Cinema

Amore, cucina e curry: la recensione

Costante è stata la mia sensazione di déjà-vu mentre guardavo piuttosto disinformata questo film, per poi rendermi conto di un dettaglio fondamentale: il regista (Lasse Hallström) è lo stesso di Chocolat, deliziosa pellicola uscita nel 2000. Se non ci fosse stato lui dietro alla cinepresa, avrei pensato facilmente ad un remake in chiave un po’ più moderna di un qualche regista francese suo ammiratore. Amorecucinacurry-633x415

Oltre ad attingere a dei topoi narrativi e cinematografici decisamente prevedibili, immagino che Hallström non abbia sforzato particolarmente il suo estro creativo, attingendo ad un repertorio da lui stesso creato: mancanza di fantasia? Desiderio di procedere lungo un sentiero sicuro già percorso? Non saprei proprio, ma vediamo la trama.

La famiglia Kadam gestisce un ristorante a Mumbay e Hassan (Manish Dayal) si interessa fin da piccolo alla cucina, imparando direttamente da sua madre i segreti dell’arte culinaria indiana. A seguito di rivolgimenti politici e disordini di rivoltosi, il ristorante viene vandalizzato e bruciato completamente e nella tragedia perde la vita la madre. Sconvolti e rimasti senza lavoro, Hassan, suo padre e le due coppie di fratello e sorella decidono allora di tentare la fortuna in Europa, stabilendosi inizialmente a Londra. L’insopportabile assenza di sapore nelle materie prime (frutta e verdura), spinge la disgraziata comitiva a spostarsi di nuovo. Come è bene che sia, i freni della macchina si rompono nei pressi di un graziosissimo se non ameno paesino del sud della Francia, Saint-Antonin-Noble-Val, dove il padre decide di acquistare un grosso ex ristorante per far conoscere ai francesi tradizionalisti e ottusi la particolarità della cucina orientale. Le prime titubanze si trasformano ben presto in laboriosità collettiva e ogni membro della famiglia contribuisce a risistemare la magione. Tutto filerebbe liscio se non ci fosse la signora Mallory (Helen Mirren) una bisbetica e frigida vicina e proprietaria di un rinomato ristorante, proprio dall’altra parte della strada. Con la sua irritata rigidità, cerca di mettere i bastoni tra le ruote dell’attività degli esotici nuovi arrivati, scettica riguardo alle loro usanze, soprattutto in termini culinari. Ma come si dovrebbe ben sapere, gli attriti iniziali, in questi casi, soprattutto in seguito a incidenti o reazioni esagerate non accettabili, finiscono per ammorbidirsi e trasformarsi in collaborazione affettuosa e nuove opportunità e spunti, soprattutto per il giovane e stellare apprendista chef…

Si tratta di una storia leggera e piacevole, ambientata in un paese dall’aspetto adorabile (benché altrettanto non si possa dire sulla mentalità degli abitanti) e che dà non pochi spunti per preparare piatti sfiziosi o tradizionali. Tuttavia si possono notare senza troppa difficoltà sia i meccanismi canonici che caratterizzano i film di questo genere (spesso girati in Francia), sia trovate narrative già utilizzate in “Chocolat”: scontro tra tradizione ospitante inflessibile e innovazione entusiasta ospitata, scoperta graduale reciproca di pregi e difetti su entrambi i fronti, emersione (im)prevedibile del talento dell’eroe e così via. Il tutto si adatta bene ad un paese come la Francia, intoccabile e inflessibile per certi versi ma bramosa di innovazione per altri, pieno di “risorse” di eccellente qualità (a partire dai prodotti della terra) ma sfruttati in modo limitato, come le abilità di molte persone.

Amore, cucina e currySe 14 anni fa si parlava di cioccolato, ora è grazie alla cucina, agli assaggi, agli esperimenti che si crea un terreno di incontro e scambio che è più che mai culturale: in termini militari, “se non riesci a sconfiggere il nemico, alleati con lui”. Ed è grazie a questa alleanza che il lato umano della signora Mallory viene a galla e il padre di Hassan si decide a lasciare andare il figlio ad imparare la cucina tradizionale. Due culture dunque che dialogano con sempre meno risentimento, al mercato, durante la preparazione dei piatti e nei segreti celati dietro di essi.

Insomma, un continuum di situazioni e scene già viste o familiari, che, ogni tanto fa piacere rivedere per la sua freschezza e semplice scorrevolezza, intervallata da battute e scene spiritose, una fotografia luminosa e ricca di colori, portate gustose e dagli ingredienti sfiziosi. Due soli consigli: non aspettatevi niente di nuovo e… Per evitare un eccesso di acquolina in bocca, andate a vederlo con la pancia piena!

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