Registi, sceneggiatori e produttori

Andrea Valentini di “Series”

Andrea Valentini, redattore di Series Magazine ci parla di X-Files, del mondo dell’editoria telefilmica e ovviamente del fenomeno dei serial!

X-Files Blue Book, in collaborazione con Telefilm Central e l’XF Project Forum, ha rivolto qualche domanda a Andrea Valentini, coordinatore redazionale della rivista Series.

In un’epoca in cui la notizia si diffonde sul web in pochi istanti e in cui il mondo telefilmico è ben rappresentato da un numero vasto di siti amatoriali, realizzati dai fans in maniera professionale, appare sempre più difficile per la carta stampata competere con l’immediatezza di internet. Eppure il fascino della rivista rimane intatto. Perché?
Credo che siamo di fronte a uno scenario simile a quello che contrappone la musica digitale comprata su iTunes, senza supporti fisici, a quella acquistata su cd o su caro, vecchio, vinile. Il digitale, ciò che circola online, è comodo, immediato, rapido: su questo non ci piove. Il supporto fisico, per contro, offre un tipo di soddisfazione tattile e visiva diversa… così come si gode di una copertina di un LP full color, magari gatefold con dentro i poster (mentre se compri un album su iTunes ti trovi degli mp3 e un jpg della copertina), nel caso delle riviste il fattore grafico – quindi le foto, la qualità della carta etc etc – è ancora fondamentale.
Credo che passeranno ancora diversi anni prima che il supporto cartaceo si estingua, proprio per il tipo di esperienza diversa che offre.

Series è forse uno dei mensili che più di tutti ha costruito un rapporto diretto con il lettore, riservando a quest’ultimo un ruolo attivo, rilevante nel processo creativo, basti pensare, oltre alla consueta rubrica di posta in cui siete pronti a valutare e ad accogliere ogni richiesta e suggerimento, alle recensioni dei siti/fan che garantiscono visibilità e agli articoli scritti dagli stessi appassionati che si cimentano per un giorno nella professione di critico televisivo. E’ questa la strada giusta che l’editoria deve percorrere per competere con gli mass-media sempre più in espansione, e cioè creando una sorta di interratività con il lettore?
Non credo che esista una risposta giusta o sbagliata a questa domanda. Forse non esiste una risposta semplicemente… il punto è che interagire coi lettori è – di regola – un aspetto importante dell’editoria (se non altro per leggere i segnali che il pubblico lancia e capire se occorre cambiare rotta o se la direzione è quella giusta). Per quanto riguarda, invece, l’inclusione dei contributi dei lettori nella rivista stessa, ci sono scuole diverse di pensiero. Series ha sposato una posizione che credo sia intermedia, nel senso che offre un certo spazio, senza abusarne. Condivido questa scelta del mio direttore, anche perché sono profondamente convinto che ai lettori interessi più sensibilmente leggere articoli e interviste magari scritti da professionisti del settore… e non dimentichiamo, per collegarci al discorso di prima, che Internet è molto più adatto – per immediatezza e rapidità – ai veri scambi di vedute tra fan.

Series è stata la prima  rivista ad aver dedicato la copertina ad X-Files, in questa estate nelle sale di tutto il mondo con il film “I Want to Believe”. Il motto della nuova avventura di Mulder e Scully è Voglio crederci.  Lei “ci crede”, nonostante siano passati diversi anni dalla fine dello show o ritiene che il passaggio dalla TV al cinema, per una serie, sia altamente rischioso?
Domanda difficile. Diciamo che, in questo caso, ci credo… se non altro per affezione! Voglio dire… X-Files ci ha accompagnato per tanto tempo e mi ha appassionato molto (soprattutto al suo debutto), quindi a pelle non posso che provare un certo compiacimento nel vedere Mulder e Scully nuovamente sotto ai riflettori. Certo, come dici tu, il passaggio al grande schermo non è esattamente una passeggiata, quindi staremo a vedere. Mi piace però l’idea del recupero, soprattutto con i due protagonisti cresciuti, invecchiati e cambiati.

X-Files in nove stagioni ha affrontato argomenti ai limiti del paranormale, dell’ufologia e del cospirazionismo ma si è anche soffermato sui miti dei nativi e più in generale sulla cultura popolare statunitense. Secondo lei è possibile affermare che X-Files con i suoi innumerevoli casi irrisolti abbia offerto uno spaccato del pensiero sociale e delle paure dell’uomo occidentale degli anni Novanta
Sì, certamente. Ma allargherei ancora il campo, a una visione generale (a volte leggermente paranoica) tutta statunitense di storia come susseguirsi di eventi guidati da una o più mani misteriose. Le teorie della cospirazione sono molto gettonate oltreoceano. Quindi non solo uno specchio degli anni Novanta, ma di un modo di intendere storia, società, economia etc etc globali.

Lost, CSI, Desperate Housewives e soprattutto House: sono quattro tra le serie più seguite del momento. Sempre più spesso quindi i media si occupano di queste serie tv che sono tra quelle più seguite e che quindi maggiormente incuriosiscono il pubblico. Noi di Telefilm Central le vogliamo rivolgere una domanda, però, un pò atipica: in relazione soprattutto alla sua esperienza con Series, quali sono le serie meno appetibili per il pubblico del vostro giornale o che hanno più difficioltà ad essere accolte favorevolmente?
Caspita… ecco, a onor del vero non saprei indicare titoli “difficili”, in particolare. Ci sono indubbiamente serie blockbuster che per periodi di tempo monopolizzano l’attenzione di tutti (e quindi anche la nostra: ad esempio The OC nei primi due anni della sua esistenza), per poi – magari – sparire. Ci sono titoli per cui riceviamo continuamente lettere da uno zoccolo duro di fan che non si rassegnano nemmeno di fronte all’evidenza più crudele (vedi Streghe: è finito, eppure riceviamo molte lettere di ragazzi e ragazze pronti a immolarsi per la causa – francamente fantasiosa quanto gli unicorni, purtroppo per gli appassionati – di fare tornare le P3). Ci sono serie, invece, che sembrano passare inosservate, nonostante la grande qualità… ma ho l’impressione che spesso si tratti di proposte che hanno un pubblico che è molto attivo e attento a seguire in tempo reale le novità straniere e che, quindi, arriva molto prima (procurandosi le serie in rete e guardandole in lingua originale) rispetto ai passaggi italiani.

Le serie tv, oggi più che mai, sono entrate nell’immaginario collettivo anche degli italiani, divenendo un vero fenomeno popolare. A dimostrazione, da qualche anno, impazzano sul web community dedicate alle serie tv: non per vantarci, ma una delle prime e attualmente più attiva è quella di Telefilm Central. Crede che la nascita di queste community, grazie alle quali le persone più differenti possono discutere relativamente alle loro serie preferite, abbia contribuito al boom che le serie tv stanno avendo nel nostro paese al momento?
Sì certamente… senza le community il fenomeno probabilmente avrebbe avuto una portata minore. Anche perché, non dimentichiamolo, quando le varie emittenti (a cominciare da un paio d’anni fa, direi) hanno iniziato a puntare molto di più sulle serie, l’hanno fatto sicuramente anche misurando la “temperatura” del fenomeno in base alla popolarità in rete.

I prodotti seriali americani hanno visto protagonisti medici, ammazzavampiri, casalinghe disperate, naufraghi ecc. Secondo lei che categoria di persone i serial non hanno ancora affrontato per bene e perchè dovrebbero occuparsene?
Io penso che il campo è totalmente libero per qualsiasi iniziativa a livello di categorie. Il punto, se ci si pensa bene, è che quando una serie è ben scritta e ha personaggi costruiti bene, non ha bisogno di stupire mettendo in gioco strane prospettive. Che il protagonista sia un medico, un pompiere, uno scrittore, un nerd, uno spazzino, una massaia o un avvocato diventa secondario. L’importante è la caratterizzazione, la bontà dei dialoghi e un buon plot che si dipana. Detto questo, mi piacerebbe vedere una serie con delle divinità come protagonisti (magari un po’ dura e dissacrante alla Californication); e poi altre categorie che vorrei vedere rappresentate – soprattutto in vena comedy – sono musicisti rock, copywriter e sceneggiatori…

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