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Alice nella Città

Alice nella città: la recensione di Grandma a RomaFF10

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grandmaPaul Weitz, già regista di About a boy e American Pie, è in concorso nella sezione Alice nella città con un esilarante dramedy tutto dedicato all’universo femminile.

Sage (Julia Garner), diciotto appena compiuti, si rivolge alla nonna Elle (Lily Tomlin) per risolvere il suo problema. É incinta, vorrebbe abortire ma non ha abbastanza soldi per pagare l’intervento. Purtroppo Elle, una poetessa ed ex accademica ancora in lutto per la recente scomparsa della compagna di una vita Violet, ha in tasca solo 43 dollari e non possiede nessuna carta credito. L’ultima che aveva l’ha usata per fare un sonaglio a vento. Ma il tempo a disposizione è davvero poco e bisogna trovare una soluzione. Elle decide di fare il giro della città e delle sue conoscenze per racimolare quei 630 dollari che possano aiutarle a risolvere la situazione.

A bordo dell’auto di V, nonna e nipote intraprendono un viaggio che le porterà ad affrontare fantasmi presenti e passati. La fidanzata che dopo soli 4 mesi si dichiara già innamorata di te, il ragazzino stupido e spaccone che ti ha messo incinta e ora non vuole sapere niente, la vecchia fiamma che ancora non accetta che tu lo abbia piantato. E infine lei, l’anello di congiunzione tra le due donne, Judy (Marcia Gay Harden), quella figlia e madre insopportabile e indisponente con cui si può parlare solo su appuntamento.

Di casa in casa, di porta in porta, Sage ed Elle avranno l’opportunità di approfondire il loro rapporto, ancora scosso dalla morte dell’altra nonna, e conoscere meglio sé stesse. Ma questo non coinciderà per loro con un cambiamento. Perché la forza di questa commedia e del suo finale è quella di accettare l’umanità per quella che è. Anche i difetti ci appartengono e non è detto che si debba per forza eliminarli.

lilytomlin-grandmaGrandma è un film femminista, ma è anche e soprattutto un film sull’indipendenza, sulla possibilità che ognuno dovrebbe avere di poter scegliere chi essere, cosa fare e chi amare.
La pellicola è tutta cucita addosso a Lily Tomlin, tornata di recente alla ribalta con la serie prodotta da Netflix Grace and Frankie. É lei il motore pulsante del film, lei che ne tiene le fila.

Scorbutica e intelligentissima, la Tomlin dà vita ad un personaggio irriverente e nostalgico, divertente e arrabbiato. Una femminista convinta, una donna pienamente consapevole di sé stessa, una nonna amorevole e protettiva. Intorno a lei altre donne che dichiarano con fermezza chi sono e cosa vogliono. Donne che hanno visto tempi peggiori e migliori ma che sono riuscita e che riescono ancora vivere appieno la loro vita.
Questa pellicola ha un grande pregio ed è quello di essere riuscita a raccontare una storia su tematiche così in voga nella cinematografia di oggi senza cadere nel banale e soprattutto senza risultare stucchevole. Weitz riesce a mantenere una certa distanza, sia fisica che morale, dai suoi personaggi e a non permettere né a lui né a noi di giudicare le azioni che le protagoniste compiono.
Solo su un punto prende posizione e lo dichiara sin dall’inizio utilizzando una poesia della sua stessa Elle: invecchiamo, questo è tutto.
E mentre invecchiamo godiamoci questa vita. A testa alta.

  • Il corpo è mio e lo gestisco io
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