
L’Amica Geniale e il problema del disunirsi – Recensione della Terza Stagione
È diventata ormai una frase ripetuta volutamente a caso per farne una sorta di meme, ma è curiosamente adatta a funzionare come monito per la terza stagione di L’Amica Geniale.
“Non ti disunire” era il severo comandamento con cui il regista ammoniva Fabietto nel climax di “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino.
E “non ti disunire” è il messaggio che si vorrebbe far giungere agli autori dell’adattamento televisivo della saga di Elena Ferrante. Perché anche loro, come il giovane alter ego di Sorrentino, non se lo possono permettere. Come il ciclo di episodi conclusisi ieri suggerisce neanche tanto velatamente.


Un’occasione mancata
Terza stagione e terzo libro da trasporre dalla pagina scritta al piccolo schermo. Saverio Costanzo si unisce al team degli autori lasciando il posto dietro la macchina da presa a Daniele Lucchetti. Una scelta che finisce per riflettersi in maniera non sempre felice sugli episodi con momenti non pienamente riusciti ed effetti di dissolvenza inusuali per L’Amica Geniale. Si rivela, invece, meno problematica del previsto la decisione rischiosa di insistere su Margherita Mazzucco e Gaia Girace come volti di Lenù e Lila ormai molto più adulte di quanto lo sono le due attrici poco più che diciottenni. Trucco e costumi aiutano a smussare le differenze di età anche se talvolta si paga pegno ad un realismo che fa estrema attenzione alle ricostruzione degli ambienti, ma finisce per venire meno proprio quando in scena ci sono le due protagoniste.
Ma sono ancora davvero solo due le protagoniste?
L’Amica Geniale è sempre stata la storia di Lenù e Lila, ma questa dovrebbe essere, come recita il titolo, la storia di chi fugge e di chi resta.
E a fuggire e restare non sono solo le due storiche amiche. Ne potrebbe risultare un racconto più corale che apra i suoi orizzonti per parlare anche di altri di quei pianeti che hanno ruotato intorno alle due stelle sorelle. Ma è qui che la serie inizia a perdere la propria unicità. Che inizia, appunto, a disunirsi. Perché nel tentativo di aprirsi alla realtà che tumultuosamente cambia nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta la serie finisce, invece, per accartocciarsi nel tentativo di guardare tutto dal punto di vista delle due protagoniste. Che però sono spesso spettatrici forzatamente occasionali o volutamente distratte.
Il risultato è un insieme di scene a parte che sembrano aprire scenari solo per poi chiuderli senza che abbiano uno sviluppo tranne poi menzionarli di sfuggita quando nessuno ci pensava più. Illuminante in tal senso è la storia di Pasquale che riecheggia il passaggio dalle lotte sindacali agli inizi degli anni di piombo. Una scena intensa e drammatica che si spegne con l’eco di una porta che sbatte. O anche le occupazioni studentesche e le manifestazioni femministe che finiscono per essere avulse dal contesto di una vicenda che rimane privata.
Momenti che non sono superflui perché contribuiscono a dare sostanza al modo di pensare e di agire di Elena, ma che sono troppo sporadici per poter essere considerati parte di L’Amica Geniale.


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Chi resta e chi fugge
Nonostante i tentativi fatti, pertanto, L’Amica Geniale continua ad essere la storia di Lila e Lenù. Anzi, di Lila ed Elena perché sempre più raramente sentiamo usare il diminutivo napoletano. A fuggire e restare sono, quindi, ancora una volta loro due. E, come spesso è accaduto, il titolo del libro lascia al lettore o, in questo caso, allo spettatore stabilire chi è che fugge e chi è che resta. Per accorgersi, infine, che a restare e fuggire sono sia Lila che Elena. Ma in modi uguali ed opposti. Perché si può restare per fuggire da sé stessi o fuggire per restare sé stessi anche senza accorgersene.
Lo si capisce bene dal percorso di Lila in questa terza stagione di L’Amica Geniale. Allontanatasi dal rione prima e dal matrimonio con Stefano poi. Legatasi alla bontà incondizionata di Enzo. Sottomessasi a una faticosa routine tra lavoro e figlio da crescere sbarcando il lunario. Lila si allontana fisicamente dai luoghi e dalle persone che le hanno impedito di coltivare la sua genialità. Ma il suo non è un fuggire quanto piuttosto un disperato tentativo di restare sé stessa contro tutto e tutti. Una necessità vitale che è lo stesso motivo per cui torna in quel rione che l’ha disprezzata, da quelle persone che volevano opprimerla, da quel nemico che vorrebbe schiavizzarla. Lo fa perché non è nella fuga che può trovare la sua vittoria, ma nel restare orgogliosamente sé stessa. Alzare ogni volta il livello della sfida per dimostrare che non sarà mai sconfitta.
Lila resta perché è quello l’unico modo per fuggire. Al contrario di ciò che fa Elena che deve fuggire continuamente per convincersi che invece il suo continuo divenire è un modo per non confessare a sé stessa cosa è rimasta. Il matrimonio con Pietro. L’esordio come scrittrice. Il tentativo di diventare giornalista. Il ruolo di madre. Il reinventarsi saggista femminista. Momenti diversi di uno stesso cammino che Elena compie credendo di allontanarsi da un intero mondo che sente ormai del tutto alieno.
Ma, in realtà, il suo è un perpetuo mascherarsi. Un nascondere soprattutto a sé stessa una verità che non può accettare. Che Elena, in fondo, è colei che resta. Attaccata al continuo conflitto latente con Lila. Al desiderio di avere successo solo per dimostrare che lei vale di più. Alla volontà di apparire superiore a tutti gli invitati al compleanno della madre dei Solara. A quel Nino Sarratore che finalmente è suo e non più irraggiungibile.
L’Amica Geniale è Elena o Lila? È chi resta o chi fugge?


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Una serie che si disunisce
Ed è qui che il meccanismo perfetto delle passate stagioni inizia a incepparsi. L’Amica Geniale è sempre vissuta del dualismo tra le due protagoniste. Del loro essere così diverse eppure complementari e inscindibili. Costrette a vivere in luoghi e situazioni differenti, ma sempre unite da un sottile filo invisibile. Un legame che poteva anche essere attraversato da scosse elettriche e terremoti disastrosi, ma che restava incrollabile nella sua unicità.
Tutto ciò inizia a perdersi in questa stagione che si convince che l’evoluzione delle due protagoniste possa avvenire soltanto tacendo di quel legame. Come se potessero essere due io solo cancellando l’unico noi che sono sempre state. Ed è per questo che il “non ti disunire” di Capuano finisce per essere un monito per L’Amica Geniale. Perché non obbedirvi significa far perdere alla serie quella che era la sua più profonda natura. Ciò che difficilmente è possibile trovare in altri prodotti seriali.
E questo L’Amica Geniale non se lo può permettere. Perché proprio questa stagione ha dimostrato come gli autori non siano ancora in grado di riempire questa vistosa assenza con nuove armoniche presenze. La serie si ridurrebbe ad essere il racconto di due persone che vivono vite diverse sullo sfondo di una società che sta cambiando. Ma, per quel che si è visto, né lo sfondo è sufficientemente ben descritto né le due storie singole possono camminare senza appoggiarsi l’una all’altra.
L’Amica Geniale si chiude con Elena che vede nel riflesso dello specchio il suo volto da adulta. Non più Margherita Mazzucco, ma Alba Rohrwacher. Come non ci sarà più Gaia Girace, ma un altro nome ancora ignoto (Luisa Ranieri? Irene Maiorino? Cristiana Dell’Anna?) a interpretare Lila. Un cambio di attori necessario per motivi anagrafici.
Ma soprattutto perché è L’Amica Geniale ad essere cambiata. Basterà a compensare l’aver ignorato il “non ti disunire” ?







