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Cinema

All my friends are dead: troppo rumore per poco – Recensione del film polacco disponibile su Netflix

All my friends are dead: la recensione
Netflix

Ingrato compito quello di chi si propone di raccomandare quali film vedere nel mare magno di produzioni che affollano settimanalmente le piattaforme in streaming.

Ancora di più se ci si lancia in previsioni basandosi sulle poche notizie disponibili e magari su un trailer ben fatto. Alle volte, va bene come con La Tigre Bianca e si rimane soddisfatti pensando che un piccolo grazie te lo diranno. Altre, invece, va male e, invece di ricevere, sei tu a dover dare. Le tue scuse. Come con All my friends are dead.

Una notte di Capodanno in Polonia

All my friends are dead: la recensione
All my friends are dead: la recensione – Credits: Netflix

Scritto e diretto da Jan Belci, All my friends are dead ha di fatto aperto le danze del ricco Febbraio cinematografico di Netflix. Una produzione non originale che è riuscita ad arrivare nelle sale in Polonia nonostante la pandemia riscuotendo un certo successo in patria.

Non numeri da capogiro, ma sufficienti a convincere la rete in streaming sempre alla ricerca di titoli interessanti per rendere più cosmopolita la sua pantagruelica offerta. Una decisione non priva di motivazioni a leggere la sinossi del film tra crime, black comedy e tanti protagonisti teen. Peccato che le buone intenzioni restino su carta e non arrivino a trasformarsi in promesse coscienziosamente mantenute.

All my friends are dead si apre con una scena che setta già il tono del resto del film. Un detective al suo primo caso accoglie quasi gongolante per l’emozione il suo esperto collega che è, invece, più che altro infastidito dall’idea di dover lavorare il primo giorno dell’anno. Il contrasto tra i due caratteri esplode nel sarcasmo annoiato con cui il secondo commenta le uscite infelici del primo e dal cinismo opportunista con cui si muove sulla scena del crimine.

Senza alcun rispetto e nessuna attenzione alla raccolta di prove nonostante davanti ai loro occhi ci siano i resti di un massacro con decine di cadaveri di ragazzi e ragazze. Più una donna a cui rubare la collanina per regalarla alla propria moglie. Un incipit che è un misto di horror e comedy, crime e drama, serietà e ironia. Proprio ciò che il film proverà ad essere nei successivi novanta minuti.

“Qualcosa è andato storto” è la laconica conclusione del più navigato dei due detective, senza che però questo sembri motivarlo particolarmente. Mostrare cosa e come e perché è andato storto è lo scopo di All my friends are dead. Dopo i fumettosi titoli di testa, il film si sposta al giorno prima durante una festa di Capodanno ospitata dal classico ragazzo con la casa libera perché i genitori sono fuori e tanti amici variopinti con cui riempirla. Una collezione di personaggi stereotipati presi a prestito dalle varie teen comedy alla American Pie che non tramontano mai nonostante il modello originale sia ormai vetusto. Una carrellata che non si fa mancare nessun cliché.

La coppia in crisi con lui perso dietro a giochi e progetti improbabili e lei alla ricerca di attenzioni. L’ex tossicodipendente diventato bravo ragazzo ma non troppo. I due nerd sfigati alla ricerca costante di ragazze da cui saranno rimbalzati. Le due oche sexy interessate solo a divertirsi con tanto sesso e con chiunque. Il giovane in fissa con la religione capitato nel posto sbagliato solo per farsi deviare dal retto cammino. I fidanzatini perfetti che poi non lo sono affatto. La quarantenne affascinante con il suo toy boy e gli occhi addosso di chi è cresciuto nel mito delle milf. Il tipo fuori posto che neanche doveva starci là, ma ci è rimasto incastrato.

All my friends are dead si limita ad introdurre ognuno di loro senza preoccuparsi di caratterizzarli minimamente. Scelta dopotutto comprensibile perché sono talmente canonici da essere fin troppo noti.

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All my friends are dead: la recensione
All my friends are dead: la recensione – Credits: Netflix

Tra American Pie e Tarantino

Purtroppo, non sono solo i personaggi ad essere fin troppo noti. Anche l’umorismo slapstick e le situazioni pecoreccie di All my friends are dead sono copie più o meno riuscite degli originali a stelle e strisce. In particolare, l’insistenza sulle allusioni sessuali e la ripetuta ostentazione di momenti visti e rivisti. Il playboy leggendario aggredito dalla penultima vittima di turno. La ragazza strafatta che balla assentandosi da tutto e rispondendo a caso. I tradimenti conditi da dialoghi più improbabili che allusivi. Le accoppiate forzate tra chi è in fissa con Gesù e chi con il sesso per divertimento. Le gag tra il ragazzo convinto di saperci fare e la ragazza che non gli dice quanto è incapace fino al ribaltamento repentino della situazione. Un canovaccio di luoghi comuni da teen comedy che forse sono arrivati abbastanza tardi in Polonia da risultare ancora interessanti per un pubblico meno esperto. 

All my friends are dead prova a staccarsi dai modelli seguiti pedissequamente aggiungendo dei momenti più seriosi. Il monologo appassionato della donna matura sull’impossibilità di rendere seria la relazione con un ragazzo con venti anni di meno. L’ultima lettera di un fattorino che avrebbe voluto e potuto essere molto più di quel poco che è stato. Il romanticismo apparente di due anime che sembrano infine trovarsi senza sapere di esserci cercate. Ma sono momenti brevi interrotti repentinamente e seguiti da scene di tono nettamente diverso che li negano immediatamente. Facendoli apparire, quindi, quasi come inciampi fuori luogo in un film che già ha difficoltà a seguire una propria strada autonoma.

Meglio funziona, invece, la venatura dark di cui All my friends are dead si ammanta per allontanarsi dai suoi modelli più volte citati. L’esplosione di violenza che porterà al massacro finale non sarebbe dispiaciuta al Quentin Tarantino di Le Iene e Pulp Fiction. Colpi di pistola che fanno volare le persone e sangue che si sparge in abbondanza a macchiare le pareti. Mazze da baseball roteate come armi senza un chiaro perché e accette che spaccano porte per citare Shining. Omicidi per caso e massacri per stupidi errori. Un grandguignolesco carnevale di morte che fa molto b–movie consapevolmente messo in scena per chiudere con cinica ironia una storia che non aveva dove andare.

All my friends are dead è un tentativo di coniugare due modelli diversi in un unico cocktail. Caotico e maldestro, ma dopotutto gradevole e facile da digerire.

All my friends are dead: la recensione
All my friends are dead: la recensione – Credits: Netflix

Quel che si salva

Non tutto, comunque, è da buttare in All my friends are dead. Se è innegabile quanto la sceneggiatura sia priva di spunti originali e infarcita di stereotipi e cose già viste, altrettanto innegabile è la capacità del film di intrattenere. Merito di una regia che non si prende sul serio, ma sa accompagnare i personaggi in scena con i giusti stacchi. L’alternanza dei vari protagonisti e il rapido svolgersi delle diverse storie dona un ritmo piacevolmente frenetico all’opera impedendo che si stia troppo a rimuginare sui difetti di scrittura. Intelligente anche l’uso di una fotografia dai colori freddi o caldi a seconda del tono dark o comedy di ciò che avviene.

Un punto sicuramente a favore è l’indovinata colonna sonora tra atmosfere western, cover di Gloria di Umberto Tozzi, motivi imponenti, temi religiosi, musica dance. Una varietà che si sposa bene con i differenti momenti enfatizzandone il carattere divertente o tarantiniano. Come ampiamente prevedibile per un film di questo genere, la recitazione è al minimo sindacale. Ingabbiati in personaggi stereotipati e con dialoghi approssimativi, nessuno dei componenti del cast può di mostrare le proprie doti. Resta, quindi, sospeso il giudizio su un insieme di giovani attori che sarebbe interessante vedere all’opera in pellicole meglio scritte.

Il sorprendente finale alternativo ha quasi il sapore di una scena dopo i titoli di coda. Il suo essere radicalmente diverso dal resto del film per colori, costumi, ambienti, suoni, recitazione suggerisce che tutti, forse, avessero delle capacità tenute volutamente a freno. Se sia o no questo il caso, è una domanda dopotutto oziosa perché è chiaro che All my friends are dead volesse essere esattamente quello che infine è stato. Un modo come un altro di passare un’ora e mezza potendo anche staccare il cervello a fine serata.

Un film che, tuttavia, prometteva di essere qualcosa di più e che, forse, aveva anche le capacità per esserlo. Ma ha preferito diventare per chi lo aveva raccomandato un motivo per chiedere “scusate, ho sbagliato”.

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Scheda Tecnica di All my friends are dead

Titolo: All my friends are dead
Genere: black comedy
Anno: 2020
Durata: 1h 36m
Regia: Jan Belci
Sceneggiatura: Jan Belci
Cast principale: Julia Wieniawa – Narkiewicz, Mateusz Wieclawek, Adam Turczyk, Monika Krzywkowska, Magdalena Perlinska, Paulina Galazka, Adam Bobik, Yassine Fadel, Katarzyna Chojnacka

All my friends are dead: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.8

Giudizio complessivo

Un film privo di spunti originali che prova a unire American Pie e Tarantino salvato da un buon ritmo e dalla capacità di intrattenere senza troppe pretese

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