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Recensioni Serie Tv

American Horror Story: 2.06 The Origins of Monstrosity

La seconda stagione di American Horror story continua a confermare i suoi standard: l’episodio in questione, “The origins of monstrosity” ha non sono confermato il livello, molto alto, di questa stagione, ma personalmente credo lo abbia assolutamente innalzato. Per una sensibilità personale, sono molto attratta dal tema della follia e trovo che sinceramente gli autori lo stiano trattando davvero con i guanti bianchi. Dopo le sviolinate in apertura, entriamo nel vivo dell’episodio.

Come il titolo stesso suggerisce “The origins of monstosity”, ossia “Le origini della mostruosità”, questo episodio pone l’accento in particolare sui tre mostri reali di questa serie, ossia Blodyface, che abbiamo scoperto essere il dolce Dr. Therdson, il Dr. Arden e Sorella Mary, ma la cosa interessante, almeno per quanto mi riguarda, è stata il fatto che gli autori hanno deciso di approfondire la storia di questi tre personaggi, che, per ovvie ragioni, siamo qui tutti a condannare, ma che, andando a scavare nel profondo del loro passato e della loro “anima”, ci si rende conto che un ruolo fondamentale nell’origine del mostro l’ha avuto anche la società. Altro elemento che ho personalmente trovato molto interessante è quello che io definirei, anche impropriamente, un capovolgimento dei ruoli: è mostrato, con chiarezza, che i folli non sono i pazienti di Briarcliff, ma coloro i quali hanno avuto la presunzione di curarli. Io trovo che sia una scelta brillante che, e probabilmente è solo frutto della mia immaginazione e di ragionamenti che faccio con me stessa, rispecchia un po’ la società: spesso coloro che giudicano con tanto ardore, sono quelli con più scheletri nell’armadio, è la loro coscienza che li porta al giudizio degli altri, per togliere l’attenzione da se stessi. Ma direi che è arrivato il momento di addentrarci nelle storie di questi tre personaggi, su cui l’episodio è concentrato.

Partiamo dal Dr. Thredson, o Blodyface, o semplicemente Oliver. Già nell’episodio precedente avevamo scoperto la sua identità, in questo si fa un ulteriore passo avanti nella costruzione del personaggio. Ci viene, come detto in precedenza, l’origine del disagio, della follia, le origini del mostro. Scopriremo, infatti, che la mania (?) ha il suo fondamento dell’abbandono subito da Oliver da parte della madre, quando era ancora un bambino. Cresciuto in un orfanotrofio a suon di frustate, ha dovuto affrontare, oltre che la mancanza di una figura così importante, come quella materna, anche l’umiliazione e lo scherno della società, che lo ha sempre in qualche modo deriso ed emarginato per un qualcosa che di sicuro non si è scelto. Il suo disturbo si è manifestato inizialmente con l’ossessiva ricerca della figura materna in ogni donna, con età intorno ai 30 anni, ossia quelli che la sua vera madre aveva quando lo aveva abbandonato. Il primo tentativo di scuoiamento è avvenuto su una donna morta, ma poi ha iniziato a volere sempre di più, e nel momento in cui sentiva che donne non erano predisposte a fargli da madre, essendo tra l’altro lui già in età adulta, le puniva togliendo loto la pelle e la testa. Tutto finché non arriva Lana, che agli occhi di Oliver sarà l’unica a non fuggire via, ma così non è. Lana con un coraggio che, personalmente, non so dove abbia trovato, riesce a salvarsi per il momento, assecondandolo, dandogli ciò che vuole: un po’ di amorevole affetto materno, ciò che tanti anni fa gli è stato tolto. Qui devo, e non posso farne a meno, spendere due parole  a favore degli attori. Sarah Paulson è eccezionale, il terrore, il dolore traspaiono dai suoi occhi, dalle sue espressioni. E Zachary Quinto: devo ammettere che nei suoi riguardi ero un po’ scettica, ma mi sto piacevolmente ricredendo.

L’altro mostro è il Dr. Arden. La società sinceramente qui non ha un ruolo fondamentale. Il suo mostro nasce dall’ossessione di costruire un genere umano perfetto, con una resistenza sovrumana e non ha paura di eliminare gli ostacoli al raggiungimento del proprio obiettivo. Innanzitutto in questo episodio abbiamo la conferma (quasi?) del fatto che lui sia Hans Gruper, ma scopriamo anche delle sue ricerche svolte in segreto, con il consenso di padre Timothy, sui “pazzi” o rifiuti della società come gli piace chiamarli. In questo caso io, personalmente, non ho riscontrato nessun evento che possa aver in qualche modo fatto sentire il Dr. Arden un emarginato, fatto salvo il fatto che abbia dovuto cambiare identità, a causa soprattutto del suo passato da nazista, che tanto passato non è. Nella sua ricerca malata del homo sapiens perfetto ha sicuramente influenza il suo background, perché ancora gli sentiamo dire cose che sicuramente non fanno parte di una cultura egualitaria, non dispotica, ragionevole. Lo stesso fatto che ancora nelle sue parole si riscontri un risentimento nei confronti degli ebrei, un disprezzo nei confronti dei malati mentali. Tutto è dovuto ad un determinato background.

Il terzo mostro di questa serie è la dolce e pura sorella Mary. Anche per lei vengono mostrate le origini del disagio prima e della delinquenza, o follia, o della presenza di Satana in lei. Abbiamo una ragazza timida, che non è mai riuscita ad integrarsi, che sempre derisa, e calpestata dal mondo crudele che la circondava, che ora dice di aver preso in mano la propria vita e di fare finalmente ciò che le va. Alle prese con una bambina, Jenny, lasciata a Briacliff dalla madre, per aver ammazzato una sua amichetta, sorella Mary la istiga a continuare a fare esattamente ciò che voleva anche se ciò sarebbe potuto significare ammazzare qualcuno. Io personalmente non riesco a capire se siamo in presenza di un atteggiamento eccessivamente “ribelle” o se realmente lei sia impossessata dal diavolo, perché così sembrerebbe.

Nel frattempo sorella Jude viene  allontanata da padre Timothy, che ha tanto da perdere quanto Arden, avendo acconsentito, proprio prima di poter avere la conferma, riguardo il passato nazista, ma purtroppo non fa in tempo. Sorella Mary ha già eliminato tutte le tracce.

Personalmente trovo questa stagione di una qualità altissima. Come tra l’altro ho già detto in diversa sede, il fatto che ci si concentri molto sul tema della follia, perché tra l’altro per mette allo spettatore, cioè a me di creare tutta una serie di teorie interessanti degne di un’analisi del testo di un brano letterario o cose simili. Finora assolutamente promosso a pieni voti!

Bibiana

"Shakespeare once wrote that life is about a dream, and that's exactly how i live my life. From one dream to the next."

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