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Altered Carbon: Will Yun Lee parla di come ha ottenuto la parte e della rappresentazione equa delle minoranze

Altered carbon

Una delle sorprese arrivate negli ultimi tempi da Netflix è Altered Carbon, serie fantascientifica creata da Laeta Kalogridis (Shutter Island) e basata sull’omonimo romanzo di Richard K. Morgan.

Al centro della storia c’è Takeshi Kovacs, un mercenario, che si ritrova a occupare il corpo di Elias Ryker, poliziotto interpretato da Joel Kinnaman (Suicide Squad); sebbene quest’ultimo abbia un ruolo principale, nei flashback è Will Yun Lee (Hawaii Five-0; Falling Water) a dare il volto al protagonista della serie.

In un’intervista a Hollywood Reporter, Will Yun Lee ha rivelato come ha avuto la parte e come spera che questo ruolo possa contribuire a una più equa rappresentazione delle minoranze sullo schermo.

Puoi parlarmi delle prime discussioni con Laeta Kalogridis, quando hai iniziato ad interessarti al progetto?

Abbiamo avuto delle vaghe conversazioni proprio all’inizio; molto vaghe, perché stavo già lavorando ad un altro progetto; mi ha mostrato delle storyboard; ricoprivano tre pareti del suo ufficio ed erano tutto molto dettagliato; dai disegni e dalle annotazioni degli sceneggiatori capiva subito la vastità della serie, che si voleva creare; ho iniziato a sfogliare il libro e l’ho trovato molto interessante, ma poi mi hanno richiamato per un’altra stagione di Falling Water e sono stato impegnato con quello; ero un po’in conflitto: ero felice di lavorare alla mia serie, ma allo stesso tempo continuavo a sentire tutte le cose, che voleva fare con questa storia; col passare del tempo ho messo su 11 Kg per il ruolo di Tuck e avevo preso l’abitudine di mangiare tanto, poi, mentre stavo per comprare un dolce particolare, mi è arrivato un messaggio con un semplice ‘Quanto velocemente puoi rimetterti in forma?’

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Sei riuscito a mettere le mani sul dolce?

Dopo aver letto il messaggio [ride] ho fatto quello che fa ogni attore: ho addolcito un po’ la verità e ho risposto ‘Forse 5 o 6 settimane?’; ero molto lontano dall’obiettivo e alla fine sono tornato a casa con petto di pollo e verdure; sapevo che il settimo episodio sarebbe stato epico e, con ogni mezzo, dovevo essere pronto, così sono andato da un nutrizionista e mi allenavo 3 volte al giorno; poi Laeta mi chiede di raggiungerli così da poter osservare cosa stava facendo Joel, in modo da studiare meglio il personaggio; ci sono state varie discussioni e ho detto quello che pensavo: se io sono il Takeshi Kovacs originale, ho campo libero per come costruire il personaggio; non pensavo di dover copiare cosa faceva Joel, perché mi sembrava importante mostrare il suo ottimismo, le sue speranze e vulnerabilità, come punto di partenza; ciò avrebbe permesso alla serie di fare un salto temporale di 250 anni.

Quando hai iniziato ad analizzare il tuo personaggio, cosa hai trovato?

Il momento determinante della sua vita è quando ha deciso di uccidere il padre; l’ha fatto per l’amore e il senso di protezione che prova per la sorella (Dichen Lachman) e anche per il senso di colpa di non essere stato grande o forte abbastanza per salvare la madre; sapevo che quell’amore era la base della sua personalità; volevo creare certe cose che sarebbero trasparse nella storia di Joel, così abbiamo pensato ad alcuni gesti che io e Dichen potevamo fare; quando conosce Quell (Renée Elise Goldsberry), è la prima volta che incontra qualcuno che è una sorta di bussola morale; potevo accennare ad un sorriso, trovare un po’ di luce, in modo tale che si potesse notare il contrasto con il presente e quanto sia peggiorata la situazione.

 

Will Yun Lee

Will Yun Lee nel ruolo di Takeshi Kovacs

Il settimo episodio sembra quasi una sorta di cortometraggio; racconta i momenti più importanti di Kovacs: infanzia, il Protectorate, l’incontro con Quell e il suo addestramento; trovare l’amore e perderlo; sembra che per te sia stato un vortice.

C’erano tante cose; le riprese sono durate un mese; la cosa migliore che sia successa è stata incontrare Dichen e Renée e le cose si sono fatte interessanti; James Middleton, che sostituiva Laeta quando non era presente, ci ha lasciati liberi di sperimentare con le nostre idee; per esempio, c’è una scena in cui io e Reileen siamo nella foresta ed è la prima volta che abbiamo avuto questa discussione; continuavo a ripetere a James che dovevamo trovare qualcosa che connettesse le scene tra il mio Takeshi e Rei con quelle tra il Takeshi di Joel e Rei; Dichen ha proposto un qualcosa che viene dal suo bagaglio culturale tibetano: il toccare le fronti.

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Hai guardato quale è stata la risposta dei telespettatori al tuo lavoro, e quanto è importante questo ruolo per te?

Di sicuro ha portato ad un cambiamento nella mia carriera; è stato anche quello che Laeta sperava, perché ha sempre lottato per dare una voce alle persone di colore e alle donne; me l’ha sottolineato: ‘Voglio che tu ti senta libero di far sentire la tua voce come protagonista’; essendo un americano di origine asiatica, per la maggior parte della carriera, tocca stare seduto i panchina, aspetti il tuo turno, ricevi la palla e, dopo un paio di tiri, ritorni dov’eri; le persone di colore sono di solito relegate ai margini dello schermo, ma con l’episodio 7, Laeta ha messo al centro della storia persone che non si vedono di solito; ho ricevuto una grande risposta dai fan; all’aeroporto, riconoscendomi, la gente diceva: ‘Ommioddio, Altered Carbon!’; spero che sia un tassello che permetta di ampliare le possibilità per persone come me, Dichen e Renée.

Se ci fosse una seconda stagione, saresti pronto a tornare? ci sono già degli accordi?

Non ho un accordo, ma ci sono state varie discussioni; di sicuro è un personaggio speciale per me; ho dato tutto me stesso e mi piacerebbe affrontare una seconda stagione, se Netflix decidesse di rinnovare la serie.

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