a dirigere, come attirare l’attenzione del pubblico in un mercato sovrabbondante di produzioni a basso costo? Puntando tutto sull’arma segreta e sempre efficace di un marketing intelligente. E, quindi, Antrum non è solo un film horror, ma è il film maledetto. Un’idea semplice che quasi costringe lo spettatore a vederlo per capire il perché di quell’aggettivo.

Meccanismo portato avanti dal film stesso che è introdotto da una serie di interviste a (finti) esperti che raccontano come i critici che hanno visto il film mandato (ma non selezionato) a festival horror siano tutti morti poco dopo in circostanze tanto tragiche quanto accidentali. Oppure che mostrano immagini di repertorio (create ad hoc) di cinema in fiamme dopo la proiezione del film. O racconti di persone impazzite dopo pochi minuti di visione in sala. Stratagemma impiegato anche per scene aggiunte dopo il finale del film vero e proprio per spiegare i riferimenti satanici presenti in abbondanza in Antrum.

Sottolineare quanto Antrum faccia affidamento su una sapiente campagna di marketing non significa sminuirne il valore. Al contrario, non si può non lodare la capacità di integrare medium diversi per arrivare al prodotto finale. Antrum, infatti, non è solo quel che scorre sullo schermo, ma è anche la fama che lo accompagna perché il compito di spaventare lo spettatore in questo modo inizia prima del film stesso. Geniale, da questo punto di vista, il banner che invita ad interrompere subito la visione se non accetta di esonerare cast e produttori da ogni conseguenza sullo spettatore, inclusa la sua stessa morte. Un meccanismo che porta alla mente The Blair Witch Project, ma che in verità è molto più simile a quanto pionieristicamente fece il nostro Ruggero Deodato con Cannibal Holocaust (costringendo persino gli attori a sparire per un anno onde rendere credibile la loro morte sullo schermo).

Antrum non è di certo un film maledetto, ma sa come sfruttare una finta fama.

Antrum: la recensione del film maledetto
Antrum: la recensione del film maledetto – Credits: Amazon Prime Video

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L’Inferno intorno

Ma, alla fine, come è davvero Antrum? Quando il countdown successivo al disclaimer sopra citato giunge a zero, quel che inizia è un film che finge di essere stato girato nel 1979 in un paese imprecisato oltre la cortina di ferro (come si intuisce dai titoli in cirillico). La pellicola sgranata e i colori sfocati sono conseguenza di questa finzione come lo è la mancanza di effetti speciali digitali e la recitazione minimale. Tranne che in alcune scelte, anche la regia si adegua privilegiando tecniche desuete e una costruzione dell’immagine che punta molto sulla centralità degli interpreti e i primi piani di oggetti e persone. Una mimesi ben riuscita di un cinema di altri tempi.

Anche la sceneggiatura di Antrum si rifà ai temi classici di un periodo che ha spesso portato sul grande schermo i riti satanici e le possessioni demoniache. Antrum si inserisce in questo filone raccontando di Oralee che porta il fratellino Nathan in un bosco dove si troverebbe la porta dell’inferno. Scopo della rischiosa missione andare a trovare il cane da poco morto che sarebbe finito nel regno di Satana perché troppo cattivo secondo la loro madre. Quanto questo progetto sia destinato a suscitare paure e risvegliare demoni è tanto ovvio che non si commette alcuno spoiler a scriverlo in una recensione.

A colpire, però, in Antrum è il modo in cui questo inferno si apre. Mano a mano che i due fratelli scavano raggiungendo strati diversi (annunciati dai capitolo di un libro che i due hanno con loro) sempre più l’inferno si manifesta in terra. Ma non è fatto solo di demoni soprannaturali, ma più di normali essere umani che hanno abbracciato il male. Un male che può colpire solo sé stessi come nel caso dell’uomo che sta per compiere il suicidio rituale giapponese. Oppure abbattersi sugli altri come i due cannibali zoofili che catturano sventurati per cuocerli vivi in un forno a forma di capro infernale (moderna versione del toro di Falaride). 

Antrum prova quindi a prendere un tema abusato declinandolo, tuttavia, in un modo diverso mostrando come l’Inferno non si trovi scavando, ma semplicemente andando in giro e guardandosi intorno.

Antrum: la recensione del film maledetto
Antrum: la recensione del film maledetto – Credits: Amazon Prime Video

Fare molto con poco

Una domanda è obbligatoria trattandosi di un film horror: fa paura Antrum? In verità, non troppo. Per meglio dire, non nel senso che canonicamente si chiede ad un film horror. Non ci sono scene particolarmente cruente al punto che di sangue ne scorre poco o niente. Né si indugia su particolari macabri o ci si affida a trucchi ormai classici come jumpscare o mostruosità varie. Complice un comparto sonoro avvolgente, il film riesce comunque a mantenere costante una certa tensione. Merito anche delle ottime interpretazioni di una enigmatica Nicole Tompkins e di un magnetico (nonché giovanissimo) Rowan Smyth.

Ancora una volta Antrum si affida alla sapientemente costruita aura di film maledetto. Lo fa intercalando nella pellicola sgranata improvvisi fotogrammi tratti da altre storie che non ci vengono fatti conoscere. Visi stravolti che appaiono per brevi attimi a suggerire altri orrori che non vedremo. Volti di diavoli che si disegnano sfocati nel cielo o emergono sfumati nella notte. Simboli satanici graffiati sulla pellicola che esplodono sullo schermo a comunicare un inquietante messaggio. A tutto contribuisce la parte finale con la spiegazione del loro significato che rafforza il legame con il mondo dell’occulto.

Il risultato è un film che ha meno cose da dire e da far vedere di quelle che lo spettatore medio si aspetterebbe, ma che ha l’intelligenza di non fare promesse che non può mantenere. L’abilità di Antrum sta nel coinvolgere il suo pubblico in una storia che inizia prima della proiezione e continua quando ci si rende conto che a essere maledetto non è il film, ma l’Inferno che si può trovare tra noi senza dover scavare per cercarne la porta.

Antrum recupera l’antica lezione di Cannibal Holocaust aggiornandola al tempo dei mockumentary e facendola sbarcare su uno dei colossi dello streaming. Abbastanza per benedire bonariamente il film maledetto.

Antrum: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.3

Giudizio complessivo

Un film horror che fa poca paura e non ha molto da dire, ma che ha l’intelligenza di costruire un’esperienza che va al di là di quello che si vede sullo schermo iniziando prima che la proiezioni cominci

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