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Alita – Angelo della Battaglia: corpo e anima – la recensione del film di Robert Rodriguez prodotto da James Cameron

Alita - Angelo della Battaglia - la recensione
IMDb

Titolo: Alita – Angelo della Battaglia

Genere: fantascienza

Anno: 2019

Durata: 2h 22m

Regia: Robert Rodriguez

Sceneggiatura: James Cameron, Laeta Kalogridis, Robert Rodriguez

Cast principale: Rosa Salazar, Cristoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahersala Al

Mens sana in corpore sano, dicevano i latini. Ma se corpo e anima potessero separarsi? Se fosse possibile fare del corpo un abito da cambiare quando è troppo vecchio? E se, invece, proprio come un bellissimo vestito che sta bene solo ad alcuni e non a tutti, anche un corpo dovesse adattarsi all’anima? In un futuro dove ciò fosse non solo immaginazione utopistica, si vivrebbe come nel mondo di Alita – Angelo della Battaglia?

Alita - Angelo della Battaglia - la recensione

Il sogno di un sognatore

Liberamente tratto dal manga omonimo di Yukito Kishiro, Alita – Angelo della Battaglia è un sogno diventato realtà. Frase banale usualmente priva di significato concreto, ma che diventa ricca di meravigliose conseguenze quando si specifica il nome del sognatore. Perché quel sogno è di James Cameron e James Cameron significa spettacolo. E proprio questo è Alita: spettacolo puro.

Anche se a dirigere è Robert Rodriguez, il marchio distintivo di Cameron è più che evidente. Non solo nella sceneggiatura, ma soprattutto sullo schermo. Alita è, infatti, figlio della magia di Avatar. Dei successi della CGI che lì realizzava personaggi interamente digitali e qui li fa interagire con attori reali. Della computer grafica che inventa mondi fantascientifici e li rende carne e metallo. Delle atmosfere cyber punk del manga che prendono vita nelle bettole della Città Discarica. Delle architetture  arboree e delle montagne sospese di Pandora che qui diventano l’inarrivabile Città Volante. Un arcobaleno di invenzioni visive fatto di mille colori e tonalità esaltate da una fotografia luminosa e impreziosite da un 3D efficace.

Costretto a rinunciare a mettersi dietro la macchina da presa (perché occupato con il sequel di Avatar), Cameron si affida ad un regista bifronte come Robert Rodriguez. Capace di realizzare opere pulp come Dal tramonto all’alba e Machete, ma anche pellicole per famiglie come la serie di Spy Kids. Scelta indovinata perché questo Alita ha i toni rassicuranti di una sorta di young adult dove l’adolescente di turno deve lottare contro ostacoli più grandi di lei affidandosi agli affetti e al primo amore. E poco importa che l’adolescente stavolta sia un cyborg guerriero.

Alita è prima di tutto un film visivamente impressionante per la capacità di trascinare lo spettatore in un futuro duro e niente affatto facile, ma ricco di una tecnologia che si è fatta magia. Come era lecito aspettarsi dal forte coinvolgimento di Cameron, Alita è l’ennesima perla che si aggiunge alla collana che il cinema indossa quando vuole essere prima di tutto spettacolo per gli occhi.

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Alita - Angelo della Battaglia - la recensione

Animo di adolescente – corpo di guerriera

Alita – Angelo della Battaglia non è tuttavia solo uno straordinario giocattolo, ma un contenitore luccicante per nulla vuoto. Anche se va detto subito che la storia raccontata non è e non vuole essere particolarmente complessa e raffinata. Tanto che il suo sviluppo è dopotutto piuttosto semplice e prevedibile seguendo lo schema classico del racconto di crescita. Alita è, infatti, la tipica ragazzina inesperta che scopre un mondo per lei completamente nuovo. Stupore e amore sono le tappe obbligate in un percorso ad ostacoli che la porterà a trovare il suo posto e scegliere il suo futuro.

Eppure questo racconto abusato si innerva di una propria originalità grazie alle peculiarità dei personaggi coinvolti. Perché Alita è all’inizio poco più di mente e cuore e non in senso metaforico, ma letterale. Solo questo, infatti, il suo padre putativo Dyson Ido trova nella grande discarica dove la città volante Salem getta i suoi rifiuti. Ed è proprio la purezza di un animo non corrotto da nessuna esperienza che la rende così diversa. Gli occhi innaturalmente grandi diventano non un vezzo stilistico, ma lo schermo su cui far scorrere i sentimenti immacolati di chi non ha mai vissuto e vede il bene e la meraviglia in ogni novità anche minima.

Ma questa sua candida sincerità non può essere completa finché non trova un corpo attraverso cui esprimersi. Non è un caso che due siano i corpi che vanno a riempire questo vuoto (entrambi mostrati nei trailer). Perché Alita è la bambola elegante che ricorda ad Ido un tempo perduto e innocente. Ma è anche la guerriera imbattibile che combatte per una causa superiore. Corpo e anima si uniscono cessando di essere una coppia di opposti per apparire un binomio di elementi complementari.

Una mens sana in corpore sano che significa molto più del consiglio salutista insito nel proverbio latino. Perché il corpo perfetto di Alita è lo specchio magico che riflette la tempra incorrotta della sua anima e il coraggio indomito del suo cuore.

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Alita - Angelo della Battaglia - la recensione

Una trasposizione incompleta ma non troppo

Come spesso accade, anche per Alita – Angelo della Battaglia il passaggio dalla carta allo schermo non è scevro di pericoli. Rischi che si corrono ancora di più quando a confrontarsi sono un manga e Hollywood. La cultura giapponese vede nei manga, infatti, molto più che fumetti affidandogli spesso riflessioni filosofiche e contenuti morali. Elementi che troppe volte si smarriscono nelle writing room a stelle e strisce dove sono gli elementi più spettacolari a interessare maggiormente se non unicamente.

Succede in maniera quasi inevitabile questo anche per Alita perché il cinema di Cameron è un cinema di intrattenimento e spettacolo. E il Rodriguez che dirige questo film è quello che racconta storie per bambini cresciuti che vogliono divertirsi. Tuttavia, Alita riesce nella difficile sfida di essere infedele all’originale (anticipando anche alcuni eventi) senza però tradire lo spirito dell’opera di partenza. Una trasposizione che cede ai desiderata delle major in cerca di un nuovo blockbuster senza però svuotare la storia dei suoi significati più intimi. Merito di una sceneggiatura che, pur privilegiando l’azione, non rinuncia a scrivere i suoi personaggi. Sebbene solo Alita e Daisuke siano veramente approfonditi, anche le figure meno tratteggiate come Hugo e Chiren sono credibili. Più monodimensionali sono i villain del film (Vector, Grewiska e Zapan) a cui però spetta un ruolo puramente di servizio.

Alita – Angelo della Battaglia è un sogno di un singolo sognatore che diventa realtà per ogni spettatore. E se a sognare è James Cameron, allora la realtà per lo spettatore sarà la magia del cinema.

Alita - Angelo della Battaglia - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4

Giudizio Complessivo

Una spettacolare declinazione del significato di mens sana in corpore sano

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