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American Horror Story

American Horror Story: Recensione episodio 3.12- Go To Hell

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” You will perform the Seven Wonders or you will die trying”

Episodio preparatore, questa settimana per “AHS: Coven”, ormai siamo agli sgoccioli, e tra meno di sette giorni, lasceremo New Orleans per sempre, tornando a settembre pare con una ambientazione anni ’50. “Go to Hell” svolge bene il suo compito di trampolino di lancio per il gran finale, preparando la scena per il rito delle decretazione della nuova Suprema, senza però rinunciare a chiarire e concludere alcune storyline ormai da tempo al capolinea, ma è tutto qui, non va oltre, regala poche emozioni, coinvolgendo lo spettatore meno del solito, ma attenzione, perché in questo caso forse non è un male, in quanto la linearità della trama ne risente positivamente. ahs 3.12 (3)Se questo episodio fosse finito dopo 18 minuti, sarebbe stato perfetto, la prima metà della narrazione è infatti dedicata alla storia di Kahty Bates, che aveva aperto il pilot e che qui si conclude, in maniera cruda e degna del suo personaggio.

La storia di Madame LaLaurie è stata portatrice di un nuovo tema nell’antologica AHS, ossia il razzismo: come in una sorta di girone dantesco il personaggio della Bates deve scontare, infatti, come punizione per i suoi peccati il vivere in eterno vedendo tutto quello in cui ha sempre creduto morire lentamente, finendo lei stessa per legare in modo stretto con Queenie l’unica strega di colore della congrega. Kathy Bates, ci regala forse la sua performance migliore in questa serie, proprio nei primi 18 minuti, quando recita una sorta di monologo sull’uomo moderno e il pentimento, raccontando quello che ha compreso dalla visione della tv: pochi minuti da brividi e come sempre “applausi”. Il suo cerchio narrativo, si chiude nel luogo in cui è iniziato, nella soffitta di casa sua, con il viso coperto di sangue di un’altra delle sue vittime innocenti, uccisa però da Queenie, che è riuscita ad accordarsi con Papa Legba; il gesto della lingua della LaLaurie, che si pulisce le labbra dagli schizzi di sangue, rimanda visivamente proprio alla scena finale del pilot, nella quale si spalmava sul viso il suo intruglio di bellezza proprio a base di questa sostanza.

Passata la prima metà, entriamo nell’altro tema centrale di questa terza stagione, ossia il rapporto tra madri e figli, nello specifico con ilAHS 3.12 (2) duo ben collaudato Paulson- Lange, che però non trova quest’anno la profonda chimica della passata stagione, rimanendo poco sviluppato il rapporto tra le due che non viene indagato profondamente; l’unica caratteristica che lo spettatore comprende è la totale soggezione di Cordelia nei confronti della madre e un qualche rimpianto da parte di Fiona nei confronti della figlia, ma senza un perché vero e proprio. Sarebbe stato interessante se avessero esplorato l’infanzia di Cordelia, magari con qualche flashback. Nell’episodio di questa settimana, Cordelia recupera il dono della vista, che però è ancora più potente di prima in quanto le permette di vedere il futuro e le intenzioni malvagie della madre e riesce a ritrovare Misty Day esclusivamente annusando i suoi vestiti; qui mi sorge il dubbio che possa essere lei la prossima suprema… Cordelia si trova nuovamente, come era accaduto nel pilot, a dover contrastare le mire egoistiche di Fiona per proteggere la congrega, rivolgendosi a “The Axeman” l’uomo che ha sempre amato la Suprema in silenzio e di nascosto e che ha suonato per lei anche quando era in fin di vita. Fiona muore, senza troppi giri di parole, muore come se ne sono andati i cacciatori di streghe la scorsa puntata, trafitta dall’ascia dell’uomo che ha deluso.

Ma se per la Bates assistiamo ad una sorta di celebrazione del personaggio e, in qualche modo, anche se negativo, c’è stato un percorso con un inizio ed una fine per Madame LaLaurie, per Fiona Goode non è così, la sua dipartita è rapida, indolore, viene uccisa e gettata nella palude e forse questo potrebbe essere anche una fine giusta per la dissoluta vicenda del suo personaggio, ma dopo averla vista sopravvivere a così tante avversità, qualcosa sembra stonare nella scena della sua morte: che sia davvero l’ultima volta che vediamo Jessica Lange?

ahs 3.12 (4)The Axeman, viene ucciso come Cesare dai senatori romani, trafitto da tante lame quante sono le streghe della congrega, e con questa immagine l’episodio si chiude, lasciando spazio alle varie ipotesi su chi possa essere davvero la nuova Suprema, tutte le ragazze sembrano avere manifestato molti poteri nuovi, quindi scatta il toto-supreme!!!

Ora lasciatemi, ancora poche righe per commentare questa terza stagione di AHS, visto che questa sarà la mia ultima recensione, di questa serie, e visto che ormai siamo al penultimo episodio. Posso tranquillamente dire che, a mio parere, questa non è stata la migliore stagione di American Horror Story. I difetti che hanno sempre pervaso la serie quest’anno, a causa di alcune scelte sbagliate, sono emersi più visibili che mai: una trama che pare a tratti fatta a brandelli e poi ricostruita, l’uso sbagliato dei personaggi, sovraccaricando lo show con troppo protagonisti che appaiono poco delineati e approfonditi ed, infine, una cattiva gestione della narrazione attraverso gli episodi. Ma io credo anche che questa sensazione di non soddisfazione sia dipesa anche dal tema scelto, che poteva essere davvero molto interessante, e dal fatto che dopo la seconda stagione AHS è entrata a far parte di quell’olimpo di serie-tv troppo note e che trasformano questo “andare di moda” in un abbassamento del livello generale. Quindi, Coven ha disatteso le aspettative nei contenuti, rimanendo sempre, però un bellissimo contenitore esteticamente perfetto. Ma non sempre è oro ciò che luccica.

Good Luck!

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