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American Horror Story

American Horror Story: Recensione episodio 4.06 – Bullseye

Unhappy things still happen.
Even in our time,
Saddest of all is this
What happened to Elvira Madigan.-  da”Elvira Madigan” ballata svedese.

Questo non è American Horror Story. Di tutti i 48 minuti che formano questo episodio non ce n’è uno che possa essere minimamente collegato a quella bellissima serie iniziata ormai quattro anni fa. Quel prodotto in cui la storia veniva narrata grazie a balzi temporali continui, in cui il passato e il presente si confondevamo come realtà e finzione nella casa stregata. Personaggi intriganti, interessanti e profondi, dalle problematiche vite e dai sentimenti che bucavo lo schermo. Di quel bel prodotto che per due anni è riuscito a regalare paura e terrore con grazia e maestria non rimane niente, se non un gruppo di attori che interpreta personaggi diversi.

I motivi per cui questa stagione e questo episodio conferma dei difetti già presenti in Coven, sono molteplici e facilmente individuabili.

Il primo è Jessica Lange, o meglio i personaggi che deve interpretare. Il fatto che questa grande attrice abbia un talento strepitoso e che ogni281649-300-300-1-100-american-horror-story-freakshow-4x061 sua battuta risulti perfetta non è in dubbio, quello che a mio parere non quadra è la ripetitività del suo personaggio. Ormai è difficile distinguere le battute di Elsa Mars da quelle di Fiona o di Suor Jude. Tutte e tre sono personaggi simili, prime donne con un forte bisogno di affermazione e un concetto di amore deviato. Poco importa se una veste i panni di una suora o l’altra è senza gambe, Jessica Lange sta recitando da tre anni lo stesso ruolo. Ed il fatto che sia sempre lei il motore dell’azione e il personaggio principale evidenzia maggiormente questa scarsa originalità del suo personaggio. Come se non bastasse, Elsa cammina come se avesse delle gambe normali e indossa costantemente tacchi molto alti nonostante ricordiamo abbia perso entrambe le gambe e la storia si ambienti negli anni 50. Aggiungendo poi le scelte intraprese in questo episodio, la somiglianza in particolare con la Supreme è palese. Questo di per sé non è un difetto ma se nel cast hai Kathy Bates, Angela Bassett e la Paulson che rimangono sempre relegate a comprimarie, forse, potrebbe essere originale anche girare i ruoli.

403-05Il secondo motivo è il tema e anche in questo caso la sua ripetitività. Nella recensione della premiere avevo sottolineato come fosse interessante raccontare del concetto di diverso e di mostro in una ambientazione come quella del Freaks Show. Di quello che è stato fatto vedere nella premiere rimane poco. Esclusa la parte di Dandy infatti, tutte le altre vicende che accadono ai freaks non hanno niente a che vedere con il concetto di diversità e con la difficoltà di integrazione. Io volevo che il tema dell’emarginazione sociale fosse quello centrale, avrei voluto che la serie fosse così politicamente scorretta da evidenziare come con una diversità esteriore (e ripeto solamente estetica) fosse difficile e arduo vivere allora (ma anche oggi). E invece viene tutto buttato alle ortiche banalizzando il concetto del “siamo tutti umani pensiamo tutti le stesse cose”, trascurando il tema e facendo vivere ai freaks storie che potrebbero vivere persone comuni. In questo episodio ad esempio Paul viene ferito semplicemente perché d’intralcio a Elsa, la Donna Barbuta si fida di quest’ultima perché l’ha aiutata, Jimmy è entrato in un triangolo (troppo improvviso) che probabilmente non potrà sciogliere e l’infermiera scappa di casa per amore. E tutto questo non fa altro che sprecare l’ambientazione molto intrigante creata da Murphy che finisce per fare paura solo nella sigla. Se il titolo fa riferimento all’horror circense, la paura dove sta? Fuori dal tendone, lontano dai palcoscenici, in una cameretta di un bambino psicolabile di nome Dandy.

Il terzo motivo si ricollega proprio alla carenza di mordente e tensione. Vedete, anche la prima stagione non spaventava più di tanto ma almeno, grazie alla narrazione spezzata dai flashback, la tensione saliva man mano che il finale si avvicinava. Qui non c’è niente che spaventi e niente che faccia venire quel magone tipico di alcuni tipi di horror. Se non recasse il titolo “American Horror Story” potrebbe essere facile scambiare questa stagione come un prodotto diverso. La trama infatti viene telefonata episodio dopo episodio, non sono posti interrogativi allo spettatore che subisce passivo gli eventi sperando di vedere solo scene con più Dandy e Madre.

Il quarto motivo di questo triste insuccesso è la scenografia e il comparto sonoro. Se infatti le prime due stagioni si distinguevano per unAmerican-Horror-Story-4.06 uso dei suoni e delle melodie bellissimo e azzeccato, mentre Coven faceva dell’estetica il punto forte in questo caso non è possibile riscontrare novità in nessuno dei due. Coven ha avuto molti difetti narrativi ma ha saputo lasciare alcune immagini iconiche grazie ai forti contrasti cromatici che ben rendevano l’atmosfera di New Orleans (pensiamo alla scena delle streghe in nero che camminano per strada). In questo caso la fotografia poco esalta l’atmosfera malinconica tipica dei circhi. I costumi sono pochi e ripetitivi, non c’è cura dei particoli e dei colori. La colonna sonora invece di avere un motivo ricorrente preferisce proporre cover di canzoni popolari alla glee, che cozzano con l’atmosfera che dovrebbe essere creepy e non lo è.

Voglio avere paura o almeno sentire un brivido lungo la schiena quando guardo questo show, perché l’ho amato dalla prima puntata per questo. Non mi interessa l’ennesimo racconto di Murphy su cosa voglia dire essere diversi ma sentirsi forti perché in gruppo (ho già visto le prime tre stagioni di Glee). Non mi interessa il racconto di Murphy di una donna che non accetta di invecchiare e vuole primeggiare sugli altri (ho già visto Coven). Vorrei che l’atmosfera circense venisse sfruttata a pieno, vorrei davvero vedere delle citazioni al film “Fraks” del 1932, vorrei vedere i protagonisti lottare tra di loro anche se condividono un sentimento di emarginazione, vorrei vederli affrontare la loro diversità, vorrei che questa stagione non fosse stata scritta da Ryan Murphy.

Questo non è American Horror Story e questa non è una recensione di un episodio, ma una reazione spontanea ad esso che spero voi lettori sappiate accettare e criticare liberamente.

Alla prossima settimana. Good Luck!

Note:

  • Alzi la mano chi aveva paura che Katy Bates cantasse Happy Birthday.

  • Jimmy davvero entri in casa di un tizio che voleva “comprare un circo”?

  • Speigatemi il senso della di far sparire i personaggi da episodio a episodio?

  • Dandy e sua madre sono l’unica cosa che ricorderò di questa stagione. Bravissimi, inquietanti, ambigui e isterici. Voglio uno spin-off su di loro.

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