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Agent Carter

Agent Carter: Recensione della seconda stagione

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La recensione della seconda stagione di Agent Carter, che affronta la Zero Matter e nuovi pericoli per Peggy e gli altri, tra cui Jarvis, sua moglie Ana, il dottor Wilkes, Dottie Underwood.

Quando sentiamo parlare di Marvel ci viene spontaneo pensare al grandioso impero cinematografico degli ultimi anni. Ci viene naturale pensare ad Iron Man, a Thor, agli Avengers. Solo più recentemente abbiamo imparato a collegare l’universo Marvel anche al piccolo schermo e, in particolare, agli Agents of SHIELD e al più giovane dei componenti di questa grande famiglia – qualcuno potrebbe malvagiamente chiamarlo l’anello debole – Agent Carter. L’unica colpa di questa serie tv, tuttavia, sta nell’incapacità di gestire storie complesse ed interessanti nell’arco di più puntate. Questa seconda stagione, ricollegandosi alla trama di Agents of SHIELD (ma anche del prossimo Dottor Strange) ha trattato la Zero Matter. L’ha fatto, tuttavia, espandendo all’infinito un’unica storyline che, in circostanze diverse, avrebbe potuto benissimo concludersi nell’arco di due ore. In poche parole, un film.

agent carterLa seconda stagione ha prima di tutto introdotto una location diversa, quella di Los Angeles, con un Howard Stark nei panni di un regista di film, un Edwin Jarvis immerso nella vita familiare ed una Peggy che ha sfoggiato, giorno dopo giorno, abiti dai colori sempre più sgargianti. Il maggiore vantaggio della storyline californiana è stata la quasi totale assenza del Direttore Thompson, simpatico quanto un’unghia incarnita. Al di là dei vantaggi di avere nel cast un attore come Chad Michael Murray, è chiaro come gli autori si siano persi dietro alle vicende dell’ex fidanzata di Captain America e si siano dimenticati (letteralmente) di lui. Il risultato è stato un personaggio altalenante, dalle alleanze incerte e dalla moralità nebbiosa, la cui fine arriva per mano di un misterioso cecchino che lo fredda nella sua camera d’albergo. Ci dispiace? Fino ad un certo punto e questo mette in luce il primo, grave problema: se non riesci a provare empatia per i personaggi di una serie è evidente che qualcosa non vada.

agent carter edwin jarvisMolto più interessante è stato il coinvolgimento di Ana Jarvis, una bellissima e frizzante Lotte Verbeek (e ci è dispiaciuto quando le hanno sparato, ndr). Ancora una volta sono state centrali le (dis)avventure dell’Agente Carter e del suo fidato Jarvis, che insieme hanno di nuovo affrontato e sconfitto un pericolo non indifferente. Spesso è quasi buffo pensare a come escano illesi da situazioni così al limite della realtà ma, non di meno, non si può negare che siano un team eccezionale. Per non parlare della sempre gradita aggiunta di Howard Stark, che scompare e riappare con la frequenza di una luce ad intermittenza. Se un po’ ci è mancata Lyndsy Fonseca nei panni di Angie, abbiamo di certo apprezzato la presenza del Direttore Sousa, dal momento che la storia inconclusa tra lui e Peggy meritava una risoluzione – poi, grazie al cielo, arrivata.

Ma, al di là dei personaggi, ben riusciti o meno, cosa ha affrontato davvero questa stagione? Come dicevo prima, ha raccontato una storia a tratti interessante a tratti troppo lenta, forse migliore per un film  che non per una serie a puntate. Mancano le sottotrame interessanti, i colpi di scena degni di tale nome e, dal momento che parliamo della Marvel, la faccenda è alquanto preoccupante. Si tratta, infatti, di un elemento fondamentale per la buona riuscita della serie, come ha capito ormai da tempo Agents of SHIELD (non immune a sbavature a sua volta, sia chiaro). Diciamo, per non scadere in una lunghissima spiegazione, che Agent Carter non è riuscito ad appassionare abbastanza, a colpire abbastanza, a sorprendere abbastanza. Perché non voglio credere che il maggior colpo di scena della stagione possa essere Peggy impalata da una stecca di metallo o la ferita della povera Ana. Manca quel qualcosina in più e, dati gli ascolti, probabilmente non siamo gli unici ad averlo intuito.

agent carter whitney frostUna delle poche note positive è stata la cattiva della stagione: Wynn Everett nei panni di Whitney Frost. Anche se era praticamente impossibile battere Bridet Regan – riapparsa comunque per qualche breve, gloriosa scena anche in questa stagione – la Everett si è difesa benissimo, dando volto ad un personaggio complesso, malvagio e privo di scrupoli. Ancora una volta l’avversario di Peggy è una donna e, ancora una volta, mi sento in dovere di inchinarmi ai produttori. È difficile trovare personaggi femminili che abbiano grande importanza rispetto a quelli maschili, soprattutto quando si parla di villain. La scelta di contrapporre Peggy, per la seconda stagione di fila, ad un forte personaggio di sesso femminile è stata non solo audace ma vincente. Se infatti questa serie ha un pregio è proprio quello di dare molto spazio ai personaggi femminili, che eclissano quasi del tutto quelli maschili (Jarvis escluso).

Poco altro rimane da dire per una serie che non è nulla se non una piacevole e poco impegnativa distrazione. Non restano nemmeno molto spunti da analizzare in previsione di una (improbabile) terza stagione. Peggy e Daniel sono finalmente insieme, Jarvis e Ana sono al sicuro (e, in un futuro non molto lontano, si prenderanno cura di un piccolo Tony come se fosse figlio loro, dato che loro non potranno averne), il Direttore Thompson è probabilmente morto per mano di un assassino misterioso e Dottie Underwood è a piede libero, a combinare chissà che cosa e chissà dove. Molte delle finestre che la stagione avrebbe potuto lasciare aperte per un proseguimento sembrano essere state definitivamente chiuse e forse a ragione. Dopotutto, amavamo Peggy Carter ma anche le cose migliori, se condite con gli ingredienti sbagliati, finiscono con lo stancare, a lungo andare. Probabilmente è proprio questo il caso.

agent carter_season 2_2Piccoli appunti che è impossibile non condividere:

L’episodio con l’apertura musicale? Divertente! Sarebbe stato persino meglio un intero episodio cantato, ma comunque…

La dolcezza di Sarah Bolger è contagiosa. È un peccato che si sia ritrovata fidanzata di Daniel, così evidentemente innamorato di Peggy.

Bridget Regan straordinaria. Non ho altro da dire su questa faccenda (cit.)

Voglio uno spin-off (dello spin-off) con Jarvis e Howard come protagonisti. Immaginateli un po’ in stile King Richard-Galavant a combinare disastri in giro per Los Angeles.

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