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Agents of SHIELD: Recensione dell’episodio 1×19 – The Only Light in the Darkness

agents of shield 1x19 recensione

Avrei voluto scrivere di un netto miglioramento della struttura narrativa di SHIELD, una volta abbandonata la costruzione verticale delle puntate per dedicarsi maggiormente ad una struttura serializzata. L’avrei voluto scrivere veramente, ma a quanto pare non sono fortunato e mi tocca ogni volta recensire gli episodi onestamente peggiori della serie.

La scrittura dovrebbe essere come il montaggio, il più possibile invisibile, per lasciare spazio ad un procedere quasi naturale della narrazione. Purtroppo in The Only Light in the Darkness la mano della sceneggiatrice si vede e si sente quasi in maniera costante. Principalemente per colpa di una serie di situazioni, costruite pretestuosamente per creare quel minimo di tensione narrativa per non fare addormentare l’episodio.

I Fitz-Simmons teneroni (imbarazzanti) e i segreti di Ward

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Agents of SHIELD recensione 1×19, Credits: ABC

Tutto ruota intorno ai due cardini narrativi di puntata: Ward infiltrato in Providence, che deve cercare di portare con sé Skye, e il team di agenti che escono alla ricerca dei villain scappati dal Frigo. Da una parte abbiamo una struttura costruita malissimo, dall’altra qualcosa di vagamente accettabile, che acquista maggiormente valore grazie alla dinamica Coulson-Audrey.

Questa è capace di riflettere la linea narrativa Fitz-Simmons, il plot “rosa” di SHIELD forse maggiormente curato, che nelle ultime puntate ha ricevuto una forte e brusca accelerazione causata dalla presenza di Triplett. Nonostante il monolitico immobilismo di Fitz e la sua gelosia ridondante, che sembra quasi essere utilizzata per riempire il timing delle puntate.

Dopo aver raccontato la panzana dell’uccisione di Garrett, Ward riesce ad entrare in Providence, dove il primo ostacolo che gli autori pensano di mettere davanti ad un bugiardo di professione è, casualmente, una macchina della verità. Ma non una macchina della verità qualsiasi, bensì una super macchina della verità, a cui nemmeno la Vedova Nera è riuscita a sfuggire.

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Dall’esame Ward sta per uscirne drasticamente sconfitto, ma, casualmente, nonostante abbia intuito la verità al punto tale da tenere una pistola puntata contro l’agente speciale, Eric ha bisogno ancora di effettuare qualche domanda. Casualmente, pone proprio quell’unica domanda alla quale sarebbe stato possibile rispondere in mille modi diversi senza mentire e senza quindi essere scoperti dalla macchina: “Qual è il vero motivo per cui sei qui ?”. Eh, aspetta che te lo dico!

La verità che viene (finalmente) a galla

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Agents of SHIELD recensione 1×19, Credits: ABC

E così dopo una serie di goal subiti, Ward mette in fondo al sacco l’ultimo pallone, che, come al campetto, vale doppio, e porta a casa la vittoria.
Non contenti di aver spianato la strada a Ward, per l’autrice di puntata urge eliminare dal cammino del cattivo anche l’unico avversario che avrebbe potuto riempirlo di legnate. Così, approfittando della partenza, casuale, di Coulson, a May prendono i cinque minuti.

Dopo essere stata trattata per gli ultimi episodi, giustamente, a pesci in faccia, decide improvvisamente di far rispettare il proprio onore! Lei Madame Butterfly ferita, insomma! Ecco che manda tutti a quel paese, abbandonando la nave. Sorvolando sul sermone autocommiserativo stile Grande Fratello che Ward utilizza per rimorchiare Skye, l’ultima perla di questa parte di episodio rimane il tablet. Oggetto che, casualmente, Eric dimentica sulla scrivania. Casualmente alla portata di Skye, nonostante nascondi il dispositivo che segretamente ha appioppato a tutti quanti per spiare ogni loro mossa. Lo stesso dispositivo che Skye utilizzerà per scoprire appunto il cadavere di Eric e capire la verità su Ward.

Troppe coincidenze per una trama troppo finta

La seconda parte di episodio, invece, se si riesce a non puntualizzare troppo sul fatto che uno dei villain fuggiti dal Frigo è, casualmente, proprio l’unico che può rimettere in contatto Coulson con Audrey. Infatti la storia e la sua scrittura procedono velocemente senza apparire troppo disturbanti. Almeno fino alla svolta finale. Qui, oltre ad uno degli scambi di battute peggio costruiti della storia della televisione, utile per piazzare, casualmente, a casaccio un elemento Marvel (Bruce Banner) all’interno del racconto, si segnala la discesa in campo di Coulson. Un’entrata che avviene quasi per caso.

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In maniera del tutto fortuita infatti la tattica ipotizzata per sparaflashare Marcus Daniels fallisce. Grazie agli ulteriori poteri acquistati dal succhiatore di energia vitale durante la propria prigionia, ma, accidentalmente lo stesso medesimo attacco, nonostante sia portato avanti da meno personaggi rispetto a prima, funziona! Come? Grazie alla discesa in campo di Phil! Coulson, scherzi del fato, riesce a non farsi vedere da Audrey poichè la ragazza cade giusto in tempo svenuta.

Unico momento positivo della puntata (The Only Light in the Darkness), oltre all’epilogo di cui qualche riga più sotto, la battuta castrante pronunciata da Fitz all’ennesima esortazione di confessare i propri sentimenti a Simmons: “Odio i cambiamenti”; chapeau; in tre parole la resa incondizionata di un uomo alla propria timidezza e alla propria personalità, una quasi menzogna, o una menzogna vera e propria, pronunciata per codardia nonostante si riveli di un autolesionismo puro alla massima potenza.

La fiducia: un’arma pericolosa

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Agents of SHIELD recensione 1×19, Credits: ABC

Una battuta che potrebbe/dovrebbe aprire un prologo ad una voragine di catastrofi in una futura relazione Fitz-Simmons, ma essendo in SHIELD, dove più o meno tutto accade perché c’è bisogno che accada in quel modo, probabilmente già dalla prossima puntata tutto potrebbe avanzare come se non fosse mai stata pronunciata.

La fiducia sarebbe dovuto essere il tema di fondo dell’episodio. La fiducia all’interno del team che non può essere messa alla prova da una banale macchina della verità. Anche la fiducia tradita da May e la medesima fiducia tradita da Coulson nei confronti di Audre. La presenza di quest’ultima serve giusto a far capire a Phil che è un po’ ora di piantarla di menarla alla Melinda. Poi la fiducia incondizionata nelle armi costruite da Bruce Banner (anche se vanno a momenti alterni, a seconda della sorte). La fiducia di Audrey nell’operato dello SHIELD. La fiducia spezzata che Skye nutriva per Ward. Fino alla fiducia infinita di May nei confronti della madre, un breve spezzone di pochissimi minuti, questa volta costruito benissimo. Dove si intuisce che sebbene madre e figlia muoiano dalla voglia di prendersi a sberle in faccia, capiscono l’una di essere l’unica ancora di salvezza per la situazione disperata dell’altra. Infine la fiducia da togliere assolutamente alla scrittura di Monica Owusu-Breen.

Guarda il promo del prossimo episodio: 1×20 – Nothing Personal

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