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Anne: com’è nata e a cosa si è ispirata la produttrice di Breaking Bad, Moira Walley-Beckett

Anne with an E

Prima del lancio della serie Netflix Anne with an E, Entertainment weely ha intervistato la produttrice Moira Walley-Beckett, chiedendole come è nato il progetto, quanto è stato difficile trovare l’Anna perfetta e a cosa si è ispirata.

Come sei entrata in contatto con la storia di Anna dai capelli rossi?

MOIRA WALLEY-BECKETT: Ho letto il libro quando ero giovane. Ho divorato il primo libro. L’ho letto e riletto numerose volte di fila e poi sono passata al resto della serie. Sono stata subito affascinata da Anna e subito mi sono sentita legata a lei. Ero una ragazzina così strana, e non mi sentivo a mio agio da nessuna parte. Ma è come se lei ti desse il permesso di essere diversa, e di essere unica e strampalata e di essere appassionata e insolita.

Come è nato allora questo progetto?

Con Miranda [de Pencier] eravamo già state produttrici insieme, e lei si è avvicinata per prima all’idea, pensando che fosse un momento perfetto per avventurarsi di nuovo nel mondo di Anna. Quindi abbiamo iniziato a parlarne, come avremmo potuto realizzarla, come avremmo potuto rappresentare la storia in modo onesto e come avremmo potuto renderla rilevante per questo periodo, e in quali modi la storia ci parlava e si relazionava ai problemi attuali? Ed è subito stato evidente che si tratta di una storia assolutamente senza tempo, pregnante e di attualità, quindi CBC [Canada Broadcasting Corporation] ha sviluppato il progetto con noi e io ho scritto il primo episodio di due ore e, in base a tale episodio è stata ordinata una serie di otto ore. Poi Netflix ne ha sentito parlare e lo ha acquistato e così siamo andati in produzione.

Hai parlato di renderlo attuale: ci sono stati dei dibattiti sull’ambientarlo nel presente?

Sono sempre stata attratta dal periodo storico in cui è stato originariamente scritto. Fondamentale per la storia è indagare cosa significasse essere un orfano alla fine del 1800, con quel pregiudizio che circondava gli orfani che erano visti come danneggiati o delinquenti, che erano considerati non degni di essere amati e di vivere spensierati. Era importante raccontare la storia nel suo periodo storico originale.

Anne

Quel pregiudizio si manifesta in modi spaventosi. Qual è stato il tuo approccio per bilanciare gli aspetti leggeri e quelli più oscuri della storia?

Tutti gli aspetti più oscuri della storia sono sottintesi nel libro, quindi non ho inventato niente di nuovo; li ho semplicemente mostrati. Viene accennato in conversazioni che Anna ha con altri personaggi. Volevo renderlo solo più drammatico, più viscerale. Volevo che si conoscesse la sua storia d’origine in modo da poter comprendere veramente la sua ferita e quanto fosse in gioco e a rischio per lei. L’ho solo messo in risalto.

Nel secondo episodio, Anne affronta un’ odissea che non compare nel libro. Come hai fatto a decidere quanta libertà potevi prenderti rispetto al materiale originale?

Ho voluto rimanere fedele al libro in modo veramente specifico in termini di personaggi e luoghi, la relazione di Anna con la natura e i momenti iconici della storia che tutti abbiamo a cuore, come quando colpisce sulla testa di Gilbert e fa ubriacare Diana. Sono momenti amati e devono esserci. Poi ho ulteriormente esplorato i nostri tre personaggi principali: Anna, Marilla e Matthew. Ho trascorso un sacco di tempo a investigare la loro interiorità con la mia immaginazione. E poi, come abbiamo fatto in Breaking Bad e come abbiamo fatto in Flesh and Bone ci siamo poste la domanda: “Cosa succederebbe se?” E abbiamo lasciato che i personaggi raccontassero la storia e abbiamo lasciato che le loro emozioni e esperienze si facessero trama. Quando ho inizialmente concepito il pilot di due ore, ho deciso di ampliare e spingere oltre l’incidente della spilla che nel libro non ha conseguenze veramente reali. Ho lasciato che Anne fosse allontanata proprio per questo, di modo che potesse imbarcarsi in un viaggio completamente nuovo.

Questa particolare trama aiuta anche a consolidare il rapporto di Anna con Marilla e Matthew più rapidamente.

Ci lascia osservare scorci privati di Marilla, e spinge Matthew fuori dalla sua zona di comfort. Quell’episodio ci offre uno sguardo sulla loro intimità, e così, sì, penso che acceleri un po ‘ i movimenti interni di ciascuno dei personaggi e permette, credo, di capire veramente perché Matthew e Marilla compiano la scelta di tenere Anna alla fine. 

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Parliamo del casting di Anna. Ho sentito che hai esaminato quasi 2.000 ragazze. Che cosa stavi cercando e cosa ha reso Amybeth McNulty la candidata ottimale?

Era decisamente una scelta fondamentale. Senza la giusta Anna non c’è alcuna storia. Quindi si ha bisogno di un’attrice che possa reggere sulle sue spalle un’intera serie. E questo è un compito davvero difficile per chi ha solo tredici anni. E ‘stato davvero importante iniziare presto, muoversi subito. Abbiamo iniziato a cercare prima che avessimo Netflix come partner. Abbiamo cercato in tre continenti e abbiamo anche fatto una ricerca globale per Anna online in modo che qualsiasi ragazza in qualsiasi luogo del mondo potesse uploadare e inviarci un provino.

Anne

Oh, che bello!

E’ stato fantastico, e quindi abbiamo visto tonnellate di ragazze professioniste e tonnellate di ragazze che amano Anne e hanno pensato che sarebbero potute essere Anne o volevano essere Anne e volevano l’opportunità. Sono andata anche in Canada in quattro città diverse e ho fatto provini aperti. Quindi le ragazze si iscrivevano, entravano e leggevano il copione, e così ho visto anche lì centinaia di ragazze. Amybeth aveva inviato un nastro dall’Irlanda… e ha catturato subito la mia attenzione e l’attenzione di Miranda ed è stata nella nostra top list a lungo. E’ incredibilmente intelligente, fantasiosa, curiosa, sensibile, emotiva e quando stai scegliendo degli attori giovani – che è molto diverso dal scegliere un attore adulto o un attore esperto – vuoi davvero trovare qualcuno che assomigli molto al personaggio perché vuoi lasciarlo libero di essere. Non vuoi che improvvisi un’altra versione di se stesso. Vuoi che sia una persona completa, di modo che basti accendere la telecamera e lasciare che il personaggio viva e respiri, e questo è quello che abbiamo trovato con Amybeth.

La fotografia di Anna è davvero splendida, sembra così cinematografica. È stato questo il tuo approccio originale o ci hai lavorato con la regista Niki Caro?

Niki è una regista così brava e c’è stato un matrimonio perfetto tra me e Miranda e Niki e Bobby Shore il nostro direttore della fotografia. Abbiamo deciso di realizzare un’opera alla Jane Campion.

Davvero?

Siamo stati molto influenzati da Jane Campion e Terrence Malick e dal modo in cui Joe Wright ha girato Orgoglio e pregiudizio. Volevamo che fosse epico e coinvolgente e viscerale e anche intimo e personale in modo che potessimo concentrarci anche sui piccoli momenti. E, prevalentemente, volevamo che questa serie fosse dal punto di vista di Anna. Siamo con Anna e dentro la sua mente e in mezzo alle sue sensazioni.

Fonte: EW

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