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Agent Carter

Agent Carter: Recensione dell’episodio 2.04 – Smoke and Mirrors

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Un episodio eccellente di Agent Carter, quello che scava nel passato di Peggy e ci racconta qualcosa in più circa la sua famiglia ed il suo passato.

agent carterÉ molto triste, ma non meno vero, come la quantità di spettatori di una serie tv sia in molti casi (o quasi sempre) inversamente proporzionale alla sua bellezza. Non starò a citarvi la lunga lista di serie tv che ritengo meritino molta più attenzione di quella ricevuta, ma vi basti sapere che Agent Carter è decisamente tra queste. Vi dirò di più: questo episodio mette in chiara luce come in realtà la storia della fidanzata di Captain America – perché c’è ancora chi la considera meramente questo – abbia non solo tantissimo da raccontare ma anche i mezzi giusti per farlo.

Questo episodio è dominato dai flashback sul passato di Peggy, che ci mostrano nel dettaglio non solo che tipo di educazione ha ricevuto ma anche la famiglia in cui è cresciuta. Sua madre, una donna senza troppe pretese, ha cercato sempre di minare la passione della figlia per la conoscenza, spronandola a preservarsi bella ed inseguire le uniche cose che, a suo parere, avessero davvero valore nella vita, una famiglia e un buon marito. La ribelle ed anticonformista Peggy male si sposa con questa descrizione, benchè per un attimo accetti le condizioni della madre e quindi sia sul punto di sposarsi, rinunciando a quel futuro da spia servitole su un piatto d’argento dal fratello Michael. Penso di aver sperato fino all’ultimo secondo che Michael non morisse, anche se sarebbe parso strano non saperlo in contatto con Peggy nel presente se fosse stato ancora vivo. Michael rientra nel lungo elenco di personaggi che ci hanno lasciato troppo presto, dopo essere stati in grado di entrarci nel cuore nel giro di un secondo. Ecco, questo aspetto ‘Shonda Rhimes’ avrebbero potuto evitarlo i produttori, dico davvero.

agent carterIl passato di Peggy è interconnesso ad un presente in cui la donna forte ed indipendente che conosciamo deve fare di tutto per salvare il Dottor Wilkes dalla sua condizione di non-materialità. É davvero doloroso vedere Peggy costantemente separata dagli uomini con cui ha una certa affinità, è come se ci fosse un contratto universale che dice che Peggy Carter non debba essere felice, punto. Per fortuna ha molto altro a cui pensare oltre alla sua vita amorosa, tra cui lo scoprire a cosa mirino davvero l’Arena Club e i suoi membri. Dopo una rocambolesca caccia all’uomo, che termina con un divertentissimo Jarvis sotto effetto di tranquillanti, e un po’ di sana persuasione, il team Carter riesce a scoprire qualcosa circa i piani del Club e, malgrado l’iniziale riserbo circa la missione, Peggy si vede costretta a coinvolgere l’agente Sousa.

La relazione tra Peggy e l’agente Sousa è una delle cose che maggiormente mi colpiscono in questa seconda (insperata) stagione. I due non si erano lasciati nel migliore dei modi a New York, eppure hanno trovato una sorta di equilibrio in cui poter lavorare insieme, potersi persino considerare amici e non solo colleghi. É ironico che una delle maggiori minacce sia rappresentata dal loro capo, Jack Thompson, e dal suo patto con il diavolo. Un diavolo che in questo episodio non solo tira fuori il forcone ma che persino minaccia Peggy e quelli che le sono accanto, dicendo che non tutti hanno la sua forza o la sua determinazione. In questo, naturalmente, sbaglia. Tutti gli uomini della vita di Peggy condividono esattamente quelle caratteristiche e sono pronti a tutto per il loro senso del dovere e della giustizia. Chiamatelo ‘Effetto Carter’, se volete.

agent carterParallela alla scoperta del passato di Peggy c’è l’esperimento di Whitney Frost e persino uno squarcio del suo passato. Non sapevamo molto della vita della donna da cui cola anti-materia ma, per adesso, possiamo star certi che si tratti di una donna alquanto pericolosa, pronta ad ottenere quello che vuole e poco incline a lasciare che qualcuno rovini i suoi piani. Del resto, diciamocelo, se nella prima stagione aveva funzionato una villain donna, non vedo come potrebbe non funzionare ancora una volta. Penso che una delle ragioni per cui è stato scelto il personaggio di Frost fosse proprio quello di mettere Peggy di fronte all’ennesima avversaria donna e dimostrare così che il ‘gentil sesso’ è tutt’altro che gentile.

Pur avendolo ribadito più volte, infine, vorrei farvi notare ancora una volta l’attenzione ai dettagli che questa serie sviluppa e mantiene, episodio dopo episodio. Non parlo solo della scenografia di interni ed esterni, che resta indubbiamente caratterizzante, ma soprattutto dei costumi e delle acconciature. Peggy continua imperterrita a venire presentata non solo con gonne ma anche con pantaloni, simbolo di un’emancipazione ante-tempore che gradiamo immensamente. Le cravatte degli agenti non sono orribili, siamo tutti d’accordo, ma sono in ogni caso uno specchio di un’epoca che non solo non possiamo giudicare ma che, inevitabilmente, è già trascorsa e come tale può essere solamente raccontata, non cambiata.

agent carterUn episodio davvero intenso, scorrevole e bellissimo, quello che racconta finalmente qualcosa del passato dell’Agente Carter. Le scene che includono Jarvis sono sempre più esilaranti e, come aveva già detto Howard lo scorso episodio, lui e Peggy formano un team davvero eccellente. Ci manca immensamente la Signora Jarvis e non vediamo l’ora di rivedere Lotte Varbeek. Sempre più interessante, infine, si rivela la trama di Whitney e sempre più domande sorgono circa il suo futuro, nonché quello della stessa Peggy. Di una cosa siamo certi: qualsiasi cosa dovrà affrontare nel suo futuro lo farà come ha sempre fatto, con eleganza e con stile.

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2.04 - Smoke and Mirrors
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