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Agents of SHIELD: Recensione episodio 2×18 – The Frenemy Of My Enemy

agents of shield recensione 2x18
Credits: ABC

Vai Agents Of SHIELD, vai avanti per la tua strada e non ti fermare, perché quando ti fermi il rischio di sbagliare è grande, così come quello di poter sembrare ridicolo.

Quando invece tutte le forze sono concentrate sulla narrazione, e solo su quella, e il ritmo procede spedito, le pecche vengono nascoste e la qualità della prima visione aumenta. Pazienza se poi lo scheletro della puntata è basato sull’identico scheletro di qualche episodio passato. Finché funziona, avanti così. Finché limita Coulson, avanti così, finché non commette un cortocircuito su sé stesso, avanti così.

Una narrazione troppo prevedibile

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Agents of SHIELD recensione 2×18, Credits: ABC

Ormai da un anno ripetiamo come un mantra che quando gli sceneggiatori di Agents of SHIELD riescono e possono concentrarsi unicamente sull’aspetto narrativo, Agents of  SHIELD diventa un prodotto di richiamo per gli appassionai di genere. Il ritmo di The Frenemy of My Enemy è a tamburo battente, grazie anche ai continui ribaltamenti di situazione prodotto dai piccoli colpi di scena. La serie non è nuova a questa tipologia di struttura, tant’è che ormai un po’ il callo ci si è formato. Quando Simmons, ad esempio, spiega a May la storiaccia della doppia scatola, il centone sulla spifferata di May a Bobbi lo si poteva giocare con una certa tranquillità.

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Se da una parte questo giochino può rappresentare il punto di forza della narrazione, dall’altra parte rischia di diventarne anche il punto debole. Dopo un po’ infatti stanca, anche perché lo spettatore viene indotto a non credere a niente di quello che viene mostrato, tanto cinque minuti dopo è già automaticamente smentito da una nuova scena. Oppure si rischia di applicarlo su situazione che poi generano involontaria comicità, come la fuga di Bakshi, persino troppo per un pirlotto come Coulson.

Un mondo dove HYDRA e SHIELD coesistono

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Agents of SHIELD recensione 2×18, Credits: ABC

Agents of  SHIELD sembra essere scritto da uno schizofrenico. O non funziona o al contrario funziona troppo e la formula sperimentata con successo viene utilizzata ovunque e con chiunque quando invece andrebbe calmierata a seconda della situazione. D’altronde il titolo della puntata non prometteva niente di buono a proposito di salti mortali e capovolgimenti di fronte.

Eppure, anche là dove ci si prende un attimo di pausa dalla struttura funzionante e ripetuta all’eccesso, col rimpianto per una vita che non c’è mai stata, Agents of SHILED continua a funzionare questa volta, segno che forse qualche passo in avanti lo stiamo facendo. Insieme alla bambolina hawaiiana, Daisy Johnson è il simbolo dell’esistenza che Calvin e Skye non hanno potuto percorrere e che ora il dottore pazzo vuole recuperare in pochi giorni. Ma, come sottolinea la figlia, non è possibile, soprattutto in un mondo dove coesistono contemporaneamente l’HYDRA e lo SHIELD, l’alfa e l’omega, uno dentro l’altro, con lo SHIELD che questa volta prova ad infiltrarsi dentro l’HYDRA anche se i risultati sono pessimi (come la maggior parte delle cose organizzate dallo SHIELD ultimamente, tanto che un paio di domande uno dovrebbe iniziare a porsele).

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TAHITI sembra essere l’unica soluzione a questo problema di coesistenza: un processo per cancellare i ricordi spiacevoli e magari installarne di nuovi, di una realtà che non è mai avvenuta. La seccatura è che TAHITI o lo applichi a persone con disturbi mentali (Calvin o Ward) oppure rischia di farti scaturire lei i problemi mentali (come con Coulson che ha sfiorato la pazzia).

Quando faremo a meno dei colpi di scena?

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Agents of SHIELD recensione 2×18, Credits: ABC

Quello che questo episodio sembra voler andare involontariamente cercando è la via di mezzo, a tutti i livelli, simboleggiata dall’esistenza degli esseri speciali su questo mondo: tali persone con abilità sono compatibili con la  nostra realtà o no? Potranno un giorno vivere liberamente fra la folla o saranno sempre costretti ad un’esistenza di autoesilio come la vita di Skye o l’aldilà creato da Jiaying? 

Questa società sarà mai pronta ad accoglierli o per loro il destino sarà sempre quello di cavie da laboratorio? Per raggiungere quest’obiettivo si sarà sempre costretti a prendere decisioni che si vorrebbero evitare? Agents of SHIELD riuscirà a concepire una puntata dove una narrazione efficace non sia contraddistinta unicamente da colpi di scena?

Guarda il promo del prossimo episodio: 2×19 – The dirty Half-Dozen

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Sempre la stessa solfa? Non c’è una narrazione che faccia a meno dei colpi di scena come pilastri portanti?

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