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1992

1992: Recensione episodi 1.07 Episodio 7 e 1.08 Episodio 8

Con questi due episodi, 1992 ci traghetta verso il finale in onda la prossima settimana. E lo fa in modo godibile, riuscendo ad intrattenere lo spettatore che ormai al settimo episodio ha capito quali sono i pregi e quali i difetti della serie e quindi sa cosa aspettarsi. Episodi abbastanza dinamici: tutte le storyline dei vari personaggi sono andate avanti in maniera veloce, e anche sul lato giudiziario il team di Antonio di Pietro è sempre più convinto di riuscire ad arrivare a Bettino Craxi dopo aver trovato e stanato la talpa che minava l’integrità del pool dall’interno.

Non sono mancati spunti di riflessione, più o meno profondi. Su tutti, quello della professoressa (di italiano direi dall’accentazione) sulla versione del mito di Orfe1992_episodi7_8_notteo ed Euridice di Cesare Pavese, davanti a un pensieroso Leonardo Notte. “E’ necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno” dice l’Orfeo di Pavese (ben diverso da quello del mito greco e latino) ed è un po’ quello che capita a tutti i personaggi del nostro telefilm: scendere all’inferno, sguazzarci dentro, e uscirne ritrovando se stessi. C’è chi lo ha affrontato e sta cercando di venirne fuori (come Bibi e Luca), chi è appena all’inizio del tracollo (come Rocco Venturi, che ha scherzato troppo col fuoco e ora sta per pagarne le conseguenze) e chi invece vive quotidianamente in quell’inferno senza sapere quando ne uscirà mai, come in una eterna notte. Leonardo è così: diviso tra un lavoro in cui è bravo e una vita privata che non sa minimamente come gestire. Il suo lavoro, in un certo senso, è quello che porterà l’Italia verso un tremendo ventennio: ma egli non fa altro che scovare i semi del declino, già presenti, per coltivarli al meglio. Ed è lui stesso tra i primi a pagarne le conseguenze, con la figlia che ha maturato il sogno di apparire in televisione (una mini Veronica, insomma).

Luca Pastore, invece, è la figura più simile all’Orfeo di Pavese. Sta attraversando l’inferno della sua malattia, metafora della malattia della corruzione che attanaglia l’Italia, alla ricerca della verità non più per una vacua vendetta ma per ritrovare una propria identità. Anche se ha capito che la società di Mainaghi probabilmente era a conoscenza del sangue infetto, non si tratta più solo d1992_episodi7_8_pastore_bibii distruggere Bibi, erede dell’impero. Quest’ultima invece sembra aver superato la sua fase più buia, evolvendosi in un personaggio che, pur restando insopportabile sembra avere maggior conoscenza dei propri mezzi.

C’è anche il tempo di accennare agli “intrighi” della politica italiana: a Pietro Bosco viene sbattuto in faccia il sistema “io faccio un favore a te, tu ne fai uno a me” dalla figura del politico medio, Gaetano Nobile, ed è costretto a convivere con questo sistema. Il favore ricevuto, tra l’altro, riguardava Veronica: forse l’unico personaggio che non riesce mai a crescere nel corso del tempo, continuando a ripetere gli stessi errori e comportandosi da immatura. Vedremo se la maternità le darà la svolta o la definitiva mazzata in fronte.

1992 si conferma dunque essere una buona serie descrittiva non solo di quell’anno, ma di una epoca che ha portato ad un vero e proprio collasso del sistema politico, etico e sociale del nostro paese. Si limita a descrivere, indicando qua e là i punti dove la crepa ha avuto origine senza nessuno spunto moralistico o didascalico: trarre qualcosa da essi è a discrezione dello spettatore. Abbiamo già parlato dei suoi punti deboli nelle passate recensioni degli scorsi episodi, argomenti validi anche pe1992_episodi7_8_pietro_veronicar queste due puntate: dialoghi un po’ troppo scontati, la stessa struttura narrativa è un po’ fiacca con i personaggi principali che si ritrovano fin troppo spesso negli stessi posti, la recitazione di alcuni attori (Tea Falco è nell’occhio del ciclone dei giornalisti) e aggiungiamoci anche alcune incoerenze nello sviluppo di alcuni personaggi. Eppure, una volta che lo spettatore ha acquisito tutto ciò, aspettandosi niente di meno e niente di più, è intrattenuto da questi due episodi che hanno fatto il loro lavoro per portare tutta la serie verso la sua imminente fine. Con un buon finale 1992 può essere un punto di passaggio importante per lo sviluppo della serialità in Italia. Perchè si può sicuramente fare meglio, ma anche fare peggio.

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