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Recensioni Serie Tv

American Horror Story – 2.04 I’m Anne Frank (Part 1)

Partiamo dal presupposto che non ho la più pallida idea del perché io abbia iniziato a guardare questo show, considerando che il genere non è tra i miei preferiti, anche perché di solito non mi spavento, per cui si perde tutto il senso. Probabilmente c’è lo zampino del mio profondo amore per Ryan Murphy e i suoi lavori, quindi mi sono fidata di lui.

Personalmente trovo che questa stagione fino ad ora stia mostrando, per la gran parte, degli spunti molto interessanti e più si va avanti più la componente horror viene affiancata da una componente più “mentale” se così la si può definire. Il tema della follia, vera o presunta, sta rendendo il tutto molto più stimolante per lo spettatore, un po’ come successe con per Shutter Island, film con Leonardo Di Caprio, che io trovo uno dei capolavori degli ultimi anni. Ed in questo senso il quarto episodio intitolato “I’m Anne Frank (part 1)” si è fatto un passo avanti.

Innanzitutto, abbiamo Kit che sin dall’inizio ci era stato presentato come l’innocente visionario, incolpato dell’omicidio, con metodi a dir poco atroci, di tre donne, compresa la sua segreta consorte di colore Alma; in questo episodio però, per la prima volta, nella mente di Kit e dello spettatore si infonde il dubbio sulla reale innocenza del ragazzo dalla faccia d’angelo. Infatti, un colloquio con con il Dr. Thredson, durante il quale quest’ultimo psicanalizza il ragazzo raccontando quella che, a suo parere, è la realtà dei fatti, mette in crisi tutte le convinzioni di Kit riguardo gli alieni e riguardo la sua sanità mentale e lo confessa a Grace, che racconta al ragazzo la sua storia, mentendo. I due condivideranno un momento di passione (faranno sesso sul tavolo della cucina dove poco prima Kit stava maltrattando l’innocente impasto per il pane), ma verranno scoperti e Kit scoprirà la verità sulla storia di Grace.

Personalmente trovo che la piega che la storyline di Kit sta prendendo sia la cosa più interessante. Come ho accennato in precedenza mi ricorda molto Shutter Island: c’è una linea molto sottile che separa la follia dalla realtà. In questo gli psichiatri sono molto astuti, ovviamente esperti, ma con le loro teorie così marcatamente scientifiche e studiate riescono a far crollare ogni tua certezza. L’interesse dello spettatore, o quanto meno il mio interesse è catturato dal dubbio. Bisogna concentrarsi, creare teorie proprie: ma allora Kit è l’assassino ed è un folle che ha creato gli alieni nella sua mente? Oppure sono gli altri che non vogliono credere, ma in realtà lui è innocente? Credo che questo interrogativo sarà uno dei motivi che mi porterà a continuare a guardare lo show.

Nel frattempo è arrivata una  nuova paziente che dichiara di essere, ai tempi, scampata ai nazisti e “udite! udite!” dice di essere Anna Frank. Per chi se lo stesse chiedendo: “Si è proprio quell’Anna Frank!”. Sorella Jude è ovviamente scettica all’inizio, anche perché Anna Frank dovrebbe essere più o meno morta. Personalmente trovo che questa storyline sia un’arma a doppio taglio: potrebbe da un lato essere uno sviluppo interessante, ma se non è affrontato nel modo giusto potrebbe sfociare nel ridicolo! Potrebbe essere il colpo di genio del secolo o la più grande sciocchezza del secolo! Dipende tutto da come porteranno avanti la storia, per cui attendo a pronunciarmi, anche se a dire il vero sono più propensa per la “genialata”. Credo di parlare per gran parte delle persone che guardano la serie, ma è comunque quello che ho pensato io: “ma come diavolo gli è venuto in mente? Come hanno fatto a pensare ad una cosa del genere? E chi se l’aspettava!”

Il colpo di scena non finisce qui. Infatti quando la presunta Anna Frank vede il Dr. Arden subito riconosce in lui una delle guardie delle S.S. naziste che la deportarono ad Auschwitz e i relitti nazisti trovati dalla polizia nel suo appartamento non aiutano di certo la sua causa, soprattutto con Sorella Jude, che pare proprio credere alla piccola, non più tanto piccola, Anna.

L’idea di un Dr. Arden nazista non la vedo del tutto fuori contesto: quell’uomo è sadico, meschino, sporco. Ma potrebbe nascondere ancora un altro segreto? Gli agenti, infatti, fanno notare a Sorella Jude che Kit non avrebbe le conoscenze mediche e scientifiche per scuoiare una persona. Che sia Arden l’assassino?

Questo è un altro elemento molto interessante. Ancora una volta il dubbio. Ogni volta escono fuori nuovi elemente, per cui l’idea che ti eri fatto nell’episodio precedente crolla, perché le evidenze ti portano a credere ad altro, anche se, per la verità, tanta fiducia questo dottore non l’ha mai ispirata.

Passiamo a Lana che in questo episodio si trova messa di fronte ad una scelta difficile: restale fedele a se stessa e alla propria omosessualità o farsi “curare” pur di uscire dal manicomio e raccontare al mondo le barbarie che avvengono lì dentro. Il Dr. Thredson, infatti, prende molto a cuore il caso di Lana è per aiutarla ad uscire dall’ospedale le propone una terapia che dovrebbe essere curativa dell’omosessualità. Ci sono state scene molto cruente, trattamenti barbari nei confronti dei pazienti, ma le immagini della terapia in questione mi hanno lasciata basita: forzare il vomito con dei medicinali per associare quella sensazione ad immagini “sconvenienti”, ad idee “sconvenienti” la trovo una cosa disgustosa. La cosa peggiore, tra l’altro, è che probabilmente i metodi sono cambiati, adesso è tutto molto più mentale, basato su una pressione psicologica, ma esistono ancora dei centri curativi per l’omosessualità, ed è una cosa molto triste. Anche uno psichiatra degli anni ’60 ha capito alla fine, dopo una sola seduta, che non c’è niente da curare, di quanto tempo hanno ancora bisogno questi soggetti? Ma, tornando a noi, ho trovato molto astuta l’idea di mettere Lana di fronte ad una scelta, che fondamentalmente è la scelta di fronte la quale siamo posti tutti: essere se stessi, sempre, qualunque siano le conseguenze, o scendere a compromessi, anche con le migliori intenzioni? Lana ha deciso di “curarsi” per poter mostrare al mondo la crudeltà di questo sistema, in un certo senso è scesa a compromessi. Per me ha fatto la scelta giusta, trovo che da un certo punto di vista si sia sacrificata, ponendosi di fronte a tante sofferenze, per poter fare la differenza fuori. E per voi ha fatto la scelta giusta?

In sintesi, episodio promosso a pieni voti, diciamo con qualche cosa da sistemare, o meglio, da chiarire. L’alone di mistero, il dubbio, il dubbio su chi sia il colpevole, il dubbio sul fatto che ci sia un colpevole, il dubbio sulla reale follia dei pazienti, o forse di chi li cura: trovo che questo renda questa stagione decisamente più interessante della precedente, ma soprattutto cattura l’interesse di chi guarda. Non c’è solo spavento, immagini cruente, c’è anche quella componente molto più coinvolgente che porta lo spettatore ad immedesimarsi per cercare di capire qual’è la realtà. Non mi pronuncio ancora sulla questione Anna Frank, perchè come già detto è un’arma a doppio taglio e voglio aspettare gli sviluppi, ma comunque è potenzialmente un’idea geniale.

Bibiana

"Shakespeare once wrote that life is about a dream, and that's exactly how i live my life. From one dream to the next."

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