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Cinema

Ant – Man: la recensione

“Si, lo so, non è stata una mia idea” dice Scott a Falcon nel loro primo incontro. Perché, in effetti, un supereroe con il nome di “uomo formica” non è che incuta chissà quale e quanto timore nel suo avversario. E poi, detto chiaramente, davvero quella macchia indistinta in foto e filmati d’epoca dove un possente carro armato viene improvvisamente arrestato da una forza invisibile o soldati in assetto da guerra sono sbalzati via dalle loro sicure postazioni quasi per intervento divino dovrebbe essere la prova evidente dell’esistenza di un essere tanto piccolo e tanto forte ? Ipotesi tanto assurda da meritarsi il “tutte stronzate” che il redivivo Hank Pym forniva come sarcastico commento alle domande pressanti del suo ex pupillo Darren Cross. Ed, ancora, d’accordo che le formiche sono insetti estremamente intelligenti con le potenzialità di dominare il mondo se solo non fossero tanto minuscole, ma chi si appoggerebbe mai ad un esercito formato da diverse specie di questo mirabolante insetto per aggirare difese invalicabili ed entrare in fortezze ipertecnologiche ? Con queste risibili premesse, quale credibilità può avere un action movie dedicato ad un tanto improbabile supereroe ? Basta l’inconfondibile sequenza Marvel nei titoli di testa a dare una patente di affidabilità ad un blockbuster di Ferragosto ?

AntManScotSi, perché a produrre e realizzare il film è la stessa Marvel che aveva portato al successo planetario “Guardians of the Galaxy”, incentrato su una squadra di eroi che vantava un iroso procione parlante e un quasi minorato albero senziente, ma ugualmente capace di entusiasmare pubblico e critica. Si, perché, sebbene sia uscito dopo “Avengers – Age of Ultron”, è proprio questo “Ant – Man” ad essere l’ultimo capitolo della fase 2 del Marvel Cinematic Universe per cui il suo protagonista è più che un eroe solitario, ma ha un ruolo preciso in questo immenso mondo di fantasia. Si, perché ci sono gli ottimi esordi di Paul Rudd nella miracolosa tuta di Ant – Man e di Michael Douglas che cede infine al fascino dei cinecomics andando ad interpretare un personaggio che giocherà un ruolo tutt’altro che secondario nella fase 3 (e la scena post credits con Captain America, Falcon e il Winter Soldier lancia un amo allo spettatore attento). Si, perché soprattutto “Ant – Man” è un film fatto davvero bene dosando con collaudata maestria i momenti di azione con quelli comici, le scene adrenaliniche con quelle rilassanti, le corse a perdifiato con le pause necessarie, una CGI capace di rendere credibili uomini ridotti alla grandezza di insetti e formiche che appaiono giganti e ordinarie inquadrature su personaggi volutamente ridicoli. Si, perché, in due parole (che dicono poco dicendo tutto), “Ant – Man” è un film Marvel. E questo ormai è un argomento più convincente di mille entusiastiche recensioni dettagliate.

BF-05991_R.JPGNon sarebbe deontologicamente corretto, ma quanto già detto dal sottoscritto recensendo “Guardians of the Galaxy” su questo stesso sito, si potrebbe facilmente riciclare per “Ant – Man”. Perché anche in questo caso la nota predominante nella gradevole sinfonia che è questo piccolo gioiellino è l’ironia sparsa a larghe mani su tutti i momenti del film iniziando dal cold open (dove un galeotto Scott Lang è alle prese con un insolito modo di salutarsi prima di uscire dal carcere) fino all’epico duello con il pericolo villain (tra friggi insetti e trenino Thomas). Il mantra dei moderni cinecomics (quel “da grandi poteri grandi responsabilità” reso famoso da SpiderMan, non a caso in arrivo nell’universo Marvel e qui citato di sfuggita) è stavolta presente e fa da motore immobile del film perché è il pressante motivo che spinge Hank Pym a reclutare Scott Lang affidandogli la tuta di Ant – Man. Ma la “grande responsabilità” che Scott ha presente non è nei confronti del mondo, ma piuttosto nei confronti della figlia da cui è stato allontanato in seguito ad un divorzio dovuto proprio alla sua inaffidabilità. È proprio insistendo su questo tasto che Hank riuscirà a convincere Scott ed è proprio per mostrarsi forte davanti alla bambina che Scott supererà l’impossibile che neanche il suo mentore era stato capace di affrontare con successo. Ma, in questo suo inevitabile e prevedibile percorso di redenzione, Scott resterà sempre ironico e scanzonato non rinunciando a smitizzare ogni grande impresa che gli viene proposta e anteponendo sempre il suo gusto per l’improvvisazione ad un pedante rispetto dei piani dettagliatamente preparati da Hank e da sua figlia Hope van Dyne (una Evangeline Lilly in ottima forma). Non a caso a far parte del suo team, Scott chiama i suoi compagni di furti tanto bravi nell’eseguire i propri compiti quanto volutamente maldestri nel modo di presentarsi. È questo insolito trio a svolgere il ruolo di spalla comica del protagonista con una particolare menzione di merito per il logorroico Luis (e non a caso Michael Peña che lo interpreta ha firmato un contratto per più film con la Marvel).

AntManHankPymSe Scott è la parte istrionica del film, Hank è quella più seria (e qui sta la differenza con “Guardians of the Galaxy” dove invece una controparte più riflessiva era quasi del tutto assente). Creatore della tuta, inventore delle particelle rimpicciolenti, ideatore del modo di comunicare con le formiche, precedente incarnazione di Ant – Man, devoto amante della moglie eroicamente scomparsa, testardamente convinto della pericolosità delle proprie invenzioni. Ma soprattutto legato a doppio filo al primo SHIELD e a quel Howard Stark padre del Tony Stark di Iron Man che consentirà in un futuro che si intuisce prossimo di inserire Ant – Man negli Avengers. L’aver presentato un Hank Pym anziano risolve elegantemente il problema di far coesistere due personaggi omonimi dell’universo di carta trasportandoli entrambi in quello filmico. Ed offre l’ulteriore bonus di aggiungere al cast un tanto prestigioso elemento quale è Michael Douglas. Alla sua prima esperienza con una cinecomics, il pluripremiato attore americano mostra di trovarsi subito a suo agio nei panni di uno scienziato che non disdegna di passare alle mani quando questo è il modo più rapido di esprimere chiaramente il proprio disappunto, ma che sa anche essere sentimentale quando deve rapportarsi con una figlia inizialmente ostile (ma anche qui interviene Scott a sdrammatizzare uno dei pochi momenti più seriosi del film).

AntManCalabroneDove “Ant – Man” difetta è nella caratterizzazione dell’antagonista. Non tanto perché il Calabrone sia poco credibile come avversario (se è un uomo formica può essere un eroe, un uomo calabrone può essere un villain), ma perché troppo poco spazio gli viene concesso. Darren Cross appare come un degno allievo di Hank Pym che finisce però per essere tradito dalla sua volontà di emulare il maestro che lo ha abbandonato. Un figlio degenere troppo smanioso di uscire dall’ombra paterna ad ogni costo e pazienza che quel costo sia passare dal lato oscuro della barricata (cedendo all’onnipresente Hydra la sua invenzione). Corey Stoll (libero del parrucchino indossato fino a poco fa in “The Strain”) ci prova a donare spessore al suo personaggio, ma il minutaggio è fatalmente esiguo per riuscire a pieno nel difficile compito. E dopotutto il tono scanzonato del film non permetteva troppe ambasce per cui un villain raffazzonato era un pegno da pagare.

“Ant – Man” poteva essere leggero come la formica a cui fa riferimento e lo è in senso più che positivo. Ma, simile in ciò allo stesso insetto, sa essere anche astuto e possente. Come, appunto, anche a Ferragosto un film Marvel può e deve essere.

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