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American Horror Story: recensione dell’episodio 2.08 – Unholy Night

Non ho mai visto una storia così immersa nel Natale e capace di farti accapponare la pelle come “Unholy Night”. Una cosa è certa: se volete traumatizzare qualche animo innocente, fategli vedere questo episodio e non vorrà saperne più di Natale per tutta la vita. (n.d. Ale: per carità, non fatelo, era solo per farvi capire).

Di certezza ce n’è un’altra, vista anche nella prima stagione di American Horror Story: quando Ryan Murphy si butta, lo fa senza trattenersi. Deliziosamente macabro, questo episodio raccoglie gli stereotipi di un classico episodio a tema natalizio di una qualsivoglia serie tv e li usa a proprio orrorifico favore.

Prima di tutto, il cattivo della puntata, Leigh Emerson, un paziente criminale, che si divertiva a vestirsi da Babbo Natale e torturare quante più famiglie riusciva nel periodo natalizio. Già questo è sufficientemente inquietante. Se non bastasse, la sua condotta all’Asylum non è particolarmente docile, al punto da essere stato buttato in isolamento da Sister Jude buttando la chiave. Questo ovviamente l’anno prima delle vicende “attuali” della storia, con Sister Eunice/Diavolo che per generare un po’ di amato caos decide di liberarlo e di dargli addirittura un vestito da Babbo. Malefica.

Come è malefica nell’architettare il modo di far fuori Sister Jude, proprio usando Babbo Bastardo come arma del delitto. Peccato che però la sorella la scampa, uccidendo il rubicondo schizoide (ottimamente interpretato da Ian McShane). O nell’uccidere la guardia Mike perché aveva segni di pentimento e senso di colpa, evitando così di tirar dentro la polizia. Una bella sgozzata e via, tra l’altro davanti agli occhi dello stesso Emerson, prima di essere mandato a morire da Jude.

Episodio davvero natalizio. Schizzato, ma natalizio. Come è schizzato il modo di addobbare l’albero natalizio nella sala comune (orfana della canzone tormentone Dominique). Ci vuole stomaco per vedere come addobbi le stesse ortodonzie dei pazienti, insieme a flebo, materiale ospedaliero vario e ciocche di capelli tagliate a tutti. Un albero che più horror di così, poteva essere solo con pezzi di cadavere, ma sarebbe stato eccessivamente gore, mentre AHS dà il suo meglio quando punta all’horror psicologico (come è in generale tutto l’horror, a mio parere).

Ormai Sister Eunice è davvero il Diavolo Sparito completamente dalla scena l’angelo della morte (peccato, lo rivedremo? Speriamo) la suoraccia fa dell’Asylum un po’ quello che vuole. Mentre il Dott. Arden è un manichino nelle sue mani, pur ostentando una certa sicumera. Così come anche il Monsignore è ormai un personaggio senza spina dorsale e ci appare ancora più inetto nel suo identificare le azioni di Eunice come “illuminate” e “progressiste”.

Da spettatori siamo più volte messi di fronte a scene disturbate e deviate. L’unico vero moto di gioia dell’episodio si ha nella cattura di Thredson da parte di Lana e Kit, che lo confinano in non sa bene quale sala del manicomio. Ovviamente. Del resto, nei primi episodi abbiamo scoperto che Bloody Face è ancora vivo (o no?) e quindi ci aspettiamo che Thredson si riveli, a giochi fatti, l’unico sopravvissuto di tutta la storia.

In definitiva, un episodio che forse non fa procedere la trama più di tanto (beh… sono tornati anche gli alieni… chi ci capisce più niente!!) ma che ha nello stile natalizio la sua dote più grande. Una stagione che continua a rivelarsi avvincente e horror al punto giusto. Merry insane Christmas a tutti.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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