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All Eyes On

All Eyes On: Marion Cotillard

AEO2Francia. Uno state of mind più che un luogo geografico, affascinante miscela di paradossi che crea quel je-ne-sais-quoi: antico e moderno; tradizione e avanguardia; sensualità e innocenza. Alla luce di questi contrasti – che convivono e si rafforzano a vicenda – non c’è da meravigliarsi che Marion Cotillard sia diventata la massima rappresentazione dello charme francese nel cinema contemporaneo.

Guadagnatasi l’appellativo di Divina (in precedenza attribuito ad un’Icona come Greta Garbo), nella sua lunga carriera ha davvero messo in luce le sue mille sfaccettature. Non è un caso quindi se ha praticamente ‘vissuto’ tutti i decenni del ventesimo secolo con i suoi personaggi grazie a quella sua capacità di essere classica ma anche estremamente contemporanea, unita ad un innegabile talento nel delineare l’animo femminile nei suoi più intimi e misteriosi dettagli.

Perché la sua filmografia può essere considerata un piccolo saggio di psicologia, uno spaccato dell’universo donna, caleidoscopio di anime così diverse tra loro. Mai nettamente distinte tra positivo e negativo, ogni suo ruolo dimostra personalità ricche di sfumature che la rendono una vera ‘portabandiera’ del gentil sesso.

AEO4Respira l’arte da bambina, Marion. Nata e cresciuta in una famiglia dell’ambiente teatrale, usando una delle sue più famose citazioni non le è stato insegnato a recitare ma a far buon uso delle sue emozioni e sentimenti. E l’impatto emozionale che i suoi personaggi hanno sul pubblico ne è la prova: Incanta e devasta l’animo nei panni della celebre chanteuse Edith Piaf ne La Vie En Rose di Olivier Dahan. E non è merito di un comunque ottimo lavoro di trucco per renderla credibile in ogni fase della vita del ‘Passero’ ma è la sua gestualità, la trasformazione nella sua voce e, soprattutto, i suoi occhi. Con lo sguardo crea un raffinato gioco di chiaroscuri, l’essenza della Cotillard si fonde totalmente con quella di Edith. Il risultato è una delle più sorprendenti interpretazioni nella storia del cinema, avvalorata dal Premio Oscar alla migliore Attrice Protagonista nel 2008.

Un periodo d’oro che è la punta dell’iceberg di una lunghissima gavetta fatta di numerosi lungometraggi francesi e qualche breve incursione nel cinema d’oltreoceano. Si ricordano dei piccoli gioielli come Big Fish di Tim Burton o le deliziose commedie romantiche Amami se hai Coraggio di Yann Samuel e Un’ottima Annata del celeberrimo Ridley Scott. Ma soprattutto degno di menzione è Una lunga domenica di Passioni del cineasta Jean-Pierre Jeunet nel quale con la sua Tina Lombardi, vendicativa prostituta, mette in ombra la protagonista Audrey Tautou – all’epoca la massima esponente del talento francese nel mondo – quasi a presagire un ‘passaggio di testimone’ che di lì a qualche anno si sarebbe verificato.

AEO3E così Marion Cotillard inizia la conquista di Hollywood. Valanghe di proposte, i più importanti registi la vogliono nelle proprie pellicole. Mann la scrittura per Nemico Pubblico al fianco di Johnny Depp; Marshall la fa risplendere nel musical felliniano Nine; Allen ne cattura l’essenza retrò nel magico Midnight In Paris e Christopher Nolan ne mette in luce il lato oscuro in Inception e Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno affidandole l’interpretazione di due indimenticabili Dark Ladies dei blockbusters contemporanei.

Ma è sempre il cinema francese a valorizzarla al meglio: dopo Piccole Bugie Tra Amici scritto e diretto dal suo compagno di vita Guillaume Canet, una dolceamara dramedy con un cast immenso sia numericamente sia artisticamente parlando, arriva Un Sapore di Ruggine e Ossa ed è nuovamente pioggia di consensi. Magistrale la sua interpretazione di Stéphanie, donna sicura e sensuale le cui certezze vacilleranno con l’amputazione degli arti inferiori in seguito ad un incidente sul lavoro. Una prova attoriale degna dell’Oscar che, nonostante i pronostici, non è stata presa in considerazione nemmeno nelle nominations: uno snub che grida ancora vendetta.

AEO5La maternità cambia profondamente l’approccio di Marion alla sua carriera: i progetti diventano più radi e la sua filosofia lavorativa si traduce in “pochi film ma buoni”. Realizza quindi il sogno di lavorare per uno dei suoi registi preferiti, James Gray, che la utilizza come un’icona ortodossa, focalizzandosi sull’intensità del suo viso, rendendola la sua prima protagonista femminile in C’era Una Volta a New York. Nei panni di Ewa Cybulska – immigrata polacca nella grande mela degli anni ’20 – torna nuovamente ad incantare e riscuotere i consensi di pubblico e critica con una performance di grande sensibilità.

Nel futuro la vedremo interpretare Lady Macbeth nella celeberrima tragedia shakespeariana. Una parte che si preannuncia già epica, sia per le già dimostrate doti dell’attrice nel calarsi al meglio in personaggi oscuri, sia per vederla sfidare a colpi di bravura il suo collega Michael Fassbender che sarà il protagonista maschile. Ma al momento focalizziamoci su Due Giorni, Una Notte – attualmente nei cinema italiani – dei fratelli Dardenne: la sua Sandra non mancherà di toccare le corde emozionali degli spettatori, grazie all’intensità che caratterizza lo stile della sua recitazione. Sono i suoi occhi, grandi, limpidi, lo strumento principale con cui Marion Cotillard attua la potenza espressiva per cui è diventata nota.

Uno sguardo che sprigiona tutta la sua anima, anche senza bisogno di parole. Ed inutile è provare a spiegare la magia che si crea ammirandola sul grande schermo: si può solo viverla.

Per restare sempre aggiornati sulla carriera dell’attrice francese visitate Merveilleuse Marion Cotillard Italia.

 

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