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American Gods

American Gods: Fuller incontra Gaiman. Recensione del pilot

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Pubblicato per la prima volta nel 2001 e vincitore nello stesso anno del premio Bram Stoker, seguito dai premi Nebula e Hugo l’anno dopo, American Gods ci ha messo molto poco a diventare un romanzo cult non facendo altro che accrescere l’idolatria dei fan verso il suo autore Neil Gaiman. Il mondo onirico e affascinate che il fumettista britannico aveva già creato con le graphic novel del ciclo di Sandman aveva trovato una nuova espressione in una forma diversa, ma non per questo meno attraente. Sogno inconfessabile di parte dei lettori è sempre stato assistere ad un adattamento per il grande o piccolo schermo che fosse capace di non tradire né le tematiche né le atmosfere del racconto. E tuttavia chi poteva riuscire in questa complessa impresa? Forse, soltanto quel Bryan Fuller che aveva trasformato l’Hannibal Lecter di Thomas Harris in un raffinato esteta, tanto sanguinario e spietato quanto elegante e profondo. La cancellazione di Hannibal ha straziato il cuore dei fan, ma ha almeno permesso a Fuller di cimentarsi nella mirabile impresa di adattare il romanzo di Gaiman in una serie tv prodotta da Starz.

American Gods 1x01Un regalo per i lettori del libro

E il miracolo è avvenuto. Il sogno utopico è diventato concreta realtà. Il fantasy innovativo di Gaiman ha sposato l’ipnotica visionarietà della scrittura di Fuller, partorendo un prodotto unico nel suo genere. Soprattutto, Bryan Fuller e Michael Green (altro showrunner della serie) sono riusciti a vincere quella che è, forse, la più impegnativa delle sfide: non scontentare i lettori del libro. L’episodio pilota di American Gods è, infatti, una gioia assoluta per chi ha già letto il romanzo e vede prendere vita i personaggi del romanzo che ha amato. Soprattutto, i diversi protagonisti sono esattamente come Gaiman li aveva presentati.

Lo Shadow Moon di Ricky Whittle (che avrà a questo punto rivalutato l’essere stato scaricato a sorpresa da The 100) ha la stessa rassegnata passività del galeotto creato da Gaiman. Tragedie improvvise (la morte della moglie e del suo migliore amico che doveva dargli un lavoro), rivelazioni scioccanti (il tradimento della stessa moglie proprio con il migliore amico), incontri inattesi con personaggi improbabili (come definire altrimenti Mr Wednesday?), eventi incomprensibili (la rissa con Mad Sweeney, il rapimento da parte del TechnoBoy, la morte sanguinosa degli enigmatici fantocci che lo avevano impiccato) si abbattano su di lui con la stessa veemenza di tempeste a cui non ci si può opporre. E con la stessa imperturbabile eppure imbattibile passività di un salice che subisce i colpi del vento rassegnato a resistere comunque, Shadow accoglie le cattive notizie, metabolizza le conseguenze di nuove conoscenze, incassa i colpi che non può schivare.

Identica fedeltà al personaggio di Gaiman impreziosisce anche il Mr Wednesday di Ian McShane, eccezionale nel dare al suo ruolo una espressività che coinvolge non solo la voce e lo sguardo, ma lo stesso linguaggio del corpo. Chi ha letto il romanzo sa chi è veramente Wednesday e non può che ammirare la bravura con cui l’attore inglese restituisce le doti affabulatorie, l’ambiguità innata, la confidenza esibita, la violenza nascosta che rendono credibile la rivelazione che verrà.

American Gods 1x01Una sorpresa per chi non ha letto il libro

E chi, invece, del libro non conosce che i pochi accenni a cui ci si è riferiti in questi mesi annunciando la realizzazione della serie tv? Ai neofiti del romanzo questa premiere potrà sembrare a tratti ostica dal momento che si propone di scaraventare lo spettatore in un mondo ricco di così tanti interrogativi che non è facile immaginare se e dove i vari filoni introdotti si intersecheranno. La stessa scena di apertura con i vichinghi, sbarcati in America prima di quanto la storia racconti e intenti a trovare quale sanguinario sacrificio convincerà il loro dio a garantire un veloce ritorno ai sicuri lidi scandinavi, risulta spiazzante in quanto viene subito seguita da un salto temporale lungo secoli che rende difficile capire il senso di questo opening apparentemente fine a sé stesso.

Ancora più enigmatica è la scena che coinvolge Bilquis che, come una vorace mantide religiosa, trasforma un atto sessuale in un inquietante rito di adorazione che si conclude con il più inatteso dei finali. Ma al limite tra il grottesco e il magico è anche lo stesso Mad Sweeney i cui giochi di magia con le monete e la passione quasi maniacale per il battersi come dimostrazione di vitalità, sono tanto marcati da sconfinare facilmente nell’irreale. Lo spettatore è, quindi, costretto a chiedersi se quel gods nel titolo della serie sia più di un riferimento iperbolico, ma piuttosto qualcosa da intendere nel suo significato letterale.

American Gods 1x01E un grazie anche dagli orfani di Hannibal

Shadow che cammina su un tappeto di ossa e teschi per giungere ad una radura dove un albero maestoso brilla in un cielo tenebroso, mentre un bisonte con gli occhi fiammeggianti avanza calmo verso di lui. Spade che tagliano uomini in due o volano per trapassare gole squarciate e colpi di ascia che staccano braccia e arti in una plastica danza macabra. Corpi che esplodono tra colonne vertebrali che schizzano via e sangue che bagna tutto in cascate abbondanti. E poi colori lividi e atmosfere cupe in ambienti irreali (un bar con il bancone a forma di bocca di coccodrillo o la stessa prigione dove si costruiscono nidi per uccellini) fotografati con una certosina cura ai dettagli per realizzare raffinati tableaux vivants. Regia e fotografia rimandano inevitabilmente all’indimenticabile Hannibal le cui atmosfere cupe e malinconiche rivivono in questo American Gods in maniera così vivida che nessuno si meraviglierebbe dell’apparizione fuori contesto di Will Graham e Hannibal Lecter. E, data la qualità eccelsa della serie sul cannibale più famoso di cinema e tv, non può che essere un ulteriore bonus.

Neil Gaiman e Bryan Fuller. American Gods e Hannibal. I più malfidenti avevano come unico timore che il totale fosse inferiore alla somma degli addendi. Invece, questa premiere dimostra che, se gli addendi sono quelli giusti, il tutto è più dell’unione delle parti. Cosa altro chiedere?

1.01 - The Bone Orchard
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