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Best of 2020: gioie e dolori delle serie tv italiane

Best of 2020 - Italia: We are who we are
Sky

Momento sincerità. Chi scrive ha una diffidenza istintiva verso il mondo televisivo italiano. Al punto che se compare la bandiera tricolore ad indicare la nazionalità di una serie tv cambia canale o il tasto play non lo preme proprio, semmai quello canc. Però, chi scrive è anche onesto quanto basta per riconoscere che questo potrebbe benissimo essere un preconcetto più o meno motivato. Guardare a cosa è stato il 2020 dal punto di vista delle serie tv italiane è allora utile. Per capire magari se è tempo di cancellare quell’atteggiamento radicato.

Best of 2020 speciale con una carrellata su cosa la tv di casa nostra ha portato in dono al mondo seriale.

Best of 2020 - Italia: Doc
Best of 2020 – Italia: Doc – Credits: RAI

Un nuovo approccio a un vecchio classico

Un medico con una lesione invalidante a capo di un gruppo di specializzandi, a cui fa scrivere sintomi e possibili diagnosi su una lavagna e che spedisce come segugi nelle case dei pazienti, salvo poi arrivare alla soluzione grazie al potente tocco delle sue mani o al suo intuito geniale. Sinossi di Dr House, vero? No, perché stavolta il riferimento è il dottor Fanti interpretato da Luca Argentero in Doc – Nelle tue mani, successo televisivo di Rai Uno in pieno lockdown. Oppure, una ragazza sbadata, estremamente volubile, spesso persa a fare sogni ad occhi aperti, intenta a battibeccare con il suo eterno love interest. Un ritratto sbrigativo di Bridget Jones? No, di Alice Allevi a cui da il volto Alessandra Mastronardi in L’Allieva che proprio in questo 2020 porta a casa numeri lusinghieri per l’ultima stagione delle avventure nell’Istituto di Medicina Legale con Lino Guanciale.

Due titoli tra quelli più famosi, ma si potrebbero citare anche la miniserie Petra con Paola Cortellesi su Sky Uno o Io ti cercherò con Alessandro Gassman su Rai Uno o un programma di puro intrattenimento familiare come Imma Tataranni con Vanessa Scalera. Titoli con tematiche e interpreti diversi, ma accomunati da un denominatore comune. L’intento di prendere modi e motivi tipici della fiction di casa nostra e provare a svecchiarli prendendo esempio, se necessario, dalle produzioni estere. Un tentativo a volte rischioso e non sempre coronato da successo. Ma dopotutto apprezzabile perché nessuno inizia a correre se prima non sa camminare. E per imparare a camminare bisogna non aver paura di cadere e farsi male.

Accanto a questi tentativi sopravvivono anche miniserie che affrontano argomenti più difficili. Il ritorno a casa di bambini sopravvissuti ai campi di concentramento in La guerra è finita con Michele Riondino e Isabella Ragonese. Il femminicidio e la violenza sulle donne in Bella da morire con Cristiana Capotondi. I ragazzi da recuperare nel carcere minorile di Mare fuori con Carolina Crescentini. Prodotti che magari non riescono a bilanciare completamente l’impegno con il cuore scivolando nel già visto o nel retorico che spesso affligge le sceneggiature degli autori italiani. Eppure piccoli passi incerti di una fiction che vuole diventare grande.

E che magari ci riuscirà davvero prima o poi.

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Serie tv italiane 2020
Serie tv italiane 2020: Romulus – Credits: Sky

L’Italia fuori dai confini

Il 2020 ha visto l’Italia raccogliere i frutti del lavoro faticosamente seminato negli anni passati. Se Gomorra aveva avuto il merito di aprire la strada, altri prodotti sono nati direttamente pensando al mercato estero. Finanziati spesso da partnership con grossi nomi a stelle e strisce (HBO su tutti), ma creati e realizzati nel nostro paese con un cast che si apre alle stelle internazionali, ma fa forte affidamento su attori italiani. Apripista di questo modo diverso di rapportarsi all’estero è stata sicuramente L’Amica Geniale che aveva le spalle coperte dal successo planetario dei romanzi di Elena Ferrante. La seconda stagione andata in onda quest’anno ha confermato i livelli altissimi di qualità in termini di regia, fotografia, scenografia, sceneggiatura, recitazione. Un bis che lascia ben sperare per la terza stagione il cui arrivo è ritardato a causa della pandemia.

Diverso, ma simile il caso di The New Pope. Un prodotto che si faceva forte del nome di Paolo Sorrentino e dell’interesse suscitato da The Young Pope di cui è, nonostante il titolo diverso, la seconda stagione. A differenza di L’Amica Geniale, è qui più forte il respiro internazionale. Non a caso i ruoli da protagonista sono affidati a molte star straniere, su tutte Jude Law e John Malkovich. Il risultato è una serie che eredita tutti i pregi e i difetti del cinema del regista napoletano tra scene magistrali e momenti in cui il racconto sembra ristagnare in un continuo ammirarsi allo specchio. Vale comunque la pena sottolineare come proprio l’internazionalità del cast sia un segno di una autorialità italiana che comincia a farsi notare fuori dai confini patri attirando nomi importanti.

Esempi illustri sono anche We are who we are, la prima serie televisiva diretta da Luca Guadagnino, e Romulus prodotta dalla Groenlandia di Matteo Rovere. Due titoli nettamente differenti, ma accomunati dal loro essere stati scritti senza pensare alla lingua del pubblico di riferimento. Perché, appunto, questo pubblico era il mercato televisivo su entrambe e sponde dell’Oceano Atlantico invece che sulle coste del Mediterraneo. We are who we are ha sviluppato con i tempi lunghi concessi da una serie tv i temi cari a Guadagnino della ricerca della propria identità (sessuale ma anche sociale) negli adolescenti. Il tutto calato in un contesto volutamente misto come è quello di una fittizia base americana a Chioggia. Con Romulus, invece, Matteo Rovere è andato ancora più indietro rispetto a Il Primo Re. Interessante la scelta di continuare a usare una lingua antica realizzando un prodotto tanto appassionante e unico quanto crudo e selvaggio.

A questi titoli si aggiunge anche ZeroZeroZero dalla raccolta di scritti di Roberto Saviano adattati da Stefano Sollima per HBO e Sky. Prove evidenti di come l’Italia non si limiti più ad importare serie, ma anche ad esportare prodotti propri.

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Skam Italia 4 Serie tv italiane 2020
Serie tv italiane 2020: Skam Italia – Credits: Netflix

L’Italia e Netflix

Netflix ha avuto il merito di inondare l’Italia di serie tv che hanno insegnato agli italiani cosa siano davvero le serie tv. Ma è anche stata la prima a credere che anche i nostri autori avessero storie interessanti da raccontare e idee da produrre. Lo ha fatto iniziando con un prodotto a basso rischio come Suburra il cui stile e genere erano simili a Gomorra. Scelta che si è rivelata felice grazie anche alla bravura di Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara che hanno dato vita a due personaggi indimenticabili uniti dalla prima vera bromance italiana. Ha poi continuato con una serie ispirata ad una storia vera i cui risvolti potenzialmente drammatici garantivano una benvenuta curiosità. Scemata quando Baby ha preso più la strada di un teen drama piuttosto classico allontanandosi dal caso di cronaca da cui era partito.

Sia Suburra che Baby hanno salutato gli spettatori di Netflix con una terza stagione conclusiva. I risultati certamente positivi in termini di gradimento del pubblico avevano convinto il colosso dello streaming ad investire ancora sull’Italia producendo altre due serie che hanno debuttato in questo 2020. Un anno già funestato da tante disgrazie reali che si sarebbe fatto a meno volentieri di quei due disastri seriali che sono stati Luna Nera e Curon. Due titoli che sono riusciti ad entrare nelle liste dei flop di Netflix da qualunque punto di vista le si guardi. Pessime in termini di scrittura e messa in scena e scadenti anche nei dialoghi e nella recitazione. Dovevano rappresentare la via italiana al fantasy e al mistery soprannaturale, ma si sono rivelati due esperimenti talmente inguardabili da mettere a serio rischio la possibilità che Netflix voglia ancora puntare su autori italiani.

A contrastare il tentativo di affossare ogni speranza per l’Italia su Netflix ci ha provato Summertime. Una serie che già dal titolo chiarisce il suo voler essere un puro intrattenimento leggero e senza pretese. Seppure di qualità non lodevole, ma nemmeno sgradevole, Summertime ha avuto il pregio di mantenere quel che prometteva. Una dote che va sicuramente premiata con una promozione tranquilla e una possibile seconda stagione. Il ruolo di salvatore della patria è stato raccolto e portato a termine con orgoglio da Skam – Italia. Molto del merito va all’idea di incentrare la serie sul percorso di Sana e sulla ricerca di un nuovo equilibrio tra i suoi due mondi. Pur essendo pensata per un pubblico giovane, la forza di Skam – Italia è stata la capacità di trovare un consenso anche tra gli adulti per la portata dei temi che affronta e il modo in cui sono trattati.

In casa o fuori, su tv generalista o in streaming, le serie tv italiane stanno sicuramente muovendosi verso una dimensione più moderna e internazionale. Forse è il caso di cancellare i preconcetti radicati.

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