Cinema

American Hustle – L’apparenza inganna: la recensione

E’ probabilmente il film che ha avuto maggior riscontro dalla critica negli ultimi tempi con ben 3 Golden Globes portati a casa e ben 10 nomination agli Oscar, con probabilità molto alte di vittoria in quasi tutte le 10 categorie. American Hustle è un film esilarante, che unisce azione e pathos ad una comicità eccentrica fondata sulla quasi assurdità dei personaggi. E’ uno di quei film che ti lascia a bocca aperta, perché ogni volta non sai cosa aspettarti e il sottotitolo italiano, ‘L’apparenza inganna’, calza a pennello. La prima cosa che mi è venuta in mente, però, dopo averlo visto è stata: “Ma merita tutti questi riconoscimenti?”

Il film è incentrato su fatti realmente accaduti, ma solo in parte come la scritta che appare prima che il film inizi dice: “Alcune di questeamerican-hustle cose sono realmente successe”. La storia si basa su un’operazione dell’FBI che portò agli arresti di quattro figure di spicco della politica statunitense alla fine degli anni ’70. L’operazione Abscam è solo la struttura di base del film che, invece, va ben oltre. American Hustle racconta l’operazione dal punto di vista di due truffatori, Irving Rosenfeld e Sydney Prosser, interpretati rispettivamente da Christian Bale da Amy Adams, che dopo essere stati arrestati sono costretti, per essere liberati, a partecipare all’operazione da un eccentrico agente federale, Richie DiMaso, interpretato da Bradley Cooper. L’operazione non si conclude come ci si aspetterebbe ed è qui che entra in gioco l’inganno dell’apparenza.

Appena ho letto la trama mi è subito venuto in mente Argo. L’operazione, in quel caso, era della CIA, ma la similitudine nella mia testa era là. La storia, il film così come si è presentato, come è stato ‘costruito’, però è tutta un’altra cosa. American Hustle è un film che va 3022901-inline-s-1-from-perms-to-toupees-how-seventies-style-big-hair-defines-american-hustle-charactersguardato con attenzione, ma che allo stesso tempo ha quella vena di assurda comicità rappresentata da un gruppo di personaggi esagerati e decisamente ben interpretati, tanto da convincermi che la cosa che ha reso questo film così straordinario sono stati gli attori che si sono superati. Paradossalmente Christian Bale è stato quello che ho apprezzato meno, con Bradley Cooper che si sta dimostrando essere uno degli attori ’emergenti’, se così si può dire, migliori nel genere. Tra le donne è una lotta ad armi pari con Amy Adams e Jennifer Lawrence che rubano la scena ai loro colleghi, bellissime e straordinariamente brave.

I personaggi sono i veri protagonisti di questo film, ruoli ben scritti e come ho già detto ben interpretati. Rimani così attratto da questi individui assurdi che quasi la storia passa in secondo piano. Si tratta di personaggi che sono alla ricerca di una vita migliore, che vogliono diventare ‘qualcuno’, ognuno a suo modo. Ma sono i personaggi secondari che hanno imagescatturato la mia attenzione. Richie DiMasio, interpretato da Bradley Cooper, è un agente dell’FBI, un sociopatico dalla testa calda, che cerca di fare carriera nell FBI mettendo su quest’operazione e finendo, però, fregato, dopo essersi lasciato abbindolare da Sydney aka Lady Edith. Nonostante alla fine riescano a catturare i politici corrotti, il suo nome resterà uno dei tanti. Rosalyn, la moglie di Irving, interpretata da Jennifer Lawrence, è una donna folle e frustrata, che nella sua stupidità, finisce per essere l’ostacolo principale della missione. E’ una donna meschina che sfrutta suo figlio e l’amore che Irving ha per suo figlio per tenersi il marito, e che, non appena trova un altro uomo capace di soddisfare i suoi vizi, senza farsi scrupoli sul fatto che l’uomo sia un mafioso, lascia il marito.

Il fatto che non ci sia una grande storia alla base, se pur ben scritta, tanto da fare difficoltà a capire chi stia fregando chi alla fine, per me è un limite enorme. Personalmente sono sempre portata ad amare film che alla base hanno una trama importante o un messaggio importante, per cui alla domanda iniziale “Ma merita tutti questi riconoscimenti?” la mia risposta sarebbe un no secco. Evidentemente gli esperti del mestiere non la pensano allo stesso modo.

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