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Recensioni Serie Tv

American Horror Story – 1.01 Pilot

Premessa d’obbligo: non sono un’amante del genere horror ma soprattutto non sono una conoscitrice , fondamentalmente perché sono molto suggestionabile, una seienne insomma, non all’anagrafe ahi me.

Probabilmente avrei dovuto soprassedere e non recensire proprio il pilot di un tv show che si propone di serializzare l’horror ma soprattutto non avrei proprio dovuto vederlo! Invece i vari trailer, i poster e le foto promozionali, gli attori annunciati – c’è Connie Britton, Denis O’Hare, Dylan McDermott – mi hanno incuriosita e ho voluto dare un’occhiata. Ovviamente l’ho visto di pomeriggio in una bella giornata di sole per i motivi sopracitati e che dire ne sono rimasta affascinata.

Il pilot si apre con un flashback ambientato nel 1978, due gemelli (i gemelli nei film horror non mancano mai!) entrano in una casa abbandonata e dopo aver distrutto un po’ di roba qua e la scendono nel seminterrato e vengono aggrediti da “qualcosa/qualcuno”, il flashback si conclude e torniamo ai giorni nostri dove una famiglia: moglie, marito e figlia appena adolescente si trasferiscono nella casa vista nel flashback del 1978 per superare due eventi traumatici che noi apprendiamo da altri flashback: Vivien ha avuto un aborto spontaneo al settimo mese di gravidanza e Benjamin viene scoperto dalla moglie mentre è a letto con una studentessa.

Appena trasferiti e avvisati che i coinquilini precedenti non hanno avuto una buona fortuna visto che sono morti entrambi in un apparente omicidio/suicidio, fanno la conoscenza di strani e inquietanti personaggi: Constance la vicina di casa, sua figlia Adelaide, ragazza down già vista bambina nel flashback iniziale e Moira, la governante anziana interpretata da Frances Conroy che Benjamin invece vede come una giovane e bella cameriera vestita con uno striminzito grembiule e giarrettiera il cui unico scopo è sedurlo e con questo veniamo al tema della serie: la paura.

E’ una domanda ripetuta più volte da vari personaggi ed è il nodo centrale della serie quella che in qualche modo fa da spartiacque tra il puro horror e il thriller psicologico, la sensazione è come se la “casa” in qualche modo renda le paure dei suoi abitanti reali: Benjamin ha infatti tradito la moglie con una studentessa e questo errore lo tormenta visto anche la difficoltà di Vivien nel perdonarlo, quindi la su paure di essere attratto da donne più giovani e ripetere l’errore potrebbe concretizzarsi in questa visione di Moira giovane e bella interpreta da Alex Breckenridge.

Tutti i personaggi di contorno conosciuti insieme alla casa potrebbero anche essere dei fantasmi, delle allucinazioni, delle percezioni, questo dubbio ci viene quando Costance colta da Moira a rubare un paio di orecchini di Vivien (puntati tra l’altro dal loro primo incontro) e le dice:” Non farti uccidere due volte!”

Ma poi viene anche il dubbio di aver interpretato tutto cercando una logica e invece potrebbe non averne alcuna, infatti durante la visione più di una volta ho avuto l’impressione di vedere qualcosa  senza senso; a delle scene drammatiche e intense come la discussione tra Vivien e Benjamin in cui Connie Britton dimostra tutta la sua bravura recitativa, a altre più confuse come tutta la storyline di Violet e del bullismo violento al quale è sottoposta nella nuova scuola, ( il tema del bullismo è caro a Murphy; Glee ruota tutto intorno a quel tema ma in American Horror Story ha potuto mostrarne il volto più duro).

Le vicende di Violet si incrociano con quelle di un paziente psichiatrico di Benjamin, anche in questo caso capire cosa è reale e cosa è frutto di alterazioni percettive è difficile anche grazie ad una regia isterica e a dei dialoghi quasi assurdi: il ragazzo potrebbe essere “solo” un pazzo psicotico oppure è un altro strano personaggio frutto della casa?

In conclusione American Horror Story è interessante, disturbante e malato quanto basta per intrigare lo spettatore, non fa paura almeno non quanta pensavo dopo aver visto i primi 5 minuti, la sensazione invece che ho avuto alla fine è stata di ansia, proprio per la difficoltà di trovare un nesso tra tutto cioè che avviene.

Speriamo che in tredici episodi, sappiano dosare bene tutti gli elementi presentati e le vari storyline senza strafare, il rischio infatti è quello di perdere l’equilibrio e scadere nel trash/nonsense.

Considerazione sparse:

Denis O’Hare, interpreta l’ennesimo inquietante personaggio, era un precedente inquilino della casa e ha sterminato l’intera famiglia rimanendo orribilmente ustionato. Anche nel suo caso: è morto ed è solo un allucinazione di  Benjamin, che appare sempre meno equilibrato a causa di strani episodi di sonnambulismo?
Vivien toglie la carta da parati dei precedenti coinquilini riportando alla luce degli affreschi spaventosi apparentemente (si vedono solo per alcuni sceondi) demoniaci, che siano una chiave per capire il mistero della casa?

 

Maura Pistello

Fondatore/ Admin Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

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