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Storia del Nuovo Cognome: L’Amica Geniale è la nostra storia – Recensione della seconda stagione

Storia del nuovo cognome: L'amica geniale

Abbiamo un bisogno disperato di storie. Per scoprire quanto ancora non conosciamo, per capire meglio ciò che stiamo vivendo. Storie che ci raccontano il mistero come l’ovvio, storie che ci spaventano e ci divertono, storie che ci abbracciano nella notte e ci danno una svegliata al mattino.
Attraverso di esse proviamo a dare un ordine al quel cumulo di ricordi, fotografie e appunti che abbiamo raccolto nel nostro passato, ci danno la misura del nostro presente e ci guidano nell’affrontare il futuro.

Ognuno di noi, come Lila, custodisce una scatola di latta in cui ha riposto parte di sé e del proprio vissuto. Una scatola in cui ha conservato con ordine – cronologico, tematico, affettivo che sia – ciò che ha reputato utile e necessario ricordare. Ma tra quelle parole e immagini si cela ben nascosto anche ciò che abbiamo in molti casi dimenticato o voluto dimenticare.

Elena, che sia Ferrante o Greco il cognome poco importa, ha una scatola piena zeppa di storie, e non sono – solo – le sue. Non sono neanche le storie del Rione in cui è nata o delle città vicine e lontane in cui è cresciuta. 
Le storie che Elena ci racconta sono le nostre storie, quelle delle nostre nonne, delle nostre madri e anche le nostre. 

La Storia del Nuovo Cognome, il secondo capitolo televisivo de L’Amica Geniale, ci racconta di un mondo lontano e vicino al tempo stesso.

Storia del nuovo cognome: L'amica geniale
L’Amica Geniale – Storia del Nuovo Cognome Copyright: Eduardo Castaldo

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Nella nostra scatola di latta un passato ancora presente

Siamo negli anni ’60, qualche anno prima che l’Italia venga invasa dalle lotte studentesche e operaie, e le nostre due protagoniste/antagoniste attraversano due mondi in divenire

Uno è quello, appunto, storicamente connotato, di un paese che si accinge a vivere uno stravolgimento sostanziale in termini economici e culturali. L’altro è quello dell’adolescenza, in cui il cambiamento lega corpo e mente in maniera indissolubile. 

Prendendo spunto da ciò che la stessa Lila dice in merito ai metodi educativi con cui sta crescendo il figlio Rino, se i primi anni sono essenziali per lo sviluppo delle capacità cognitive, la pubertà rappresenta il primo vero banco di prova in cui mettere a frutto ciò che si è fino a quel momento imparato. Smarcati, anche solo in parte, della mano affettuosa dei genitori, ci si ritrova a dover gestire le relazioni sociali in maniera diversa e a fronteggiare un cambiamento radicale nella propria fisicità. L’ingenuità dell’infanzia lascia il posto al pensiero di un corpo che muta, si fa portatore di istanze nuove, proprie o degli altri. 

Come per tutte/i, l’adolescenza di Lila ed Elena è la ricerca di un equilibrio, di un proprio posto e valore in uno spazio mutevole. 
Ciò che le ha unite prima sembra ora dividerle. I libri, la cultura, l’istruzione sono la strada che Elena ha definitivamente imboccato e la porterà ad andare sempre più lontano dal Rione e dalla sua amica geniale.
Anche Lila ha creduto un attimo di essersi finalmente liberata di quel giogo ma non ha fatto che spostarsi semplicemente qualche centimetro più in là. Ma ci si può veramente liberare di tutto ciò che siamo finora state/i? Possiamo veramente credere che ripartire da zero sia possibile? 

Storia del nuovo cognome: L'amica geniale
L’Amica Geniale – Storia del Nuovo Cognome Copyright: Eduardo Castaldo

“Chell ch’è stat è stat… basta, ricomincio da tre”, diceva Massimo Troisi in uno dei suoi film più conosciuti. Se per lui era bene ripartire non da zero ma almeno salvare tre cose buone fatte fino a quel momento, ciò che sembra essere sempre più evidente in Storia del Nuovo Cognome è anche le cose brutte continuano a starti accanto quando decidi di ripartire.

Un fratello bugiardo, un marito violento, un’amica invidiosa: fingere che non esistano li rende solo fantasmi che un giorno o l’altro verranno a bussare alla tua porta. Insieme alla tua paura di fallire, di sentire inadeguata/o, di aver deluso chi in te ci aveva creduto tanto. E il meccanismo di difesa che metti in atto è il più semplice ma anche il più meschino: denigrando chi hai accanto non fai che mortificare te stessa/o.

Come già si comprendeva dai primi episodi, questa nuova stagione de L’Amica geniale ha messo in luce ancora di più le zone di penombra e buio che compongono il quadro della vita. Lo ha fatto soprattutto attraverso le donne, i cui corpi sono ancora oggi oggetto di dibattito. Chi possiede il corpo delle donne? Possiamo davvero ritenerci proprietarie dei nostri fianchi, delle nostre mani, delle nostre teste? 

Ma è una domanda che Ferrante applica anche all’universo maschile, provando a scandagliarne l’animo. Mostrando, ma non giustificando, come anche chi crede di terrorizzare è il primo ad aver paura. 

Storia del nuovo cognome: L'amica geniale
L’Amica Geniale – Storia del Nuovo Cognome Copyright: Eduardo Castaldo

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L’Amica Geniale è la nostra casa

E’ un’umanità complessa quella che anima le strade del Rione, le aule dell’Università di Pisa, le spiagge assolate di Ischia. 
La semplicità si mescola alla fatica, il desiderio si accompagna al pudore, la sfrontatezza arretra davanti al terrore. 
Ogni cosa finisce nell’impasto, nella malta con cui costruiamo i muri della nostra casa.

L’Amica geniale è la nostra casa, nelle cui stanze si sentono le nostri voci. Quelle delle nostre nonne che a 15 anni hanno partorito il loro primo figlio, quelle dei nostri zii costretti a partire per la leva, quelle delle nostre madri chine sui libri di scuola, quelle dei nostri nonni di ritorno a casa la sera dopo una giornata di lavoro. Le urla, le risate, i sospiri, i pianti, i canti. 

Ascoltiamole queste voci, cerchiamo di coglierne tutte le sfumature, non fermiamoci alla prima impressione e ricordiamoci ciò che siamo stati. 
Solo la memoria riuscirà a salvarci. Mentre attendiamo che dalla finestra giunga la luce di un giorno nuovo.

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