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Agents of SHIELD: Recensione dell’episodio 1×10 – The Bridge

agents of shield 1x10 recensione

Il giudizio sull’episodio sarà alla fine discreto, ma inizio decisamente a chiedermi chi decida i nomi dei personaggi (dopo Akela, Po). E soprattutto chi abbia avvallato l’idea di far cadere lo specialista dell’azione Ward nell’errore di posizionamento durante lo scambio di persona finale, dove Coulson viene rapito: completamente impallato da due camion e pure impallinato dai cattivoni in fuga. Complimenti allo specialista!

Un mix di episodi sensati e altri auto-conclusivi

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Agents of SHIELD recensioni 1×10, Credits: ABC

Superato questi piccoli inconvenienti, superato il fato che la donna di fiori, praticamente la prima sulla lista dei ricercati dello SHIELD, continua a vestirsi con fantasie a fiori per rendersi ancora più riconoscibile manco fossimo in un anime, Agents of SHIELD mi sembra si stia incanalando lungo un sentiero percorso anni addietro da X-Files. Una serie di puntate che c’entrano relativamente poco l’una con l’altra intervallate da episodi che compongono invece una linea narrativa seriale. Si torna infatti a parlare di super soldati e di Centipede fin dal prologo di puntata dove allo spettatore vengono serviti altri due piccoli ragguagli sui vari plot: la ricerca dei genitori da parte di Skye, ostacolata dallo SHIELD, e la tresca fra Ward e “Hulk” May.

Come in Spy-Eye, episodio 4, il tema centrale di questo decimo appuntamento è la capacità di essere all’interno delle persone, dove la figura del Chiaroveggente, in grado di rintracciare chiunque avvertendone i sentimenti (questo quanto ho capito io), domina sull’intero arco testuale.

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Il tema si trasforma in qualcosa di maggiormente figurativo nel momento in cui Fitz-Simmons sono incaricati di analizzare la struttura corporea di Peterson e il suo rapporto col liquido di Centipede: la sua abilità di riuscire ad assorbire la sostanza e di conservare i propri poteri nonostante non si faccia una dose da un pezzo sono alla base degli studi dei due nerd-scienziati e delle mire della donna di fiori e dell’amico Po, fungendo persino da catalizzatore per la libido di Jemma con tanti saluti al piccolo Leo.

Un episodio scandito da “stacce” seriali

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Agents of SHIELD recensioni 1×10, Credits: ABC

All’interno della tematica finisce anche la relazione fra May e Ward: in un diverbio i due super agenti danno vita ad un incredibile sequenza a cascata di momenti STACCE (per dirla in linguaggio internettiano), di volontaria/involontaria ilarità, giocato sull’incapacità dell’uno di interpretare le azioni (e i sentimenti che portano a tali azioni dell’altro).

In prima battuta May accusa Ward di non aver fatto il suo dovere e di aver pensato solo a salvarla. Grant avverte il colpo (STACCE 1) ma è pronto a ribattere che si è preso la sberla al posto della cinese solo perché lei è quella che picchia più forte nel team, lasciando la picchiatrice di sasso (STACCE 2). Skye non può fare a meno di origliare il battibecco e di confessare a “Hulk” di aver origliato (STACCE 3, proprio la persona migliore a cui confessare di aver origliato una conversazione privata) tentando poi di pungolare la compagna di squadra sulla ricerca dei genitori, ottenendo invece come risposta un secco “hai rotto la mazza” (STACCE 4).

Quest’ultima porta l’hacker a ritirarsi nella propria celletta a strappare tutti i documenti rinvenuti sui parenti (in realtà era tutto in digitale, ma il rumore della carta è sempre più figo e permette a Coulson di rimediare la STACCE 5, colpevole di aver raccontato a Skye una panzana che nemmeno alle elementari). D’altronde Coulson aveva avvertito Ward: una relazione con un membro dello SHIELD equivale ad andarsele a cercare. Ups.

Il segreto di Coulson ciò che ci spinge a continuare

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Agents of SHIELD recensioni 1×10, Credits: ABC

Dal canto suo il personaggio di Coulson interpretato da Clark Gregg sempre di rado riesce a staccarsi dalla figura di capofamiglia in stile Seven Heaven. Persino quando Peterson gli rivela l’inganno, la sua reazione è di uno sconcertante atteggiamento comprensivo e rasserenante. Come se post-mortem avesse intrapreso un processo di beatificazione oltre che di resurrezione, processo all’apice delle mire del Chiaroveggente.

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Nonostante l’ironia buttata giù in queste righe, si nota comunque la conferma di un discreto cambio di passo nell’intera orchestrazione di SHIELD. L’abbiamo già detto e lo confermiamo. Lo conferma SHIELD. Gli elementi messi in gioco iniziano a risuonare l’uno con l’altro, tuttavia se ne percepisce ancora la forzatura della scrittura (Skye e i genitori in parallelo con Peterson e il figlio; le confessioni private di Coulson e la relazione Ward-May; fino appunto al tema centrale del saper essere all’interno dell’altro). Non brilla la scelta di aver sostanzialmente riciclato un tema già usato, permangono errori di fondo e un cast scelto per motivi totalmente opposti a valori artistici, ma con le carte a disposizione, anzi, di cui si è voluto disporre, dopo un avvio da cancellare, la pagnotta viene lentamente portata nella direzione di casa.

Una serie tv che procede, ma non senza intoppi

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Credits: ABC

Per ora ci si limita ancora a svolgere degnamente il compito. Grandi picchi non ce ne sono ancora stati, ma ci stiamo avvicinando al midseason. Sta per arrivare il rapimento di Coulson e speriamo porti il racconto ad un livello superiore, quantomeno dal punto di vista emotivo. Sul significato metaforico di “The bridge”, purtroppo, si possono aprire solo teorici voli pindarici, se mai ce ne sia lo spazio. Una grossa pecca dell’episodio sta forse proprio nella scelta del titolo. Nel caso di allegorie (Peterson come ponte fra il secondo e il terzo livello dei super soldati.

Coulson ponte fra due possibili livelli di esistenza), poco sono state approfondite. Nel caso volesse semplicemente riflettere enfaticamente la location finale, l’ultima scena mi è sembrata talmente dozzinale e insistita su Peterson da essere priva di impatto e di forza (in fin dei conti, forse, è solo morto un personaggio di puntata). Personalmente rimango inoltre abbastanza perplesso sulla scelta stile X-Files della doppia linea di marcia.

Le puntate dove viene approfondito unicamente l’aspetto verticale della narrazione (salvo piccole parentesi) il giorno dopo, fin’ora, sono belle che dimenticate e purtroppo non accendono ancora quella scintilla capace di portare lo spettatore a sintonizzarsi sul programma la settimana successiva. Per ora, qui parlo personalmente, forse scottato dal pessimo inizio, il segreto di Coulson è l’unica cosa che mi spinge a seguire gli episodi. In attesa di capire quali evoluzioni subirà la serie tv con l’arrivo in sala del secondo capitolo di The Avengers. Sempre che riesca a sopravvivere fino ad allora.

Guarda qui il promo del prossimo episodio: 1×11 – The Magical Place

Agents of SHIELD - 1x10
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