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Agents of SHIELD: Quando la trama ingrana alla grande – Recensione della quarta stagione

agents of SHIELD coulson

Se c’è una regola universale a cui tutte le serie TV sono sottoposte è quella secondo cui una seconda stagione non sarà mai (ad eccezione di rari casi) emozionante come la prima. Figuriamoci una terza, o una quarta.

Quando un prodotto riesce ad ingranare la marcia giusta, creando il giusto mix di personaggi, trame e humor, mantenere alto il livello della serie stessa, nonché l’interesse dello spettatore, diventa una sfida non indifferente. Potremmo citare decine di serie TV che si sono smarrite per strada, che hanno semplicemente perso il loro brio, la loro caratterizzazione o la loro particolarità. Molti meno, invece, sono gli esempi di serie TV che sono riuscite a regalare al pubblico non semplicemente stagioni interessanti ma persino di un livello alto quasi come quello iniziale. La quarta stagione di Agents of SHIELD, per quanto mi riguarda, rientra in questa categoria. O, quantomeno, per due terzi è certamente questo il caso.

Ghost Rider: un personaggio necessario o potevamo farne a meno?

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Agents of SHIELD 4 recensione, Credits: ABC

Con una divisione che ricorda alquanto la struttura narrativa di OUAT, Agents of SHIELD ha spaccato la sua struttura narrativa in tre parti, quest’anno. Prima abbiamo avuto a che fare con Ghost Rider e la vita da vigilante di Quake (per gli amici Daisy). La parte che ha coinvolto la guest star Gabriel Luna è stata la meno interessante da seguire.

Concentrare tutti gli episodi su Robbie Reyes ed il demone che aveva dentro avrebbe potuto funzionare solo in particolari circostanze che, purtroppo, sono mancate completamente. Avremmo potuto amare Ghost Rider se fosse stato memorabile, se il suo background fosse stato minuziosamente esplorato, se avesse avuto anche un lato divertente, oltre a quello burbero e depresso. L’intero blocco di episodi è stato uno spreco sotto innumerevoli punti di vista. Senza nemmeno accennare alla trama di Daisy, che si è fatta prestare l’eyeliner da Lucifer e si è data al mondo DC con frasi pungenti e la perenne espressione da il-mondo-ce-l’ha-con-me.

La cosa che ormai non si può fare a meno di notare in una serie TV come Agents of SHIELD è l’evoluzione dei suoi personaggi. Quando una trama procede, armoniosamente o meno, anche le caratteristiche dei protagonisti evolvono. Se alcuni dei loro tratti peculiari svaniscono sta allo sceneggiatore proporre qualcosa di ancor più accattivante. Con Daisy, a mio avviso, si è perso un po’ troppo del personaggio che era stata e si è investito troppo (e troppo presto) in un personaggio che non si ha avuto nemmeno il tempo di conoscere. Chloe Bennett resta meravigliosa, per carità, ma continua a mancarmi qualcosa della vecchia Skye e non sono neppure certa di sapervi dire cosa sia.

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La tematica dell’intelligenza artificiale? Già sentita, ma mai così 

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Agents of SHIELD 4 recensione, Credits: ABC

La seconda e la terza parte della quarta stagione, a differenza della prima metà, sono state invece le parti più interessanti e coinvolgenti. Quando parlo della gloria di questa quarta stagione, sia chiaro, mi riferisco proprio a queste due storyline – non me ne vogliate, superfan di Gabriel Luna.

L’introduzione del personaggio di Aida (Mallory Jensen) è stato lo scacco matto alla potenziale noia che Agents of SHIELD ha saputo sfruttare egregiamente. Introdurre l’intelligenza artificiale è sempre un rischio, dal momento che è un tema ormai trattato in tutte le salse e in tutti i possibili contesti. Ma in parte grazie alla bravura di Mallory Jensen (sto per iniziare a cantare Galavaaaant!, fermatemi) ed in parte grazie al mix della robotica con i poteri degli Inhumans, la trama con al centro Aida è stata perfetta. C’è stato un tradimento, c’è stato il dubbio gettato nella relazione tra Fitz e Gemma (a loro tornerò tra un momento) e c’è stato anche un insight nella realazione tra May e Coulson, che ha scaldato il nostro cuore – malgrado la consapevolezza che fosse reale quanto l’aria fritta.

Agents of HYDRA è stata la cosa migliore che Agents of SHIELD potesse inventarsi

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Agents of SHIELD 4 recensione, Credits: ABC

La seconda parte è stata l’introduzione perfetta per la terza ed ultima parte della stagione. Agents of HYDRA è stato probabilmente uno degli archi narrativi più intriganti ed interessanti della serie tv in assoluto. Una realtà parallela, con tutte le lealtà sfasate, con un mondo senza lo SHIELD… date una pacca sulla spalla a qualsiasi sceneggiatore o produttore che ha avuto questa strabiliante idea!

I vantaggi di un mondo parallelo (ed invertito) non sono stati pochi. Non mi riferisco esclusivamente al ritorno di personaggi che ci mancavano (oh Ward, oh Triplett) ma anche al modo quasi brutale di scavare nella mente dei protagonisti. Quelli che certamente sono stati i più provati dalla realtà parallela sono stati Fitz e Mack.

Personaggi che crescono, relazioni che si spezzano (e si riformano)

Il legame di Fitz e Aida (e poi Ophelia) è stato la cosa più vicina ad un non-tradimento che io abbia mai visto. La vicinanza che lo scenziato percepiva con la sua creazione è diventata qualcosa di più in un mondo in cui lui non era il suo creatore e lei non era la sua creatura. Un complesso di Frankenstein, se davvero una simile condizione esiste. Il rapporto tra Fitz e Aida è stato solo il trampolino per tutto quello che è accaduto, di conseguenza, tra lui e Jemma. Se Iain De Caestecker è stato bravo (e un tantino inquietante) nei panni della sua controparte malvagia, Elizabeth Henstridge è stata favolosa. Credevo davvero che non potessi vedere nulla di più straziante della scena in cui Fitz la salva dal mondo in cui era imprigionata ma la scena in cui si dispera, dopo che Fitz ha appena sparato alla reale Ophelia, è molto più in alto nella classifica. Molto più in alto.

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Mack, invece, segue un percorso molto intenso, che lo porta a riabbracciare la figlia perduta – anche se è solo un’illusione in un mondo pieno di dati. E’ l’amore di Elena, eventualmente, a riportarlo alla realtà. Chi, invece, non riesce ad uscirne vivo è il direttore Mace e lo stesso Radcliffe che, forse con un po’ d’ironia, non abbandona fino all’ultimo la nave che affonda. La nave che una sua creazione ha creato.

Una quarta stagione con il botto che ha meritato in pieno il rinnovo

agents of SHIELD mack

Agents of SHIELD 4 recensione, Credits: ABC

La quarta stagione di Agents of SHIELD è stata capace di riportare l’interesse sulla serie TV. Non è stato facile – e personalmente continuo a credere che la parentesi del Ghost Rider, malgrado quello che ne dica il pubblico, potesse essere tranquillamente evitata – ma alla fine credo che sia stata una stagione memorabile. Abbiamo riso, abbiamo pianto, abbiamo rivisto personaggi che pensavamo non sarebbero più tornati, li abbiamo amati e poi odiati. Poi li abbiamo amati ancor di più. Perché la verità è che Agents of SHIELD funziona quando si ricorda che oltre alle missioni per salvare il mondo, le prime missioni sono quelle per salvare loro stessi. Funziona quando il team affronta una burrasca ma resta ancora in piedi sul ponte della nave.

La quinta stagione è già stata confermata e non possiamo che incrociare le dita e sperare che sia altrettanto appassionante. Fino ad allora ci godremo Inhumans e… che quel genio di Stan Lee sia sempre con noi!

Agents of SHIELD - Quarta Stagione
  • Accattivante al punto giusto
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