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Marvel's agent of S.H.I.E.L.D.

Agents of SHIELD: Recensione dell’episodio 1×04 – Eye Spy

skye fitzsimmons

Dopo una prima puntata sulla falsa riga di Heroes (nel bene e nel male), Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. ha virato negli episodi 2 e 3 verso un tipo di serie più da anni ’90. Questo sia per la qualità delle idee e dei dialoghi (a volte a livelli che le ultime serie americane ci avevano fatto fortunatamente dimenticare) sia per la quasi totale mancanza di serialità. In questa quarta puntata, basata tutta sullo sguardo, torna a fare capolino un villain in stile Tim Kring, in versione cyborg. Ma anche ad una orizzontalità più accentuata rispetto le puntate precedenti (quanto meno torniamo a chiederci chi sarà mai l’avversario occulto degli SHIELD).

Una donna o un robot?

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Agents of SHIELD recensione episodio 1×04, Credits: ABC

Eye-Spy si apre con una sorta di “flash-mob” nella metropolitana di Stoccolma, chiusa da una mattanza generale e una valigetta di diamanti rubata. Solo più avanti scopriamo come la carnevalata fosse in realtà la geniale (?) idea di un gioielliere di trasportare pietre preziose, con la speranza di sfuggire al ladro seriale che sta mettendo nel panico i commercianti di mezzo mondo.

È proprio al ladro che lo SHIELD inizierà a dare la caccia. Coulson (ogni puntata che passa mi ricorda sempre di più il reverendo Eric Camden di 7th Heaven, e ciò non è bene) ha il presentimento di conoscerne il suo modus operandi. Infatti prontamente la ladra si rivela ex agente dello SHIELD (viva l’originalità), Akela (no, veramente, Akela) Amador. La donna è diventata una specie di cyborg con un manovratore occulte che attraverso l’occhio robotico la osserva, la comanda e la minaccia di morte. Compito della squadra, salvare la lupa Akela e scoprire l’identità del manovratore.

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Attraverso la metafora della telecamera innestata nell’occhio di Akela e la visione a raggi X di cui è dotato l’apparecchio, come abbiamo già detto, tutto l’episodio si basa sullo sguardo. Guardare, vedere oltre le apparenze, vedere la verità e l’identità delle persone (i personaggi sono continuamente rappresentati davanti ad uno specchio, monitor o superficie riflettente).

Tanta ironia, buon ritmo degli eventi

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Agents of SHIELD recensione episodio 1×04, Credits: ABC

Ancora una volta, gli agenti dello SHIELD devono riuscire a vedere oltre la propria unicità. Incipit a parte (dove puntualmente il concetto di team torna a fallire), per circa tre quarti di episodio, anche se in maniera alquanto dozzinale, il gioco di squadra viene sfanculato. Davvero: ciao proprio! Più o meno tutti i personaggi “attivi” della serie, Coulson compreso, vanno per i fatti loro.

Solo quando l’agente Ward dovrà rinnegare se stesso, la propria mascolinità, il gioco di squadra tornerà a fare capolino all’interno del team. Anche se non eviterà a Coulson di continuare a trattare May (che alla fine è una sorta di Hulk del gruppo) come una toppa/deus ex machina da tenere nelle retrovie (viva la parità dei sessi), in attesa che la Chun-Li (perché lei era Chun-Li per chi se lo fosse dimenticato) gli piazzi una pizza in faccia. Ad ogni scena insieme sembra avere le mani che le friggono.

A sdrammatizzare gli eventi (che poi continuano ad essere scarichi di pathos) torna a far capolino quel po’ di ironia/comicità leggera che da Iron Man in avanti ha caratterizzato tutte le produzioni Marvel, piaccia o meno. Ward costretto a sedurre la guardia, un bestione di due metri per due, l’operazione all’occhio di Akela condotta da Fitz-Simmons, la panoramica di Skye ai “gioielli” di Ward (anche se non si capisce come ci sia riuscita attraverso i raggi X).

Riuscirà ad avere materiale per ben 22 episodi?

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Agents of SHIELD recensione episodio 1×04, Credits: ABC

Morale della favola: Marvel’s Agents of SHIELD continua ad essere quella cosa che in pochi sognavano che fosse. La decisione di fare un prodotto aperto a tutti, ma proprio tutti, i tipi di pubblico sta producendo il risultato di lasciarsi alle spalle una mandria di nerd e discepoli di Whedon pronti con accetta in mano, tenuti probabilmente a bada solo dalla presenza di Skye. Ma a loro la Marvel dovrebbe aver detto “ciao proprio” fin da quando la serie era ancora in stato embrionale.

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Rimane la questione di vedere quanto il popolo degli “altri” sia capace di apprezzare e sopportare un prodotto appesantito da ben 22 episodi stagionali (ragazzi, 22 episodi di sta roba qui son lunghi da digerire!). L’orizzontalità e la curiosità della serie per ora sono racchiuse in tre uniche piccole sacche: chi è l’avversario dello SHIELD, qual è il segreto di Coulson AKA Reverendo Camden, da che parte gioca Skye. Anche perché sta Rising Tide scomparsa dopo metà del pilot ha mai avuto motivo di esistere?

Meglio non fare affidamento ai possibili intrecci amorosi (oltre a Skye e Ward abbiamo comunque altre due coppie di personaggi in campo e Fitz-Simmons, onestamente, se non quagliano, non hanno motivo di esistere in quanto coppia e doppioni di se stessi), perché, messi come siam messi, potrebbero solo appesantire il tutto e dubito possano essere capaci di attrarre o trattenere plotoni di ragazze. Al contrario di Smalville, Agents of SHIELD non potrà nemmeno rifugiarsi in una nicchia di teenager e a mio parere aumentano sempre di più le probabilità di un tonfo fragoroso alla fine della storia di questo prodotto.

Spero alla lunga di essere smentito, o che almeno qualcosa ci regali una gioia.

Guarda qui il trailer del prossimo episodio: 1×05 – The girl in the Flower Dress

Agents of SHIELD - 1x04
  • Dove sono le coppie?
3.5
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