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Cinema

Animali Fantastici e dove trovarli: la recensione del prequel di Harry Potter

animali fantastici
Photo by Jaap Buitendijk - © 2015 Warner Bros. Entertainment Inc. and Ratpac-Dune Entertainment LLC. All Rights Reserved.

Titolo: Animali Fantastici e dove trovarli (titolo originale: Fantastic Beasts and Where to Find Them)

Genere: fantasy

Anno: 2016

Durata: 133 min

Regia: David Yates

Sceneggiatura: Joanne K. Rowling

Cast principale: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Alison Sudol, Dan Fogler, Colin Farrell, Samantha Morton, Ezra Miller, Carmen Ejogo

1997 – 2007: dieci anni. 2001 – 2011: ancora dieci anni. Tanti sono i giri che la Terra ha dovuto compiere intorno al Sole per permettere a Joanne Kathleen Rowling di completare la sua saga sulle avventure di Harry Potter. E altrettante rotazioni intorno al suo astro sono state necessarie per portare sul grande schermo la coraggiosa lotta contro il feroce Voldemort. Un tempo tanto lungo da veder crescere Harry, Ron, Hermione, Neville e Ginny, mentre insieme a loro, quasi senza farci caso, da ragazzini diventavano giovani adulti anche gli stessi lettori e spettatori. Inevitabile, quindi, che la fine della saga, prima su carta e poi al cinema, abbia lasciato nostalgicamente orfani i numerosi appassionati.

Animali Fantastici dove trovarli

Un modo diverso di guardare allo stesso mondo magico

Come resistere alla tentazione di tornare in quel mondo magico? Come dire di no ad un prequel che ti promette la stessa fantasia? Impossibile. Ed è per questo che recensire Animali Fantatici e dove trovarli è insolitamente difficile. Perché ci sono momenti in cui la penna va da sola senza aspettare che la ragione imparziale detti pregi e difetti di una pellicola che resta, prima di tutto, un invito che non si può rifiutare e solo dopo un film da giudicare. Tuttavia Animali Fantastici è fortunatamente una operazione indubbiamente commerciale, ma che riesce a non scadere in un mero fan service, evitando di riproporre le stesse atmosfere e le medesime ambientazioni. E d’altra parte, chi avesse letto il primo romanzo da adolescente sarebbe ormai troppo grande per accontentarsi del piacere malinconico della stessa meraviglia.

Lo sa bene proprio la Rowling che, per la prima volta, scrive in prima persona la sceneggiatura di questo film tratto da un libello omonimo che era poco più di un manuale ad uso e consumo dei fan accaniti, senza avere una trama da trasporre in una storia per il cinema. Da questa semplice constatazione nasce un film che, pur muovendosi nello stesso universo narrativo, è sotto molti punti di vista differente da quanto mostrato in precedenza. Diverso nei tempi, con l’azione che si svolge nel 1926, ovvero poco prima della nascita di Voldemort e quando Harry non era ancora neanche nel futuro dei suoi genitori. Diverso nei luoghi, perché alla brughiera inglese si sostituisce la New York negli anni del proibizionismo. Diverso nei modi, perché qui la magia non va più esibita ma al contrario nascosta, per quanto possibile, dal momento che tutto si svolge nel mondo dei no-mag (come sono ribattezzati i babbani) e l’efficiente polizia degli Auror punisce chi viola le severe regole stabilite per preservare il segreto dell’esistenza dei maghi. Diverso, soprattutto, nei suoi protagonisti, che non sono più bambini che scoprono poteri fantastici, ma adulti che devono lottare contro i propri limiti per superarli con un coraggio che devono trovare.

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Nuovi amici che ricordano vecchie conoscenze

Newt Scamander (Eddie Redmayne), Tina e Queenie Goldstein (Katherine Waterston e Alison Sudol), Jacob Kowalski (Dan Fogler) non sono Harry Potter, Hermione Granger, Ron Weasley, Neville Paciock. Non solo perché sono adulti con le loro insicurezze e i loro sogni da realizzare, con un passato dove le rose hanno già mostrato le loro spine e un presente dove non ci sono solo spettacolari ponti verso futuri possibili, ma anche spaventosi baratri in cui cadere è pericolosamente facile.

Eppure, in un loro modo del tutto particolare, Newt, Tina, Queenie, Jakob sono i fratelli maggiori di quei ragazzini che ogni anno entravano ad Hogwarts per diventare sempre più abili nelle arti magiche. Il magizoologo Newt ha la stessa timidezza riservata e la stessa passione sconfinata che Harry aveva nei primi libri e proprio come il suo illustre predecessore si comporta da eroe per necessità più che per volontà. Non perché ergersi a difensore del mondo magico sia la missione che sente propria, ma perché prima di tutto a muoverlo è la consapevolezza che solo così potrà evitare che i suoi affetti più cari (che siano gli animali fantastici del titolo o i nuovi amici da poco conosciuti) siano in pericolo. Tina ha di Hermione la stessa ferrea volontà di realizzare il suo sogno, tanto più che quel desiderio le è stato strappato come punizione fin troppo estrema per un generoso atto di irrefrenabile bontà. La stralunata Queenie fa del sorriso sempre pronto e degli atteggiamenti civettuoli una comoda maschera da indossare, per nascondere lo stesso senso di inadeguatezza che aveva Ron quando si sentiva inferiore ai suoi più abili amici Ron ed Hermione. Jacob, infine, è un po’ il Neville del caso che, pur trovandosi in situazioni (per lui incredibili dato che non è un mago) non richieste, lascia da parte le sue debolezze personali per mostrare il coraggio che non sapeva di avere.

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Un bel viaggio ma non senza problemi

Proprio questo recuperare i personaggi amati dal pubblico, riproponendoli in versioni adulte tanto apparentemente diverse quanto caratterialmente simil,i è il punto di forza di una sceneggiatura che comunque non è un ruscello limpido che scorre impetuoso nella sua freschezza. Al contrario, la storia che il film vorrebbe raccontare stenta a mettersi in moto, gravata dal peso di essere una introduzione didattica di luoghi, personaggi, regole che avranno un ruolo fondamentale nei già annunciati sequel.
Corollario di questo difetto è l’insufficiente caratterizzazione di molti personaggi secondari, che finiscono per essere presenti solo perché funzionali allo sviluppo della storia senza che le loro motivazioni e il loro background vengano chiariti (su tutti il tormentato Credence di Ezra Miller e la fanatica Mary Lou di Samantha Morton, ma poco più che una comparsa è anche la presidente Seraphina Piquery di Carmen Ejogo).

Anche il ruolo del villain è sostanzialmente assente venendo affidato in prestito al Percival Graves di Colin Farrell che compare per troppo poco tempo per riuscire ad essere percepito come l’avversario da sconfiggere. Chiara la volontà di ripetere lo stesso schema di Harry Potter con il vero nemico, che è presente più come minaccia evocata e futura che come presenza concreta e immediata. Gellert Grindenwald diventa quindi il nuovo Voldemort e a ciò contribuisce anche il suo legame con la saga di Hogwarths, tramite i richiami ad Albus Silente che di lui era segretamente innamorato prima che divenisse un pericoloso fanatico della superiorità dei maghi sugli altri umani.

Animali Fantastici è un film che magari pecca di una sceneggiatura incompleta e di una regia che vuole andare troppo sul sicuro risultando piatta, ma è anche un’opera che si avvale di un cast ben scelto (su tutti Redmayne, credibile nei diversi registri del personaggio affidatogli) e soprattutto di invenzioni visivamente affascinanti, come la sede del Macusa e tutti gli animali fantastici del titolo. Perché, infine, chi non vorrebbe fare un safari nella valigia di Newt?

Regia e fotografia: 3/5

Sceneggiatura: 3.5/5

Recitazione: 4/5

Coinvolgimento emotivo: 4.5/5

Voto Totale: 3.75/5

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