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Cinema

Allacciate le cinture: la recensione

Il primo commento che può affiorare alla bocca di uno spettatore di Allacciate le cinture, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, potrebbe essere rivolto alla trama, forse un po’ banale, senza grossi colpi di scena, o ai personaggi un po’ stereotipati, che emergono per contrasto l’uno con l’altro. Si tratta in effetti della messa in scena del cliché “gli opposti si attraggono”: Elena (K. Smutniak), la protagonista gentile e ben educata che lavora come cameriera in un bar, conosce casualmente Antonio (F. Arca), un meccanico sgarbato, omofobo e con opposte ideologie. Nonostante la bassissima stima che la ragazza nutre nei suoi confronti, l’odio si trasforma in attrazione, il disprezzo in amore passionale, nonostante entrambi siano fidanzati con altre persone. Gli anni passano, Elena apre un locale con il suo collega e grande amico Fabio (F. Scicchitano), è sposata e vive con Antonio, con il quale ha due figli. Una situazione quasi normale, tra litigi e battibecchi, almeno fino a quando Elena scopre di avere un cancro: le loro abitudini cambiano inevitabilmente. Devono affrontare insieme una situazione drammatica e il dolore sembra rinnovare e trasformare i rapporti tra tutti i personaggi ed è in quel momento che alcune questioni vengono chiarite, per chiudere in una risollevante ring composition. foto-allacciate-le-cinture-14-low

Devo ammettere che, leggendo la trama del film, inizialmente non mi sentivo molto incuriosita o stimolata: eppure, pur non trattandosi di un capolavoro, ha il suo perché.

L’abilità del regista sta, a mio parere, nel non cadere nel melodrammatico, come può capitare trattando di temi di questo genere. I toni non sono mai forzati, ma nemmeno smorti: pur senza tensioni, si viene coinvolti nella vita di due ragazzi opposti, rimanendo con qualche dubbio sulla trama e sui rapporti tra i vari personaggi che pian piano vengono a galla, senza stravolgere la linearità degli eventi. Vige un delicato equilibrio, senza picchi o sbavature, armonizzato da una bella fotografia e da arredamenti in stile Almodovàr, scandito anche da riprese lunghe, senza troppa colonna sonora. Forse è un modo di ricreare la quotidianità di storia d’amore non fuori dal normale, che affronta prima il passare degli anni e poi lo scoglio di una malattia, che non ha bisogno di molti commenti o trascinanti coinvolgimenti, ma di persone che resistono con i mezzi che il carattere personale concede loro.

La comicità non è esagerata, ma emerge dalla collisione di personalità profondamente diverse, da personaggi come Fabio, un ragazzo omosessuale molto affezionato ad Elena, o da attori comici per antonomasia come Carla Signoris, il cui inconfondibile modo di parlare non può che far sorridere. Ozpetek delinea un essenziale approfondimento psicologico, senza entrare nei dettagli o in lunghi dialoghi esplicativi: invita al pubblico a prendere la storia così come appare, ampliandola e approfondendola mano a mano, senza esagerazioni. Che sia un modo per dimostrare che non tutto ciò che accade nella vita può essere subito spiegato? In effetti, per esempio, non capiamo come sia possibile che due persone così diverse siano state in grado di trovare un’intesa…Allacciate-le-cinture-Ferzan-Ozpetek-sbanda_h_partb

Come spesso accade, infine, il dolore di una persona amata fa riflettere, stringe ancor più i lacci affettivi, scioglie nodi inestricabili. Ed è una la spiritosa vicina di letto in ospedale che ribadisce l’importanza dei legami, facendo presente ad Elena che è fortunata, perché ha sempre intorno persone che la amano.

Amore e amicizia, lavoro e famiglia nel corso degli anni: pochi temi su cui riflettere rendono piacevole la visione di questo film senza troppe pretese e, tuttavia, senza lasciare troppo amaro in bocca.

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