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Agent Carter

Agent Carter 1: Recensione della Prima Stagione della serie tv con Hayley Atwell

Ci sono tantissimi esempi di donne forti nella storia della televisione. Xena, Buffy, Kahlan, o più recentemente Melinda May e Brienne di Game of Thrones. Tutte, a modo loro, ci hanno aiutato a definire un nuovo modello di donna, che non necessita dell’aiuto di un uomo per difendersi o per essere se stessa. Donna che trova la sua completezza nell’indipendenza e non nella sottomissione, che domina senza essere necessariamente un capo o un leader, trovandosi tuttavia inevitabilmente ad esserlo.

Agent Carter, come ho già ribadito nella recensione della premiere, racconta di una donna in un mondo di uomini.

Peggy Carter è un soldato, una combattente e una sopravvissuta, la cui unica debolezza sta nell’essere nata nel decennio sbagliato. Forse a molti sarà sfuggito ma, tra tutte le donne della serie tv, solo Peggy indossa i completi con i pantaloni (eccezion fatta per Dotty alla fine). Ma non lo fa come atto di ribellione ma come un semplicissimo gesto di quotidianità, dal momento che si trova a suo agio tanto in una gonna e un cappellino fuxia quanto in una giacca militare e pantaloni larghi.

La guerra dopo la guerra: L’SSR, Leviathan e il doppio gioco

agent carter 1 recensione

Recensione Agent Carter 1, Credits: ABC

Peggy Carter, dopo aver perso l’amore della sua vita, si rassegna ad una posizione quasi scontata. Questo prima di ritrovare il vecchio amico Howard Stark, che le chiedere di diventare un’agente doppiogiochista ed aiutarlo a recuperare pericolose invenzioni rubategli, che l’hanno reso il nemico pubblico numero uno.

La storia che questi otto episodi portano avanti, per certi versi, risulta scontata in più di un punto. Non è una critica ma un dato di fatto: la serie tv si snoda intorno ad un unico grande mistero – che è Leviathan e la battaglia di Finow. Quello che sembra inizialmente il problema più grave, i congegni rubati a Howard Stark, non sono altro che una distrazione. Il tutto, se fate attenzione, è un twist tipico di qualsiasi film d’azione, in cui l’attenzione del mistero principale viene distolta attraverso molteplici digressioni. Per un film di due ore questo funziona in pieno, ma per una serie tv di otto episodi da quaranta minuti? Un po’ meno.

Non dico con questo che la trama non sia interessante e, come è giusto che sia, molti dei momenti più significativi ed interessanti si riscontrano nelle note finali, quando ormai tutti i nodi devono venire al pettine. Il problema? Come molti hanno a ragione lamentato, la chiusura che la serie tv dà, sembra fin troppo definitiva. Quasi come se il ciclo di Peggy dovesse iniziare e finire con questa prima stagione.

Il ricordo di Steve e il costante supporto di Jarvis

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Recensione Agent Carter 1, Credits: ABC

Il sangue di Steve Rogers – una potenzialità notevole per eventuali, futuri sviluppi – viene dato al mare da una Peggy in lacrime. Leviathan viene rinchiuso con un pericoloso quanto potenzialmente inutile Dottor Zola, lasciandoci fantasticare su eventuali piani apocalittici che i due potrebbero mettere in piedi.

Howard Stark, ricercato da tempo immemore, viene salutato come un eroe e tutto gli viene (senza indugi e domande) perdonato, con tanto di pacca sulla spalla. E quindi? Quindi se una seconda serie sarà effettivamente ordinata speriamo che ci sia più Howard Stark (che più Dominic Cooper non avrebbe guastato nemmeno a questa prima stagione). Ma anche venga ritrovano qualche altro potenzialmente pericoloso artefatto che possa mettere in moto l’SSR. Del resto, la curiosità resta di vedere come Peggy sia stata in grado di fondare lo SHIELD e come ci sia riuscita.

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I personaggi di una serie tv in costume si costruiscono a piccoli tasselli, visto che devono essere creati tenendo bene a mente l’antefatto e cercare di non scadere nel banale. Fra le cose migliori che la serie è riuscita a creare c’è stato senz’altro il maggiordomo di Stark, Jarvis. Lo stess che darà il nome in futuro all’aiutante computerizzato di Tony Stark.

Jarvis rappresenta uno dei pochi rapporti umani a cui Peggy si concede. Proprio perché tale, è anche l’unico sincero legame che ha, esclusion fatta per Angie. Jarvis non è un amante, non è un compagno, è prima di tutto un amico che riesce, pian piano, a divenire qualcosa di più. Un vero amico, di cui l’agente Carter si fida e al quale diventa legata probabilmente più che allo stesso Howard. Il quale, e dopo questo smetto davvero di ripeterlo, era in fuga ma avrebbe benissimo potuto essere più presente nella serie.

Un mondo per uomini, fatto di uomini

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Recensione Agent Carter 1, Credits: ABC

L’SSR viene reso in maniera realista, forse troppo realista perfino, in cui emergono i commenti e i giudizi del capo Dooley e dell’agente Thompson molto più di quello dell’agente Sousa. Come la stessa Peggy fa notare nel settimo episodio, la sua presenza è ignorata a meno che non porti il pranzo a qualcuno o risponda a telefono.

Le sue abilità vengono davvero prese in considerazione solo quando si scopre che aveva fatto il doppio gioco, quando si scopre che è una ‘traditrice’: da leale agente degli Stati Uniti non avrebbe mai avuto la stessa attenzione, lo sa lei e lo sanno loro. Ancora una volta emerge – con una sceneggiatura molto interessante e ben strutturata – questo confronto tra uomo e donna negli anni quaranta. Un mondo in cui il valore di una donna è infinitamente inferiore a quello di un uomo, non importa quali siano le sue capacità. Io non ce l’avrei mai fatta a sopravvivere in un simile ambiente.

Chi riesce a gestirlo molto bene è invece Angie, una delle poche confidenti di Peggy, interpretata da una energica e vivace Lyndsy Fonseca. Quest’ultima riesce (anche se raramente) a far emergere il lato umano e divertente di Peggy. La stessa casa in cui l’agente Carter si trova a vivere, prima di trasferirsi da Howard, è in perfetta antitesi con il carattere indipendente di Peggy e, proprio per questo, è divertentissimo vederla alle prese con la vita delle altre ragazze, meno ‘indipendenti’ o spericolate di lei.

Dialoghi, costumi e fotografia: promossi o bocciati?

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Recensione Agent Carter 1, Credits: ABC

Come si fa a non soffermarsi sui costumi in una serie degli anni ’40? Io non ne sono capace quindi ribadisco quello già detto all’inizio. Peggy ha un modo di vestire unico, che la contraddistingue dalle altre donne del suo tempo, senza per questo renderla meno femminile o sensuale, cosa che rende la sua scelta di capi ancora più azzeccata. Le bretelle e i pantaloni di Chad Michael Murray lo facevano assomigliare un po’ troppo ad Al Capone ed alcuni maglioncini di Angie sembravano da mercatino dell’usato, ma nel complesso, i costumi non sono stati curati male.

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Lo stesso si può dire della fotografia e dei dialoghi, che non sono quasi mai scaduti nel banale. Ci hanno regalato perfino scene significative (al momento mi vengono in mente il discorso di Peggy e Jarvis nell’episodio due e l’interrogatorio di Peggy nel sette), che hanno dato modo agli attori di esprimere il loro potenziale.

Ci è piaciuta Agent Carter 1?

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Recensione Agent Carter 1, Credits: ABC

Siamo dunque al verdetto: promossa o bocciata? La serie io la promuoverei anche, ma con il piccolo post-it a piè di pagina. O la seconda serie ruota intorno alla nascita dello SHIELD o la storia si conclude qui. La delusione e l’amarezza per non aver visto praticamente nulla della nascita dell’agenzia. Un argomento che è centrale nel mondo della MARVEL. Questo mi ha un po’ scombussolato, prima di abituarmi al ritmo di questa prima stagione, e non vorrei che le mie aspettative restassero deluse anche per altri otto (eventuali) episodi. Se non altro, speriamo che la seconda stagione faccia apparire più Jarvis, più operazioni all’estero. Perché no, magari un cameo di Capitan America. Ehi, sognare non costa nulla!

Note sparse:

  • Più Jarvis per tutti!
  • Howard Stark deve smetterla di portarsi a letto tutte, sennò il suo povero maggiordomo non avrà più parti del corpo da esporre perché possano essere martoriate dalle donne dal cuore spezzato
  • Più cappellini fuxia per Peggy
  • Un appuntamento tra Peggy e Sousa, secondo me, deve essere la scena d’apertura della seconda (eventuale) serie
  • Quanto è figa Bridget Regan nei panni della cattiva?

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