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American Horror Story

American Horror Story: Recensione episodio 3.05 – Burn Witch Burn

Nell’autunno del 2011 Murphy e Falchuk ci hanno preso per mano guidandoci nell’infinito mistero che è l’essere umano e per farlo hanno deciso di esporre una rassegna dell’intero mondo “horror” fino ad ora trasposto su pellicola, che in molti casi prendeva spunto da fatti realmente accaduti. Sono passati tre anni, e i due sceneggiatori hanno provato e testato numerose coreografie, ma, in ogni tipo di danza ci sono passi che si ripetono, anche se il ritmo cambia, AHS 3X5come se fossero una sorta di timbro, di marchio. Questa è la vera peculiarità di American Horror Story, oltre ad essere una serie tv dove, è proprio l’elemento della serialità che sembra apparentemente venire meno, i suoi autori sono stati capaci di lasciare una sorta di filo d’Arianna che collega le tre stagioni fin’ora viste, e che ci permettere di avere sempre più familiarità con il telefilm anche se tutte le volte la narrazione comincia da un nuovo punto zero.

Se come me avete seguito la serie dall’inizio, avrete notato che sono state distribuite piccole gocce di trama uguale in ognuna delle stagioni, e questo episodio le contiene tutte. Il primo tema che ricorre e concorre a donare ciclicità al tutto è quello dalla maternità. Gli sceneggiatori devono aver avuto dei problemi con le rispettive madri, perché se nella prima stagione Jessica Lange rappresentava la madre disposta a tutto pur di essere sempre considerata tale, tanto da crescere un demonio, e se nella seconda la totale assenza della figura materna è la causa principale dei problemi mentali di Blodyface, in Coven la Lange deve fare nuovamente i conti con il personaggio AHS 3X05della madre assente, Kathy Bates che interpreta una mamma a cui sono necessari secoli per capire che forse ha sbagliato qualcosina ed infine la povera Paulson che corre alla disperata ricerca di un figlio che non può avere. Ed in questo episodio la scena in cui la Suprema ridona la vita al neonato morto è il punto di arrivo di queste briciole di pane sparse per le precedenti stagioni. Scena bellissima e intensa in cui la Lange ricorda ancora a tutti quanto sia talentuosa. Il secondo tema ricorrente è quello del limite della mente umana, ossia quanto l’essere umano è disposto a fare pur di ottenere ciò che vuole: ricordiamo cervelli mangiati per far crescere meglio il proprio bambino, esperimenti su pazienti malati per il progresso scientifico, rinnegare il proprio Dio solo per un avanzamento di carriera e, infine, in questo episodio una strega bruciata viva e cadaveri in soffitta per giocare alle signore. Ciò che interessa realmente a Murphy è l’indagine sul limite, su chi rimane sull’orlo del precipizio e sul momento esatto in cui decide di andare oltre e saltare giù; avete notato come le scene nei corridoi dell’ospedale ricordassero moltissimo i corridoi del manicomio della scorsa stagione? Questa è ciclicità e coralità d’insieme che fanno di questa serie un gioiellino imperdibile. E infine l’uso dei colori molto decisi e in totale contrasto tra loro, pensiamo al buio e oscurità della casa e dei suoi abitanti, contro il verde del prato all’esterno e i colori sorbetto degli abiti della Lange nella prima stagione; ricordiamo il nero delle tonache e il rosso delle sottovesti in Asaylum ed in Coven l’uso di ambienti molto luminosi in cui predomina il bianco latte e su cui si stagliano figure vestite di nero, che emergono come ritagliate dal resto della scenografia, AHS 3X05 (2)ricordando la diversità dei personaggi nel reale. Sono streghe, vestono nero per ricordarlo al mondo; tutto ciò dà vita ad una scena finale, quella del rogo, che sarebbe stata d’impatto anche se non ci fossero state battute, bellissima da vedere, inquietante e di classe allo stesso tempo. La serialità quindi è nascosta ma presente, ed è sottile, quasi inconscia e impalpabile ma se la si coglie è possibile notare quanto essa sia il vero punto di forza della serie.

Nell’episodio di questa settimana, assistiamo oltre alle cose già dette sopra, ad un accantonamento di alcuni personaggi a favore di una maggiore attenzione sulla trama e sul duo dell’anno Bates -Lange. L’accecamento di Cordelia e la notte dei morti viventi portano Fiona e Delphine a riconsiderare il ruolo che hanno avuto nella vita delle loro figlie e, dall’altra parte, la trama avanza rapidamente con i giochi di potere di Fiona e il suo istinto di autoconservazione che mandano al rogo un membro del consiglio; il risveglio dei poteri di Zoe, Queenie che passa al lato oscuro della forza e il ritorno finale di Misty Day che, per dare ancora più sale al tutto, resuscita un’abbrustolita Frances Conroy. L’equilibrio è giusto, ci sono scene molto lente e avvolte daAHS 3X05 (3) una nebbia grigiastra e scene dinamiche in cui l’azione e la velocità degli eventi la fa da padrone, come il combattimento a suon di sega elettrica della Farmiga contro un’orda di zombie. Io non so se Murphy voleva mandare un messaggio ai fan di TWD ma, sicuramente, non è stato contagiato dalla Zombie-mania degli ultimi tempi perché, quando si tratta di non morti, preferisce chiaramente i fantasmi o i frankenstein e, con questa scena che ha del memorabile, ha chiarito il concetto, streghe 1 zombie 0 perché le fattucchiere del sud sono capaci di vincere anche senza usare la magia, ma solo attrezzi da giardinaggio.

Tre anni fa è iniziato un viaggio, che ancora non è finito e che aggiunge tappe sempre più belle via via che prosegue, entrando nei nostri cuori e scalando in fretta la classifica delle serie che più attendiamo con ansia quando la settimana comincia. Se non lo state ancora facendo, iniziate questo viaggio… non rimarrete delusi.

Good Luck!

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