fbpx
666 Park Avenue

666 Park Avenue – 1.03 The Dead Don’t Stay Dead

Dopo aver ‘omaggiato’ Hitchcock e il suo ‘Uccelli’ la scorsa settimana, ora è il turno di Kubrick con ‘Shining’. Anche in questo caso le citazioni sparse per l’episodio sono abbastanza palesi, dalla porta grondante sangue, alla bambina fantasma (ok, qui è una sola, non due e non invita la nostra Jane ad andare a giocare con lei) fino all’apparizione in corridoio. Finché si fermano al citazionismo senza scopiazzare va anche bene, anche perché per il resto questo episodio ha fatto il suo sporco lavoro molto bene in almeno un paio di ambiti.

Primo: la tensione. Un insieme di scrittura, regia e ritmo hanno reso ‘The Dead Don’t Stay Dead’ brillante ed incalzante con dei momenti ben riusciti ad iniziare dal cold open dell’episodio con la scena di Jane chiusa nella stanza. Grazie anche alla dovuta maniera, classica del film horror, la sensazione di rischio e di inesplicato hanno permeato l’intera scena anche se la risoluzione col devoto marito che arriva nel momento clou è sembrata un po’ troppo ‘facile’. Ora, ci sono sicuramente due cose da sottolineare: Jane dovrebbe smetterla di andare ogni due minuti nel seminterrato, da sola e possibilmente vestita da notte; in secondo luogo non è possibile che chiunque la cerchi da mezzo secondo, per prima cosa vada a vedere in quel dannato seminterrato. Va bene che è sempre li, ma ogni volta è li da 3 minuti, cercatela in casa, al bar, sarà al lavoro o in biblioteca. No, residenza e domicilio in lavanderia.

A parte queste facezie, dicevamo che anche il resto dell’episodio mantiene questo ritmo incalzante e questa costante ‘pressione’ sui personaggi, anche grazie all’istrionica capacità di Terry O’Queen, che nel manipolare le persone non ha uguali e nel rendere questo senso macchiavellico di raggiro e pericolo è superlativo. A volte ho qualche difficoltà a capire come funziona il suo ‘deal’ per le anime, nel senso, sembra che spesso e volentieri si limiti ad interpretare i desideri inconfessabili delle persone con cui si rapporta, e a realizzare questi sogni, ma senza proporre chiaramente un patto o uno scambio, il che, al momento, mi lascia perplesso sul come la cosa stia in piedi.

Questa sensazione me l’ha data anche tutta la sidestory della giovane scrittrice di necrologi: dove dovrebbe andare a parare tutta questa storia? Oltre al fatto di essere un po’ fiacca e inconsistente, una storia di una giovane scrittrice sfigata che scrivendo delle storie le rende reali ma tutto questo le si ritorcerà contro, non riesco a capirne proprio il senso. Vuole essere un insegnamento che mentire per ottenere qualcosa ha conseguenze? Debole come situazione, ma presumo (spero) che la storia abbia un seguito nella prossima puntata e ne si capisca di più.

L’altra cosa che fa decisamente bene questo episodio è l’approfondimento dei personaggi. Oltre al fatto di portare avanti diversi recurrent e a non limitarli al singolo episodio (oddio, la biondina satanica, Alexis, la reggo ormai veramente poco da quanto è invadente), cerca, già a tre settimane dal via, di scavare nei principali characters e costruirne una maggiore tridimensionalità, dargli un maggior spessore.

Se le motivazioni dell’agire del Diavolo Gevin non sembrano volersi limitare all’acquisizione di anime, sua moglie Olivia e la storia di sua figlia morta diciottenne, aggiungono una dimensione di dolore nella sua posizione che la smarca, almeno per un istante, dal freddo cinismo e calcolo di Gevin e questo rende il suo personaggio più enigmatico e da allo spettatore la voglia di scoprirne di più (o di smettere di vederla uscire da ascensori con 12 pacchi da shopping, insomma). Scopriamo inoltre le vere ambizioni e sogni di Henry (forse le scopre pure lui) e vediamo quello che sembra essere il suo punto debole in cui il Diavolo si infilerà anima e corpo (si sa che il Diavolo d’altronde ama i dettagli), mentre la figura meno curata al momento è proprio Jane, che rimane una bidimensionale rompicoglioni che vede la gente morta.

In conclusione comunque, se pur con qualcosa da rivedere, un buon episodio, che fa il suo dovere di entrare nel vivo della storia, dopo una fase introduttiva, delineare un orizzonte più ampio e, soprattutto, lasciare la voglia di vedere l’episodio successivo

Note: come diceva Edoardo, attenti agli ascensori… main the gap

Comments
To Top