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Famiglia Addams (La)

Addams Family: la sottile linea gotica

Oggi l’orrore fa tendenza. Viviamo in un mondo asettico dove mostri, vampiri, diavoletti e acchiappafantasmi  devono darsi un gran “dafare” per poter pagare l’affitto. Ma tanto tempo fa la paura era un lusso che poteva permettersi solo una ristretta cerchia di gente strana. La prima volta che ho visto l’orrore non prendersi troppo sul serio è stato nel ’93. Al cinema trasmettevano “Dellamorte Dellamore” dal romanzo di Tiziano Sclavi  per la regia di Michele Soavi.

Per la prima volta guardavo una black-comedy. In realtà questa formula è molto più vecchia ma me ne sono accorta solo quando ho riscoperto La Famiglia Addams priva del mio stupore di bambina. Dicevo, la formula della black-comedy è assai più vecchia. Nasce –credo- ma non ho indagato così a fondo- nel ’64, proprio con La Famiglia Addams: con le avventure di un clan di eccentrici (a dir poco) personaggi, che non ha molto da fare se non perpetrare l’orrore inconsapevolmente. Perché apparentemente gli Addams sono una tranquilla stirpe borghese: un padre, Gomez, amante del tango innamorato follemente di una madre bellissima, Morticia, due pesti al cospetto con contorno di nonna, zio e mega-maggiordomo. Un’idea assai banale e trita per sceneggiarci un telefilm…E allora cosa fare?! Meglio aggiungere un contorno macabro e imbarazzante: non una mano mozzata che si aggira per un castello gotico, non un cugino-cane, non uno zio matto che ha come passatempo la realizzazione di ordigni, non un bambino con la fissa per l’omicidio e neppure una serie di arredi “macabri come la morte” disseminati per casa –giammai! Sarebbe ancora banale!- ma una psicologia geniale: l’inconsapevolezza del nonsence…: il fatto che i membri della famiglia non abbiano la minima cognizione del loro essere freacks (ormai lo sapete, amo il fumetto bonelliano e ne imito il linguaggio colorito).

Ma “tornando a Bomba”  -permettetemi una battutaccia- il risultato è esplosivo: un gruppo di matti, o di persone normali in un mondo di lobotomizzati, che si prodiga in discorsi strani, balletti macabri, deprimenti dialoghi a due incentrati sulla necrofilia e tanta voglia di “vivere dark” . Una formula che ha funzionato bene dato il numero di remake telefilmici e cinematografici… E, del resto, il pubblico dalla mente duttile degli anni ’60 cosa vuole se non una sottile linea gotica tra la realtà fantasiosa e la vivida immaginazione?

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