fbpx
American Gods

American Gods e il preseason – finale che non ti aspetti. Recensione dell’episodio 1.07

Bryan Fuller è bravo, incredibilmente bravo. E probabilmente lo sa anche. Avere consapevolezza delle proprie capacità ed essere convinto a ragione di quanto queste siano elevate (perché non puoi non accorgerti delle lodi che continuamente ricevi da critica e pubblico) è un’arma che può renderti ancora più bravo in quel che fai. Come quei calciatori che riescono ad esprimere il loro pieno potenziale quando l’allenatore gli garantisce una continuità di presenze in campionato. Ma può diventare anche una spada di Damocle che pende sul tuo capo se la confidenza in te stesso diventa licenza di fare quello che vuoi violando ogni regola tacitamente accettata in precedenza per il puro gusto di dimostrare che la tua qualità ti autorizza a giocare secondo schemi validi per te solo.

American Gods 1x07Un preseason – finale anomalo

A prayer for Mad Sweeney è il settimo episodio di una stagione di American Gods che conta solo otto capitoli in questo primo volume. È quindi il preseason – finale ossia la puntata che solitamente lancia la volata per il gran finale e che, pertanto, posiziona i personaggi principali ai blocchi di partenza per l’ultima corsa. Una di quelle regole non scritte cui si accennava sopra e che universalmente viene rispettata dagli sceneggiatori alimentando al tempo stesso la curiosità frenetica degli spettatori che possono almanaccare su dove li condurrà l’attesissimo finale. Regola che ammette ovviamente eccezioni che però, fedeli al detto comune, non fanno altro che confermare la regola stessa. Non è, infatti, insolito (e Game of Thrones ne è il più fulgido esempio) che il preseason – finale sia un susseguirsi di fuochi d’artificio che chiudono archi narrativi lasciando all’episodio successivo il compito di aprire le trame che caratterizzeranno il ritorno della serie dopo la meritata pausa.

Ed è qui che una virtù rischia di degenerare in un vizio perché Fuller non sceglie né la prima consolidata opzione né la seconda più recente possibilità. Al contrario, decide che il preseason – finale di American Gods abbia gli stessi toni e lo stesso ritmo di un episodio qualunque. Anzi, spingendosi ancora oltre, lascia completamente fuori dalle scene proprio quelli che sono i protagonisti della serie. Quindi, niente Shadow e Mr. Wednesday; niente Media e Mr. World; niente divinità antiche da scoprire nella loro forma umana attuale o modernità divinizzate dall’adorazione odierna. E, a veder bene, anche niente Laura e Mad Sweeney perché, sebbene siano loro gli unici due personaggi in scena, la storia raccontata potrebbe non avere nulla a che fare con la prima, mentre il secondo vi compare dopotutto per poco tempo pur essendo sottointesa la sua presenza.

Una scelta coraggiosa e controcorrente che è, dopotutto, coerente con la natura più intima della serie. American Gods, infatti, non è solo la storia di Mr. Wednesday e della sua battaglia e neanche solo quella di Shadow e del suo complicato rapporto con i vivi e i morti. È anche e a volte soprattutto una storia fatta di storie minime che parlano di come sia la fede degli uomini quasi a creare le divinità e di come l’immigrazione da terre diverse nella stessa America abbia portato con sé il suo carico di credenze e religiosità multiformi. Non è un caso che ogni episodio si apra con una penna che scrive l’incipit di un racconto che solitamente occupa solo l’opening dell’episodio. Scoprire che quella penna sia nelle mani del signor Ibis e che il suo collega Jacquel gli lasci il tempo di scrivere invece che curare i morti è solo una conferma di quel che già avevamo intuito sulla natura dei due impresari delle pompe funebri. Che però questo racconto si estenda stavolta su tutta la durata dell’episodio intrecciandosi e giustificando i brevi attimi presenti è una novità assoluta che rende anomalo questo preseason – finale. Può bastare, questo, a cancellare la sensazione che si sia assistito ad un lunghissimo filler di qualità sopraffina, ma arrivato nel momento sbagliato?

American Gods 1x07Un romanzo ottocentesco

Prendendosi la giustificata libertà di cambiare alcuni dettagli rispetto al testo di Gaiman, Fuller mette in scena una storia che trasforma l’episodio in un period drama impreziosito da scelte musicali anni Cinquanta che donano una ventata di freschezza che ben si sposa con il carattere di Essie McGowan. La cameriera ingannata dal nobile rampollo che diventa poi astuta truffatrice ed abile ladra e sfrutta le sue grazie per raggiungere una rispettabile posizione sociale è figlia delle eroine libertine dei romanzi picareschi ottocenteschi con Moll Flanders di Daniel Defoe ad essere la più prossima ispiratrice del personaggio di Essie.

Ma Essie è anche una ottima scusa per ricordare agli spettatori a stelle e strisce quanto fatuo sia inseguire il mito dell’isolamento che tanto va di moda tra gli elettori del presidente che fu star di un reality show. Nessuno nasce americano scrive Ibis come incipit del suo racconto e la storia di Essie diventa quindi anche un memento di quanto l’America di oggi affondi le sue radici proprio in quegli immigrati che ora vorrebbe tanto ferocemente respingere (e la morte di Jesus nell’episodio precedente era già un primo palese riferimento). Perché l’America è stata fatta anche da personaggi dalla morale equivoca come Essie che hanno scalato la piramide sociale con un misto di lodevole orgoglio (perché Essie va contro gli stereotipi di una società che voleva le donne immobili in attesa di un buon marito) e vituperata disonestà (perché alla fine Essie è comunque una ladra e una truffatrice per quanto onestamente chiuda la sua vita).

American Gods 1x07La coerenza di Mad Sweeney

Essie è anche il motivo che ha condotto Mad Sweeney in America. Perché nelle sue variegate avventure la rossa contadina irlandese (ma nella versione originale era originaria della Cornovaglia) non ha mai dimenticato di credere nei miti celtici e nelle favole di fate e leprecauni offrendo sempre il giusto tributo a quello che sarebbe poi diventato il Mad Sweeney che conosciamo oggi. È forse per questo motivo che ad interpretare Essie viene chiamata la stessa Emily Browning che interpreta Laura (parrucca di riccioli rossi a parte)? O bisogna intendere che tra la Essie del passato remoto e la Laura del presente ci sia un legame ereditario che giustifica la riconoscenza di Mad Sweeney? Non impossibile, ma improbabile e soprattutto non necessario.

Perché a chiarire le sorprendenti reazioni del rancoroso leprecauno pensano le due scene ambientate nel presente da cui si capisce che l’incidente di Laura non sia stato un caso sfortunato, ma piuttosto opera di Mad Sweeney stesso su incarico di Wednesday. Rimettere la moneta nel petto squarciato di Laura significa allora pagare un debito di sangue e non una scelta incoerente di chi voleva quella moneta ad ogni costo. Ed anche un modo per prepararsi ad una battaglia a cui ci si era sottratti in precedenza affrontandola con il coraggio di chi non vuole più affidarsi a magici portafortuna, ma solo alla sua onesta fedeltà.

Temi intelligenti in un period drama ottocentesco affidato alle versioni passate dei due protagonisti di un inusuale buddy movie moderno (con Laura e Mad che liberano Salim per proseguire da soli la loro missione on the road). Fosse stato messo prima, la qualità di questo episodio avrebbe cancellato ogni accusa di essere un filler. Ma sceglierlo come preseason – finale fa alzare più di una mano in sala al pubblico quando gli si chiede se Fuller non abbia osato troppo.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

1.07 - A prayer for Mad Sweeney
  • L'episodio giusto al momento sbagliato?
Sending
User Review
4.75 (4 votes)
Comments
To Top