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666 Park Avenue

666 Park Avenue – 1.01 Pilot

La ABC gioca di nuovo la carta dell’horror. Se l’esperimento di applicarlo al genere del (sempre più in voga) mockumentary con The River si è rivelato un mezzo passo falso, l’opportunità per un immediato riscatto possono arrivare da 666 Park Avenue. Basta che questa volta però lo si faccia condendo il genere horror con i classici elementi del drama da tv generalista, aggiungendoci un pizzico di glamour in più.

Il plot di partenza di 666 Park Avenue è molto semplice da spiegare. Una giovane coppia, Henry e Jane, appena approdata a New York si trasferisce in un lussuoso palazzo (chiamato, poi scopriremo il perché, The Drake, il drago) al 999 di Park Avenue (che in ombra diventa 666, il numero del diavolo), ottenendo, oltre ad un lussuoso appartamento, l’incarico di amministratori del palazzo. Ma non c’è molto da star tranquilli dal momento che il proprietario è il Diavolo in persona. Tutti gli abitanti del palazzo possono chiedere un favore o di farsi vedere esaurito un proprio desiderio. Il Diavolo è disponibile ad accontentare chiunque lo richieda ma occorre che si faccia come dice lui, altrimenti anche il Diavolo può perdere le staffe e spedirti al ‘caldo’ (ne sa qualcosa l’ex amministratore) insieme ad altre anime dannate.

L’ottima scena di apertura, molto ben diretta e montata, ci fa subito entrare nel vivo di quella che è la realtà che vivono gli inquilini del 999 di Park Avenue e già in questo pilot facciamo la conoscenza di alcuni personaggi: la ragazzina di colore che lancia degli strani avvertimenti ai due protagonisti (quell’augurio di “buona permanenza” equivale a “non uscirete vivi da qui”); lo scrittore quattrocchi alla ricerca di un’ispirazione che può arrivargli dalla sexy dirimpettaia che diventerà la nuova collega della moglie (il Diavolo avrà fatto la sua parte anche qua); un uomo in preda alla disperazione per aver perduto la moglie suicidatasi proprio da Park Avenue. Ed è proprio qui che il Diavolo gioca a carte scoperte. Se l’uomo vuole di nuovo la moglie accanto a sé dovrà obbedire ai suoi ordini. Non saranno ordini come “vai a prendermi due etti di prosciutto” ma bensì si tratta di uccidere delle persone che non intrattengono buoni rapporto col Diavolo.

Nei classici horror è sempre la donna ad insospettirsi quando avverte che c’è qualcosa che non va e anche nella serie crata da David Wilcox accade così. Jane, complice anche gli studi effettuati in architettura, si interessa in maniera particolare alla storia del palazzo, in particolar modo quando si ritrova negli scantinati e nota sul pavimento un mosaico che raffigura un drago. Come si evolve la ricerca, tra incubi e porte che prima c’erano e adesso non più, non è particolarmente rilevante da sottolineare quanto invece lo è un quesito che mi sono posto durante la visione di questo pilot. E’ possibile che una persona appena arrivata in quel palazzo si sia cominciata ad insospettire mentre tutti, o gran parte dei residenti vivono lì come se niente fosse?

 

La principale particolarità che differenzia 666 Park Avenue dai classici del cinema horror è il luogo in cui si svolge. Non un casolare sperduto nel bosco o una villa disabitata da secoli lontani dalla civiltà ma un appartamento extra lusso nel pieno centro di New York. Viene anche spontaneo paragonare la serie ad altre dello stesso genere come American Horror Story (che però vive quasi esclusivamente di conflitti interni ai protagonisti) o anche a Supernatural (per via dei demoni e di oscure presenze) ma a me, guardando il pilot, sono tornati alla mente due capostiti dell’horror come Shining di Stanley Kubrick (guardatevi attentamente come viene inquadrato un corridoio) e Rosemary’s Baby di Roman Polanski. Paragoni azzardati, intendiamoci. Ma le atmosfere che tentano di ricreare, probabilmente omaggiandoli, sono proprio quelle.

Sul cast svetta su tutti Terry O’ Quinn nel ruolo del Diavolo (ma siamo sicuri che sia proprio Il Diavolo?) mentre sottotono, com’era prevedibile aspettarsi, tutto il resto del cast, da un mono espressivo Dave Annable alla solita Vanessa Williams che cambia serie ma non personaggio (per piacere, non fatela entrare mai più in un negozio d’abbigliamento!). Da rivedere invece Rachel Taylor.

666 Park Avenue può crescere ancora con il passare della settimane. Ascolti permettendo, può diventare qualcosa di davvero interessante se riuscisse a costruirsi una sua precisa identità che lo diversifichi da un genere largamente abusato da cinema e tv. Il Diavolo fa le pentole. Spetta a 666 Park Avenue fare i coperchi.

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