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American Horror Story

American Horror Story: Recensione episodio 4.11- Magical Thinking

Diciamocela tutta, Murphy di questa stagione aveva in mente solo due cose: Dandy e il Clown assassino. Una volta eliminato quest’ultimo (cheth (1) prevedo ritornerà nel finale di stagione) e semi concluso la storyline del grazioso pazzoide in gilet, tutto il resto doveva andare avanti in qualche modo, ma questo non pare essere di nessun interesse per il creatore della serie. I protagonisti fluttuano incerti sul loro futuro, cambiando idea ogni inquadratura, non rispettando l’unità temporale degli episodi, scomparendo per scene importanti per riapparire misteriosamente poco dopo. Senza parlare della caratterizzazione che ormai è andata a farsi benedire, come la povera MaPetite: non solo il personaggio della Lange non è mai uscito dal ruolo della prima donna ossessionata dal successo, ma anche Jimmy e Bette&Dot regrediscono piano piano a caricatura di loro stessi. Possibile che perfino Coven sia riuscito a fare meglio di questa quarta stagione? Possibile che per risollevare gli episodi sia necessario Matt Bomer o Neil Patrick Harris? Possibile che siamo nuovamente qui, in una recensione di American Horror Story a sottolineare ancora i soliti difetti ?, tutto ciò è possibile.

A soli due episodi dalla fine, incontriamo un nuovo personaggio molto vicino alla mente di Dandy ma più umano di lui: Chester. Un ex soldato con seri problemi di doppia personalità, che lo portano a considerare la bambola che usa per il ventriloquismo come una persona vera. Chester è splendidamente interpretato da Harris, che ancora una volta dimostra il suo talento di attore e riesce ad essere il vero protagonista dell’episodio, mettendo in ombra anche le due teste della Paulson. Proprio quest’ultima, dopo una inspiegabile riconciliazione con se stessa (avvenuta nel giro di 24 ore dalla fine dello scorso episodio) ha deciso che il suo fine ultimo nella vita sarà divertirsi. Ma non giocare a carte o prendere lezioni di danza, ma perdere la verginità, Avete capito bene, dopo interi episodi trascorsi a cercare l’amore, l’approvazione, una famiglia, il successo personale, Bette e Dot cercano un uomo (qualsiasi) che apra loro le porte del piacere. Ditemi se questo non è regresso!

thMa Chester, appena arrivato al Freak Show, non solo ottiene un numero tutto suo, ma Elsa decide di vendere a lui il circo ora che andrà a Hollywood ( e sappiamo farà fortuna). Anche in questo caso, come si spieghi che Elsa si fidi di un tizio con palesi problemi mentali ci è ignoto. Così come incomprensibile restano le motivazioni che spingono Jimmy a fidarsi del truffatore a caccia di freaks che gli fa tagliare le mani da aragosta. Il problema è che questo comporta che l’unico capace di tendere inganni, trappole, usare il cervello insomma sia Dandy. A cui basta apparire due minuti con una pelliccia di orso polare su una giostra per risollevare la scena.

Il personaggio di Chester è interessante e ben costruito e dimostra che se fosse stata data più attenzione al concetto di “Freak” di diversità che prescinde dalla deformità, tutta questa stagione avrebbe avuto un altro spessore. Invece di una serie di personaggi potenzialmente belli che si muovono a caso in modo disorganico e l’episodio dedicato a “Testa a Punta”.

Rimane un episodio piacevole, anche ritmato e ben recitato ma che viene schiacciato da una stagione che ha bisogno di nomi risonanti per stare in piedi e fare ascolti; forse sarebbe meglio se Murphy smettesse di scrivere per la televisione.

Good Luck!

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