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The 7.39: Recensione della miniserie.

Era il 1946 e al festival di Cannes vinceva la palma d’oro un film di David Lean, che successivamente girerà pietre miliari della storia del cinema come “Il dottor Zivago” o “Lawrence d’Arabia” o “Passaggio in India”, dal titolo “Breve incontro”: una deliziosa storia umana, su quanto possano essere fallaci e malleabili le nostre vite, se si scontrano con quelle di altri esseri umani simili a noi, un bellissimo classico in bianco e nero, da rivedere ogni volta che passa in televisione alle quattro del mattino di una domenica piovosa.7.39 (3) Nel film sono raccontate le vicende che si susseguono all’incontro casuale su di un treno di pendolari, di Laurel e Alec, entrambi vittime delle rispettive vite, ed entrambi anime fragili.

É il 2014 e David Nicholls scrive per la BBC una miniserie in due puntate dal titolo 7.39, in cui si cimenta ancora, dopo “One Day”, con il tema dell’amore e del suo rapporto con lo scorrere del tempo. Affidando la regia a John Alexander (Ragione e Sentimento BBC) e la parte dei protagonisti a David Morrisey e Sheridan Smith. Dunque, Nicholls, non ammetterà mai di aver preso spunto dal film di Lean, ma se visti entrambi la somiglianza non può sfuggire e questo ha anche una sorta di romanticismo intrinseco, che non dispiace, anzi, fa riflettere su come dopo più di sessant’anni, le “questioni d’amore” non siano poi così diverse, e su come, ancora una volta, ogni opera è un’ispirazione per un successivo successo. Ma andando ad esaminare nel dettaglio la miniserie, forse emerge, come in questo caso l’allievo non superi il maestro.

7.39 è una bella miniserie, piacevole, godibile, ma non è perfetta, non ha quella caratteristica armonia che solitamente caratterizza i prodotti della tv inglese, e questo non perchè il tema o la storia, non lo permettesse, ma perchè la scrittura ha dei problemi nel gestire la veridicità degli eventi. Andando con ordine, ci viene raccontata la storia di due vite, abitudinarie, solitarie e infelici, che nonostante sembrino piene di cose appaganti, in realtà sono incomprese: Carl è un uomo, che da dodici anni fa il pendolare per recarsi ad un lavoro che odia, è sempre stato l’uomo medio modello, adito a fare tutto ciò che è giusto e corretto, senza mai oltrepassare la linea, ha una moglie e due figli;7.39 (5) Sally ha iniziato a prendere il treno per recarsi a lavoro a Londra da poche settimane, ha quasi quarant’anni, un matrimonio non andato in porto alle spalle, un lavoro che non la soddisfa e un fidanzato che è così perfetto da apparire asfissiante. Sul treno delle 7.39, avviene il primo scontro tra i due, e in poco più di una settimana, queste due anime si comprendono a vicenda, iniziano a scambiarsi confidenze, opinioni ed emozioni, fino ad accorgersi che si attraggono e si vogliono talmente tanto, da mettere a rischio una vita di progetti per una notte di fuoco insieme; ma, come era prevedibile, non sarà soltanto una notte e la loro storia andrà avanti per quasi un mese, finché, scoperti, dovranno affrontare il mondo al di fuori della carrozza del treno. Quello che però manca a questo film è proprio un degno finale, o meglio un secondo episodio diverso da quello andato in onda, perché se nel film di Lean si comprende come i protagonisti conoscano i limiti della loro passione e c’è una sorta di misura in ogni sguardo, in ogni passeggiata insieme e tutto questo è credibile, è naturale ed legato ad un finale amaro, ma realistico, in cui Laura e Alec scelgono di non stare insieme, di rinunciare a dar vita alla loro passione, non perché non si amino, ma perché ne conoscono gli effetti, sanno quali risultati otterrebbero.7.39 (4)

Nella miniserie di Nicholls, non è bene sottolineato, che quella tra Sally e Carl non è un’attrazione da “colpo di fulmine” o da anima gemella, ma semplicemente una passione nata dalla novità, nata dal fatto che in mezzo alla tavolozza grigia che è la vita di entrambi, improvvisamente appare una macchia di colore, si cerca invece di rendere tutto troppo “romantico” e “spaccacuore”, facendo seguire ad un primo episodio credibile, un secondo, che non regge che scade nel prevedibile e a mio parere nel “banale” con la gravidanza di Sally. E proprio il finale, con il salto temporale di due anni, in cui si vuole far credere che grazie all’incursione di uno nella vita dell’altro, tutta la quotidianità se ne sia andata, che ogni spettro sia sparito, non è vera, ne tanto meno possibile, ma solo buonista.

Questa, critica, forse un po’ severa, è dovuta anche dal fatto che Morrisey e Smith, ci regalano due interpretazioni strepitose, intense, 7.39 (2)cariche di una triste passione, ma che poi vengono un po’ vanificate dalla storia. Avrei preferito un finale diverso, in cui non sono necessari una rissa o un cottage o una gravidanza per far ragionare i protagonisti, ma comunque, questa miniserie è un buon prodotto, che sicuramente da il meglio di sé nel primo episodio perdendosi poi nel secondo, ma che consiglio di vedere, sopratutto per le performance degli attori già citati, e per la nostra amatissima Colman, un po’ defilata, ma sempre brava in ogni cosa che fa.

Grande assente, la colonna sonora, in un prodotto che si sarebbe prestato molto ad una soundtrack d’accompagnamento, contrariamente a quanto avvenuto in One Day. 7.39 si propone di raccontare le strade del cuore, ma ci riesce a metà, quella metà che basta per emozionare e far sognare un po’.

“Millions of people swarming like flies ’round Waterloo underground. But Terry and Julie cross over the river where they feel safe and sound. And the don’t need no friends As long as they gaze on Waterloo sunset They are in paradise “
(The Kinks: Waterloo Sunset)

Good Luck!

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